La notte della Tosca (recensione)

Attenzione spostata dal melodramma pucciniano al dramma del tutto contemporaneo per la mancanza di lavoro

Una commedia sulla crisi (che dura da troppo tempo), per riflettere su una situazione che coinvolge sempre più persone, ma che non deve far smettere di sperare in un futuro migliore, anche se sembra irraggiungibile. Il testo affronta uno dei temi sociali più sentiti e largamente vissuti in questo momento: la perdita del lavoro e la conseguente difficoltà a mantenere la propria famiglia. E lo fa giocando su un sottile e riuscito equilibrio tra registri drammatici e comici, con battute ironiche che comunque si accordano con i momenti di racconto più dolorosi e tristi.

Le "ultime tre" infermiere di Villa Delia, una piccola casa di cura per anziani, improvvisamente ricevono la lettera di licenziamento, annunciato da tempo ma sempre messo nel più lontano angolo, con il rifiuto mentale di affrontare il possibile disastro. Ivana (Gabriella Silvestri) ha due figli a carico, è una donna che la vita (e un ex marito manesco) ha reso forte e combattiva per necessità, ma che conserva dentro di sé una delicatezza che affiora di tanto in tanto smorzandone l’amarezza.

Anna (Annachiara Mantovani) - con famiglia e marito in cassa integrazione - è forse la più fragile e timorosa, ma trova il coraggio di combattere la sua battaglia nella forza dell’amicizia che la lega alle due amiche e colleghe. Linda (Alida Sacoor), giovane e incinta di tre mesi, è una ragazza semplice e delicata ma volitiva, che forse proprio a causa dell’entusiasmo e dell’incoscienza dell'età, accetta con più facilità delle altre di combattere per il suo lavoro, spinta e sostenuta dall'idea di trovare un modo per dare un futuro migliore al proprio figlio. 

Le tre si occupano di Oscar (Pietro Longhi), irascibile e disincantato paziente, anziano e malato fisicamente, ma lucido e determinato, in attesa (o speranza) di una morte che caparbiamente si ostina a non arrivare. E' lui a spingere le tre infermiere al gesto mediatico, costi quello che costi. "Oscaretto" è il punto nodale della vicenda, l'ex ferroviere che sa guidare le tre infermiere nel reagire alla situazione e trovare così - occupandosi di nuovo della vita lavorativa degli altri - un riscatto al vuoto in cui ha vissuto gli ultimi anni, con la consapevolezza della morte, tipica di chi si è lasciato andare da tempo.

Al gesto eclatante del gruppetto si oppone, per dovere di "divisa", il vicequestore (Pierre Bresolin) simbolo della legge e delle norme, ma non esente da una sensibilità che lo porta a rapportarsi alle tre donne con l'empatia che ne trascende il ruolo istituzionale. Un fatto di cronaca teatrale, come ne sentiamo e leggiamo tanti nella cronaca reale, sostenuto dagli interpreti, che rendono usuale e veritiero ciò che, purtroppo, così è e da troppo tempo. 

Menzione particolare va fatta al contrappunto musicale - ovviamente tratto dall'altra 'Tosca', quella celeberrima di Giacomo Puccini - che "accompagna", sottolinea e scandisce i passaggi fondamentali di questa opera. Un commento sonoro che prende e occupa la scena, sul modello delle colonne sonore di Ennio Morricone nei film di Sergio Leone, un fil rouge che unisce i due atti dello spettacolo, il primo più cupo e drammatico in cui sembra non esserci alcun riscatto possibile e il secondo più dinamico e aperto. La commedia non risolve il problema del lavoro, ovviamente, ma ha il pregio di dare un ulteriore stimolo a dibattiti personali e sociali che vorremmo rimanessero solo e sempre confinati alle tavole di un palcoscenico, ma così non è, oramai lo sappiamo.

LA NOTTE DELLA TOSCA
di Roberta Skerl
con Pietro Longhi e Gabriella Silvestri
e con Annachiara Mantovani, Alida Sacoor, Pierre Bresolin
regia Silvio Giordani

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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