A volte i grandi spettacoli possono veramente nascere da un piccolo fatto, dal breve racconto - quasi un aneddoto - che un amico friulano fa ad una attrice romana (Claudia Campagnola), racconto interessante che l'artista poi riporta ad un autore ligure (Paolo Logli). Nasce da qui una delicatissima vicenda, realmente accaduta, non sappiamo quanto romanzata (ma poco importa), ambientata in un lontano passato tra le montagne del Friuli, luoghi isolati dalle complesse vicende politiche che sono sfociate nella Prima Guerra Mondiale.
Siamo in montagna, piccoli borghi dove tutti si conoscono, dove si conduce una vita semplice, scandita dall'alternarsi delle stagioni, dalla mungitura delle bestie, dalla semina e dai raccolti. In questi paesini, sconosciuti ai più, arrivano "quelli del Governo", a raccontare della guerra contro gli austriaci, che presto arriveranno ad invaderli, a togliergli quello che è loro. Per impedire tutto questo bisogna armarsi, vestire una divisa ed andare a combattere. Gli uomini semplici della montagna capiscono che è loro dovere andare, abbandonano le famiglie per difendere una patria che finora poco hanno conosciuto, perché il loro mondo finisce a Verona, anche se "dopo Verona di mondo ce ne è ancora un bel po'". E le donne? Le donne rimangono a casa, a fare i loro mestieri e anche quelli degli uomini, pregando perché tornino presto a casa.
Si impara così a distinguere i rumori, quello del tuono da quello del mortaio, vivendo nel terrore di sentire una voce urlare "Giùùù!", quando l'allarme viene lanciato ci si getta a terra, sperando di essere abbastanza lontani dall'epicentro dell'esplosione e sperando che le pietre e il metallo non ti trancino di netto un braccio o una gamba, che poi equivale a morire, ma solo con più sofferenza, perché "la granata ti porta via i pezzi". Ma anche le donne sono chiamate a fare il loro "dovere", a contribuire a difendere la patria dagli austriaci invasori, sono sempre "quelli del Governo" a chiedere loro di caricarsi sulla schiena di un'enorme e pesante gerla (trai 30 e 40 kg) con munizioni e viveri da andare a portare ai loro uomini. Nasce così una sorta di corpo ausiliario, quello delle "portatrici carniche", realmente impegnato nei rifornimenti di un'assurda guerra di posizione, tra l'agosto del 1915 e l'ottobre del 1917.
La protagonista del racconto è una di loro, giovanissima, con il sorriso che le illumina il viso quando parla della sua terra, con l'espressione che cambia quando pensa con rabbia agli austriaci invasori, per poi rasserenarsi (e arrossire) quando sa di essere sotto gli occhi di Zeno, il nipote della Gianola (perché nei piccoli borghi si è sempre figli o nipoti di qualcuno), un bel militare dalla faccia grigia, la barba lunga e lo sguardo pieno di nostalgia. La ragazza fantastica di un prossimo futuro, non appena la guerra sarà terminata, perché presto finirà, Zeno potrà tornare a casa e guardarsi avrà anche un altro significato. Ora però bisogna fare molta attenzione, soprattutto se si sente gridare "Giù!", perché ce ne è sempre qualcuno in meno, quando si arriva in cima.
La Prima Guerra Mondiale viene resa pura poesia teatrale grazie ad una superba interpretazione della protagonista. Claudia Campagnola riesce a rendere perfettamente i tanti stati d'animo di chi la guerra l'ha realmente subita e portarli a noi contemporanei che ne abbiamo solo sentito parlare. Il testo è pienamente efficace, perfetti e ben calibrati gli innesti sonori e musicali, attenta la regia e ben studiati i contrappunti di luce/ombra: tutto contribuisce a rendere "Un attimo prima" uno spettacolo eccellente, da vedere più volte per riuscire ad apprezzarne ogni possibile sfumatura.
Il monologo si aggiunge, a pieno diritto, ad una lista di racconti "altri", declinati con forme artistiche diverse che citiamo in forma del tutto arbitraria: "La guerra di Piero" di Fabrizio De André, "La ninna nanna de la guera" di Trilussa e "Il buono, il brutto, il cattivo" di Sergio Leone. Si tratta di opere artistiche che prepotentemente alzano la voce contro ogni genere di conflitto, indipendentemente dai motivi che lo hanno scatenato, perché chi piange un morto è affatto interessato nel sapere quali siano i motivi per cui il proprio caro non tornerà più a casa. La guerra, qualsiasi guerra, è sempre uno scenario insensato e per la cronaca il primo conflitto mondiale ha lasciato "sul campo" quasi 17 milioni di vittime. Fortunatamente abbiamo sempre il teatro a ricordarci la tanta e persistente follia dell'essere umano, che probabilmente mai sarà in grado di imparare dai suoi sbagli precedenti, ne commetterà sempre di nuovi.
La Compagnia della Luna presenta
una produzione Casa Editrice Alba
UN ATTIMO PRIMA
di Paolo Logli
regia Norma Martelli
con Claudia Campagnola
percussioni Gianfranco Vozza
frammenti musicali Nicola Piovani
luci Danilo Facco
aiuto regia Maria Castelletto
organizzazione Rosy Tranfaglia









