Negli Stati Uniti si usa Jr. (contrazione di Junior) per tramandare i nomi di famiglia, ma in questo specifico caso se pensiamo a Robert Downing Jr. ecco che l'effetto suscitato è sicuramente altro. Aggiungiamo anche il grande capolavoro di Mel Brooks, Frankenstein Junior (1974), per dare maggiore fondatezza alla nostra scricchiolante tesi. Senza poi pensare alle grandi famiglie che, in casi di maggiore o minore fortuna, hanno comunque perpetuato i nomi dei propri avi, mantenendone la perpetua memoria. In questo secondo caso facciamo riferimento, ma senza nessuna volontà di analisi politica, ai Kennedy prima e ai Bush poi.
In Italia questo non succede, in Italia inermi e incolpevoli infanti si ritrovano ad "indossare" per tutta la vita un titolo anagrafico non richiesto, che potenzialmente non poteva piacere nemmeno al legittimo possessore, ma che va in questa maniera ugualmente ricordato, quando basterebbe molto più semplicemente chiedere al diretto interessato o, in caso di sua impossibità a dare assenso o dissenso, comportarsi come il Tenente Colombo e Signora con il loro cane: nell'incertezza su come chiamarlo in maniera gradita allo stesso animale, al momento si limitano ad appellarlo semplicemente "Cane", con buona pace di tutti.
In Italia, dicevamo, questo non accade, perché bisogna onorare i nonni, sempre e comunque. E' una piccola (e apparentemente innocua) tradizione familiare che va sempre rispettata, come il pranzo di Natale da fare tutti assieme, per tutta la vita, anche se la stessa si svolge nello stile dei Parenti serpenti (1992) di Mario Monicelli. Di conseguenza, incuranti delle conseguenze, i genitori di Mario (Giancarlo Porcari) e di Mario (Tiko Rossi Vairo), trovandosi di fronte a due gemelli eterozigoti (praticamente due normali fratelli, almeno per la genetica), hanno pensato bene di omaggiare entrambi i nonni, sia quello materno che quello paterno, imponendo (mai forma verbale è stata più azzezzata) il medesimo nome: Mario. Nessuno si è più di tanto posto il problema oggettivo della inevitabile confusione, dovendo i due condurre - almeno fino a un certo momento - la medesima vita. E probabilmente nessuno in casa aveva apprezzato a sufficienza la soluzione offerta, sempre cinematograficamen, da Massimo Troisi con il suo Ugo (in luogo del paterno Massimiliano) in Ricomincio da tre (1981). Di conseguenza, con lo stesso nome, lo stesso cognome, un simile corredo genetico, cosa potrebbe andare per il verso giusto nella vita dei due ragazzi? Forse il fatto che, per trovare un minimo segno di distinzione, uno dei due Mario (quello interpretato da Tiko Rossi Vairo) abbia preferito farsi chiamare Mery. Un omaggio alla cultura anglosassone? Forse sì, ma ricordiamoci che siamo sempre in Italia.
Scrive Adriano Bennicelli nelle sue note di presentazione dello spettacolo: "Inevitabilmente la loro storia li vede, fin da bambini, avvicinarsi ed allontanarsi a seconda di quanto prevalga l’affetto o le difficoltà legate alla loro diversità. Ma poi, siamo proprio sicuri che siano così diversi?" E infatti i due fratelli si trovano a dover affrontare, inevitabilmente, quel non segreto ma sempre sottaciuto che ne ha marcato nel tempo la crescita. Mery è Mery per propria e mai giudicabile scelta, Mario ha scelto di essere Mario?
Associazione Culturale Jonglar
presenta
Giancarlo Porcari e Tiko Rossi Vairo
in
I DENTICI
di Adriano Bennicelli
regia Michele La Ginestra
durata 75 minuti









