Abbiamo avuto già più volte il piacere di applaudire Simone Cristicchi e siamo sempre usciti dalla sala con la convinzione di aver ricevuto molto di più di quello che avevamo dato. L'artista appartiene infatti a quella stretta cerchia di esperti della narrazione, non esclusivamente teatrale (difatti si muove con molto agio in qualsiasi cosa abbia bisogno di parole), in grado di appassionare e stupire. Cristicchi applica dal palco senza tentennamenti quella delicatezza che il tema poi sviluppato merita e con essa anche un eccezionale coinvolgimento scenico. Per questo motivo, ma non è l'unico, consigliamo a chiunque la visione del suo "Manuale di volo per uomo". Una sorta di compendio teatrale che suggerisce a tutti noi come provare a diventare migliori.
Il racconto è massicciamente svolto in una stanza, presumibilmente ospedaliera, dove Raffaello si reca in visita ad una persona cara. Non c'è arredamento, solo il letto, un comodino e una piccola porticina da Alice nel paese delle meraviglie. Raffaello è un adulto, non riuscirebbe mai a nascondere la sua età dietro l'ammasso di capelli e barba che circondano il suo viso, ma allo stesso tempo ha avuto la "fortuna" di rimanere con l'ingenuità e la fantasia, totali e totalizzanti, che appartengono al bambino. Raffaello si rivolge al corpo celato dal lenzuolo, allo stesso tempo protezione e barriera, e racconta di sé e della persona che non si vede, che sappiamo esserci, ma allo stesso tempo non abbiamo mai la sicurezza della sua presenza. Ma poco importa, perché è attraverso questo letto candido che abbiamo avuto la fortuna di poterci avvicinare a Raffaello. Più che un Candido voltairiano siamo di fronte ad un Totò di Miracolo a Milano, che ama il diplomatico ed ha veramente tanto da dire al particolare malato.
"E' il mio primo spettacolo di prosa pura in cui interpreto un personaggio dall'inizio alla fine, non uscendone mai. È il personaggio che racconta alcune cose, utilizzo una voce che non è mia, nel personaggio entro completamente. Per la prima volta non ci sono canzoni: è una prova d’attore, insomma, un salto verso un teatro più classico, visto alla maniera mia. E parlo in romanesco, che è il mio dialetto", questo è quello che aveva scritto e diffuso Cristicchi con la presentazione dello spettacolo e questo quello che abbiamo visto fino a quando - come da prassi - non è uscito tra gli applausi per ringraziare il pubblico romano, inchinandosi assieme alla "pianta".
"Bello, ma forse meno intenso dei precedenti", è il vergognoso pensiero, veramente affrettato, che avevamo avuto prima che sul palco venissero portati chitarra, sedia e microfono. Ovviamente ci si rimette tutti seduti e in rigoroso silenzio, molti i telefoni avviati in registrazione (ma lo spettacolo si pensava fosse finito) e il piacere della narrazione riprende con l'esecuzione dal vivo di "Abbi cura di me" (ma non aveva detto che non c'erano canzoni?), ma soprattutto con un lungo (10 intensissimi minuti) e altrettanto bello contributo video - il documentario dal titolo "Felicità" - in cui Cristicchi lascia fuori ogni forma di personaggio, poetico e non, per regalarci quel Cristicchi Uomo che ogni volta ci lascia stupiti e incantati.
Una serie di testimonianze - perché noi siamo fatti di incontri - sul tema che abbracciano tutti: dai bambini a Mogol. E l'intervistatore che con la sua disarmante semplicità ci fornisce il senso di quello che stiamo vedendo. Niente è più grande delle piccole cose, un insegnamento fondamentale che nelle mani di Raffaello potrebbe diventare il suo concetto di amore: "Non voglio che muori mai".
Come per la prima parte, ci sembra inutile raccontarne troppo, lo spettacolo va visto nella sua interezza, fatta del racconto di Raffaello, dell'esecuzione della canzone e dalla visione del documentario. Quando si esce dalla sala si ha la piena consapevolezza che si ha, una volta di più, ricevuto molto. Noi non sappiamo se Simone Cristicchi abbia imparato a volare, prima di scrivere il suo manuale, ma se lo ha fatto, siamo più che certi che ce lo insegnerà la prossima volta che avremo il piacere di vederlo in scena, speriamo abbastanza presto.
MANUALE DI VOLO PER UOMO
di Simone Cristicchi e Gabriele Ortenzi,
con la collaborazione di Nicola Brunialti
con Simone Cristicchi
regia Antonio Calenda
aiuto regia Ariele Vincenti
scene e costumi Domenico Franchi
musiche originali Gabriele Ortenzi
disegno luci Cesare Agoni
audio Andrea Balducci
luci Veronica Penzo
foto di scena Massimo Battista
distribuzione Corvino Produzioni
produzione Teatro Stabile d’Abruzzo / CTB Centro Teatrale Bresciano
durata 90 minuti, applausi esclusi








