Solo al femminile (recensione)

Non è un'intervista, non è un monologo, né un'esibizione acrobatica. E' tutto questo e allo stesso tempo è molto altro: è solo

Alessandra Simone
m&s - Alessandra Simone (foto © Francesco Galli)

I metodi per dimenticare un amore "andato male" sono diversi. E sicuramente sono diversi a seconda del fatto che ad affrontare la delusione cocente, il dolore, la rabbia, la frustrazione, sia un uomo oppure una donna. In questo secondo caso (ma riteniamo che invertendo i ruoli, la situazione si presenterebbe molto simile) non avremmo mai pensato di suggerire ad un'amica di affrontare il "lutto" andando a teatro. O meglio, lo abbiamo certamente suggerito, ma non credevamo di trovare un supporto terapeutico quale quello offerto dal "Solo" di e con Alessandra Simone.

Altro che la "lettera del perdono"! Altro che serate in pigiama e gelato (popcorn, patatine, o altro genere di comfort food) davanti ad un film strappalacrime. Crediamo che chiunque, spettatrice dal vivo o in streaming, abbia seguito le istruzioni dell'artista per visualizzare l'oggetto/soggetto della propria frustrazione e capire come "annientarlo". Non vogliamo spoilerare, ma immaginare un branco di iene, che si avventano su chi ci ha fatto soffrire fino a polverizzarlo, è decisamente estremo e poco corretto, ma in alcuni momenti anche molto curativo e di grande soddisfazione.

Al di là delle battute, che tanto battute non sono, l'analisi teatrale messa in scena dalla performer sul rapporto d'amore finito è divertente, acuto, catartico. E' la summa dell'essere state ragazzine in balia dei cartoni animati giapponesi, ancor più che delle favole del principe azzurro, quando l'amore della nostra vita - anche se il ciuffo color pomodoro avrebbe dovuto metterci sul chi vive - speravamo dovesse apparire in un incontro-scontro "finita la pioggia"; è la volontà di rendersi autonomamente consapevoli che, forse, il ripetersi di avere degli attributi maschili possa in qualche modo renderci più forti. E' la consapevolezza che spesso una donna cresciuta a "Georgie" e "Kiss Me Licia" proietti su un uomo quello che vorrebbe essere, più che quello che vorrebbe avere.

Ed è questo il passo fondamentale, quello per il quale sul palco, insieme alla protagonista, sola, ma in compagnia delle proprie consapevolezze, appare un Big Jim. Attenzione, non un Ken (altro giocattolo della Mattel, eterno fidanzato di Barbie), ma un Big Jim. Un "bambolotto" che già nel nome portava la sua autocelebrazione, in assoluta assenza di compagnie femminili, ma che bastava a sé stesso e ai suoi compagni di vita: i maschietti che lo rendevano protagonista di avventure violente e guerrafondaie. Un modellino completamente privo di quegli "attributi" che invece ogni donna capisce con il tempo di avere, in un ribaltamento di proiezione: quello che vorrei, lo proietto su di te, quello che non hai è proiettato su di me.

Vestita di nero, scarpe rosse che sono sempre un simbolo, capelli prima legati e poi sciolti. Alessandra riempie lo spazio scenico con la voce e, solo al termine dello spettacolo, con il corpo. Perché è nella consapevolezza che solo sciogliendosi dall'imbrigliatura sociale, che vuole il corpo di una donna sempre al top, che si può finalmente mostrarlo nelle sue imperfezioni, come tutti noi abbiamo e delle quali non dovremmo mai vergognarci. Noi donne siamo così, ma anche i maschi dovrebbero riuscire a guardarsi con quel pizzico di autocritica in più che dovrebbe - prima - condizionarne gesti e giudizi.

Preceduta da una lunga chiacchierata-intervista e dal docufilm che ne racconta la genesi (circa la stessa durata dello spettacolo), "Solo" stupisce e diverte per la sua partenza da stand up, veramente inaspettata, specialmente per noi che abbiamo avuto il piacere di conoscere Alessandra ed apprezzarla nel suo delicato approccio con delle adolescenti, per poi intervistarla quando ancora lo spettacolo era in piena costruzione (segui questo link per leggere il nostro precedente approfondimento). Successivamente il racconto si fa principalmente visivo, la dura espressività delle parole si trasforma in circense poetica che difficilmente può essere descritta: va solamente vista perché ognuno di noi ne possa trarre le proprie personali sensazioni. Le tre parti comunque costituiscono un unicum che - garantiamo - non lascia "solo" chi potrà assistervi, donando a chiunque (uomo o donna) il piacere della particolarità. Il progetto, pensato e realizzato per lo streaming, si presta quindi ad essere estratto dalla piattaforma (www.niceplatform.eu) nei momenti di bisogno, come un buon libro digitale o come una coperta di Linus aggiornata al Terzo Millennio. Ed è anche molto più economico di una seduta dall'analista.

Fondazione Cirko Vertigo e
Associazione blucinQue
presentano
SOLO AL FEMMINILE
Monologo circense per donna sola
di e con Alessandra Simone
tutoraggio artistico Lidia di Girolamo e Luisella Tamietto
movimenti scenici Daniela Paci
spettacolo prodotto da APS Ellissi Parallele
opera realizzata con il sostegno della Residenza Multidisciplinare della Bassa Sabina TerrArte2021
durata circa 30 minuti (performance teatrale)

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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