Protagonista dello spettacolo una coraggiosa (o imprudente) Donatella Pandimiglio, artista italiana che non sembra aver sofferto il confronto (inevitabile) con - nell'ordine - Gloria Swanson (prima interprete del film Viale del tramonto, 1950, di Billy Wilder, da cui il musical ha preso ispirazione), Glenn Close (interprete americana di Norma Desmond a Los Angeles e Broadway), Petula Clark (protagonista della riedizione americana del 1988), ma soprattutto Patti LuPone (Sunset Boulevard nel West End e Evita a Broadway) e Elaine Paige (Evita e Cats nel West End e quindi voce indiscussa e indiscutibile di Memory) due delle più grandi signore dell'opera webberiana. La regia è di Federico Bellone, la direzione musicale di Giovanni Maria Lori, la traduzione e l'adattamento di Franco Travaglio. Si aggiunga un ottimo cast artistico e il particolare pregio di un'orchestra "vera" (no basi), nascosta dietro il telo della proiezione.
Composto da Andrew Lloyd Webber nel 1993, con testi e libretto di Don Black e Christopher Hampton, "Sunset" si colloca - nella cronologia artistica webberiana - dopo il tiepido (parere del tutto personale) "Aspects of Love", ed è basato sul film di Billy Wilder. Il musical racconta di Norma Desmond, diva dimenticata del cinema muto, e del suo incontro con il giovane sceneggiatore Joe Gillis (interpretato da Simone Leonardi), incontro che suscita nella ex-diva la speranza di poter tornare nel mondo del cinema e mostrare la superiorità della propria arte mimica su quella degli attori del sonoro.
L'opera originale ha debuttato a Londra il 12 luglio 1993, al Teatro Adelphi con Patti LuPone. Il debutto americano a Los Angeles, nel dicembre dello stesso anno, con Glenn Close, per poi spostarsi a Broadway, l'anno successivo (Minskoff Theatre) dove ha ottenuto il record di più di 37 milioni di dollari in biglietti venduti solo in prevendita.
La versione italiana ha strizzato, volutamente, l'occhio al film, sfruttandone la gestualità e la recitazione, mantenendo sempre comunque alta l'attenzione sulla partitura musicale, marchio di fabbrica di ogni lavoro a firma di Andrew Lloyd Webber. Il risultato è un buon prodotto di intrattenimento teatrale che i circa 1500 presenti alla prima di Todi hanno lungamente applaudito. E noi tra loro, dimenticandoci per una volta il fastidio prodotto dall'ascoltare canzoni già conosciute nella forma originale in una seppur pregevole traduzione in italiano. Nostro limite? Forse. D'altra parte se non si traduce l'opera lirica per quale motivo si dovrebbe tradurre il musical? Ce lo chiediamo spesso, ma rimaniamo sempre senza risposta, almeno finora è stato così.
Un'operazione di coraggio che ci auguriamo possa essere portata in tournée, oppure - ma qui la speranza diventa sogno - possa trovare alloggio stabile in un teatro italiano. L'esempio è davanti ai nostri occhi: basta recarsi a Londra e cercare i biglietti per l'Her Majesty's Theatre: dal 1986 casa del Fantasma dell'Opera, costantemente in sold out. Ma quella è Londra potrebbero obiettare i nostri lettori, non possiamo che dare loro ragione. Ma sognare sicuramente non costa e ci aiuta a stare meglio, anche a teatro.









