Nella piccola stazione terminale c'è solamente un binario. Nonostante l'esistenza di questa unica infrastruttura, oltre alla figura del capostazione è prevista anche quella di un giovane ferroviere - Ascanio Celestini - che a suo tempo, dopo aver sostenuto un normale colloquio di lavoro, è stato assunto proprio dal capostazione. In questa stazione terminale, che sulla scena è descritta solo ed esclusivamente attraverso delle luci, la classica "croce" ferroviaria e una panchina sulla quale siede Celestini, il treno arriva la sera e riparte la mattina.
I treni - ma sarebbe più giusto dire "il" treno arriva e torna indietro perché il binario si interrompe o, appunto, termina. E cosa può fare un ferroviere, insieme al suo capostazione, nell'attesa di questo unico treno? Guarda le persone che vanno e vengono, una "marea di umanità" eterogenea, a volte strana, a volte "normale" - seppur l'accezione di normalità sia molto ambigua, soprattutto al giorno d'oggi - e parla con il proprio capostazione: parla del mondo, parla della gente e racconta e si fa raccontare barzellette. Barzellette che annota su un quaderno, il suo brogliaccio, oggetto che il capostazione gli raccomanda di portare sempre e comunque con sè, in qualsiasi viaggio, verso qualsiasi destinazione, verso qualsiasi destino considerando che"destinazione" e "destino" spesso si sovrappongono...
Nel brogliaccio ci sono barzellette sui carabinieri (arma bistrattata in maniera non sempre affettuosa dalla comicità), sulla tirchieria dei genovesi, sugli scozzesi, sui becchini, sui viaggi e anche su se stessi perché "....le barzellette ci ricordano che possiamo ridere di tutto e soprattutto di noi". Celestini diventa come sempre un narratore di storie, in questo caso di "storielle" sarebbe più appropriato scrivere, i cui accenti vengono inseriti dalle partiture pianistiche di Gianluca Casadei che sulla scena diventa, per il ferroviere, "un becchino". Un becchino in attesa del "morto di lusso", del "morto importante". Ma perché poi di lusso? Quando in realtà la morte è "a' livella" di Totò-memoria"? Un protagonista materialmente sulla scena - Celestini appunto - una "spalla - musicale" e almeno 4 protagonisti non visibili la cui presenza diventa ingombrante: il capostazione; la "gente"; la morte; l'attesa.
Chi è veramente Celestini in questo "canovaccio" che si dice sia leggermente diverso ad ogni successiva rappresentazione? E' "solo" il ferroviere? E' egli stesso il capostazione di cui parla? In realtà l'interpretazione è abbastanza libera, anche leggendo le note di regia: lo spettacolo prende vita dal libro omonimo scritto da Ascanio Celestini per Einaudi nel 2019 ed ha una storia di base che viene usata come cornice, ma ogni volta le singole storie cambiano per salvaguardare la modalità improvvisativa. Tra il pubblico che assiste allo spettacolo ci sarà quindi lo spettatore che vedrà ed ascolterà solo le storielle, chi percepirà anche la parte drammatica delle storie legate ai treni coma quella di Auschwitz - e sulla quale riconosciamo il Celestini del teatro narrazione che un po', nelle barzellette perde di presenza scenica - chi cercherà quello che Umberto Orsini definisce il sottotesto indispensabile al testo per produrre impatto ed emozione.
Chissà, probabilmente la piccola stazione terminale è la metafora della vita che è composta da un solo ed unico viaggio che porta ad un'unica destinazione. E il capostazione, non potrebbe essere un'entità superiore, per il credente ovviamente Dio, che anche se non visibile tutti i giorni è seduto sulla panchina accanto al "viaggiatore - ferroviere"? Gli consiglia di tenere sempre con sé, stretto al petto, il brogliaccio delle barzellette, come ad aiutarsi con le risate anche nei momenti di dolore. Gli ha fatto una domanda quando lo ha assunto, dicendogli che la risposta l'avrebbe trovata alla fine del lavoro: "Qual è la massima distanza dalla quale si può fa cadere un uovo su un tavolo d'acciaio senza timore di romperlo?" Celestini nello spettacolo vi dà anche la risposta. Voi cosa avreste detto?
BARZELLETTE
di Ascanio Celestini
con Ascanio Celestini e Gianluca Casadei
musiche di Gianluca Casadei
produzione Fabbrica srl
distribuzione Mismaonda srl
durata 80 minuti senza intervallo









