Letizia va alla guerra (recensione)

 

Letizia va alla guerra
m&s - Letizia va alla guerra (foto © Tommaso Le Pera)

Tre donne dallo stesso nome e le loro storie, tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale e oltre

Le nostre protagoniste si chiamano Letizia (e sono tutte interpretate da Agnese Fallongo, anche autrice del testo), e sono - esattamente in questo ordine - una sposina siciliana, un'aspirante colf (ma allora si chiamavano servette) pontina e un'anziana suora veneta. Ma non si tratta di una barzelletta, per quanto sarebbe disdicevole fare battute su queste tre "categorie", ma la stand up oramai ci ha abituato a questo e a molto altro.

Si tratta di una forma di prevaricazione, in alcuni casi nemmeno voluta ma comunque ugualmente esercitata, di un mondo saldamente in mano agli uomini (anche se qua e là c'è una forte componente femminile a esserne complice) ai danni delle singole. La storia di ogni Letizia si interseca con quella di questo paese e ogni schiaffo che una di loro riceve (la servetta) sembra essere dato da una mano immensa che ha solo nel genere l'essere femminile, per il resto ha tutta la violenza maschile che non fa altro che evolversi, di generazione in generazione. 

Agnese Fallongo, sostenuta da Tiziano Caputo, con lei sul palco come attore cui sono affidate tutte le parti maschili, ma anche come musicista e cantante (nell'opera c'è una piacevole ricerca di canzoni popolari, oramai quasi dimenticate), dà corpo scenico a uno studio che si muove dal canto al riso, ma sempre - il secondo - appena accennato, mai pieno, perché nella vita delle tre Letizia non c'è stato mai un lungo momento di gioia. 

La Letizia siciliana ha una sola aspirazione, quella di sposare il suo bel Michele, rimanere in casa e accudire alla loro famiglia. È una ragazza intelligente (sa leggere e scrivere e nella Sicilia rurale dell'inizio secolo scorso non è fatto usuale), è determinata e risolutiva, fosse vissuta oggi con probabilità sarebbe dirigente di una multinazionale. Ma anche questo non è detto. Purtroppo per lei, c'è la Prima Guerra Mondiale e la Sicilia (ma anche tutto il Sud Italia) viene svuotata perché gli uomini devono andare al Nord, in luoghi che non hanno mai sentito nominare prima a combattere una guerra della quale non hanno capito nulla. Ma gli ordini sono ordine e si deve ubbidire. Non abbiamo potuto fare a meno di notare il parallelismo con un altro pregevole racconto, che vi invitiamo dopo a (ri)leggere: Un attimo prima (recensione)

La Letizia cresciuta a Littoria ha un'altra aspirazione, raggiungere l'unica parente che ha, una zia a Roma, andare a servizio (come le è stato detto) e prepararsi a un futuro molto diverso da quello di stenti in cui è cresciuta. Ma c'è la Seconda Guerra Mondiale e la Legge Merlin è ancora lontana. Assistendo alla sua vicenda si fanno ovvi parallelismi mentali con le tante giovanissime che lasciano le loro case con il miraggio di un lavoro e che si ritrovano poi, nella "culla della civiltà", a patire molto più di quello che pativano in casa loro. Anche in questo caso abbiamo un suggerimento teatrale: Medea per strada (recensione).

Infine abbiamo il raccordo, la Letizia veneta, colei che ha rivestito un ruolo importante nelle scelte di una (o entrambe) le Letizie precedenti (e il nostro spoiler si ferma qui). Intendevo dare voce alle persone “comuni”, quelle rimaste nell’ombra e in particolare alle donne che molto hanno amato e troppo hanno taciuto, scrive Agnese Fallongo in una sua precedente nota. A nostro avviso è riuscita nel suo intento, peccato che le decisioni importanti (fare o non fare una guerra) non sono mai prese da una donna, ma dal suo contraltare di genere, troppo spesso incurante dell'amore al femminile.

Teatro de Gli Incamminati
in collaborazione con
Ars Creazione e Spettacolo
presenta
LETIZIA VA ALLA GUERRA
La suora, la sposa e la puttana
ideazione e regia Adriano Evangelisti
con Agnese Fallongo e Tiziano Caputo
drammaturgia Agnese Fallongo
musica dal vivo Tiziano Caputo
coordinamento creativo Raffaele Latagliata
ideazione e regia Adriano Evangelisti
aiuto regia Luigi Di Raimo
costumi Giorgia Marras
scene Tiludrji
direzione tecnica Valerio Di Tella
durata 85 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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