È una serata difficile, e non perché lo spettacolo che si va a presentare non sia degno di nota: tutt'altro! Sta per andare in scena il nuovo lavoro di Gianni Clementi (anche presente in sala) con protagonista Paolo Triestino, una coppia già collaudata da molti successi precedenti. Ma le teste dei presenti sono ancora - giustamente - occupate dai tragici fatti di cronaca parigina, praticamente appena avvenuti.
Seguendo la cinica ma necessaria prima regola dello spettacolo, bisogna comunque andare avanti anche se i protagonisti del racconto sono stati messi insieme per uno spaccato che prende il via negli anni '70 e - senza ovviamente saperlo - si ferma al 13 novembre 2015. Difficile sicuramente andare in scena, ma, ribadiamo, vale come sempre lo "show must go on". L'artista ha il dovere di presentarsi al suo pubblico e di farlo sempre al meglio delle proprie possibilità, lasciando a debita distanza dal palco i suoi sentimenti personali.
Paolo Triestino divide il palco (ed è qui l'incredibile bravura di Gianni Clementi) con Lucio Battisti, con quelle atmosfere anni '70 di cui le canzoni di Battisti sono state l'ideale colonna sonora, facendone un chiaro segno (musicale) di marcatura temporale (anche se poi si "scivola" più avanti con "Figli delle stelle" del 1977 e "I Was Made for Lovin' You" del 1979). Bastano una chitarra, una parrucca e la citazione di una Fiat 850 perché si torni indietro nel tempo e la rievocazione sia reale.
Il personaggio (nella finzione assume il nome di Antonio) ha subìto un'operazione al cervello che ne ha cancellato la memoria recente, riconducendolo ad uno stato di innocenza giovanile che contrasta fortemente con l'attuale indifferenza portata verso il genere umano, perfettamente esemplificata dal personaggio (solo vocale) del cognato Remo. Antonio è sposato con Francesca, che non è più "quella della canzone", conosciuta e corteggiata da adolescente in un cinema, ha un lavoro nel "pubblico" che non onora, presentando falsi certificati medici e svolgendo contemporaneamente una redditizia attività privata. E' uno dei tanti che ci vivono accanto, potremmo anche essere noi così e avere i suoi stessi comportamenti e soprattutto difetti.
La sua vita del passato, di adolescente idealista negli anni '70 (particolarmente godibile per chi quegli anni li ha realmente vissuti), si innesta con quella dell'uomo maturo di oggi, con divertenti siparietti comici (di quella comicità intelligente che suscita al contempo risata e riflessione) e personaggi resi efficacemente sul palco solo con un leggero cambiamento di postura e con la voce.
La presenza più delicata, incredibile e ingombrante è quella del "Grande Dittatore", capolavoro di Charlie Chaplin del 1940, che in maniera perfetta si inserisce nel racconto, guadagnandosi un finale commovente, reso veramente tale dai fatti parigini. L'incipit del "discorso all'umanità" è così attuale da risultare imbarazzante. Un punto di contatto ovviamente non previsto o voluto dall'autore, che si era dedicato al testo mesi e mesi prima, ignaro - come tutti noi - di quanto poi la cronaca ci avrebbe consegnato.
L'applauso finale del pubblico è per tutti coloro che lo hanno reso possibile: per Paolo Triestino nella doppia veste di attore e regista, per Gianni Clementi come autore seduto in sala, per il bellissimo disegno luci di Giuseppe Magagnini e per tutti gli altri che hanno dato il loro fattivo contributo e costruito uno spettacolo così, che ovviamente vi consigliamo di vedere, non appena sarà in una sala vicina a voi. Non possiamo garantire la presenza di Clementi, sicuramente di Triestino e di tante, chiamatele, emozioni.
EPPUR MI SON SCORDATO DI ME
di Gianni Clementi
interpretazione e regia Paolo Triestino
aiuto regia Ariele Vincenti e Annalisa Borrelli
scene e costumi Francesco Montanaro
disegno luci Giuseppe Magagnini
consulenza musicale Daniele Romeo
elaborazioni video Fabiana Dantinelli
tecnico luci Alessandro Nigro
organizzazione Alessandra Cotogno
produzione Diaghilev in collaborazione con Fiore&Germano









