Madre Courage e i suoi figli (recensione)

La ribellione di Bertolt Brecht contro la guerra del passato, dell'allora contemporaneo, ma anche di un ipotetico futuro

Maria Paiato
m&s - Maria Paiato è Madre Courage (foto © media & sipario)

Ci troviamo, ma la collocazione storica non è poi così fondamentale, in piena Guerra dei Trent'anni, periodo storico poco "sfogliato" dai libri di testo italiani, ma che ha comunque costituito uno dei momenti più cruenti per l'Europa centrale del Seicento, un vero e proprio prodomo delle Guerre Mondiali che sarebbero seguite tre secoli dopo. E' in questo difficile quadro generale che Anna Fierling (Maria Paiato) cerca, con i suoi traffici, di assicurare il sostentamento a sé e ai suoi tre figli.

Anna segue gli eserciti sui campi di battaglia, fa affari ora con l'uno e ora con l'altro, avendo già deciso che il denaro è molto più importante di qualsiasi ideologia (la guerra "nasce" sullo scontro tra cattolici e protestanti, ma anche questo non è poi così rilevante, non è mai il pretesto che conta, ma il risultato che si cerca) ritiene di essere una persona scaltra, in grado di badare a sé, ma soprattutto in grado di fare la buona chioccia per i suoi figli, a torto o a ragione. Non sa o non vuole sapere che in un conflitto la ragione non c'è, non c'è mai stata e, soprattutto, nessuno può riuscire a chiamarsene fuori. Non è mai successo e con probabilità mai succederà.

Se la signora "piuttosto distratta" di Fabrizio De André (citazione da "Amico Fragile", 1974) arriva a perdere due figli, maggiormente occupata dalla propria inconsistenza e vanità sociale, Anna non riuscirà a passare indenne tra le forche caudine rappresentate dalla propria bramosia di denaro e dall'amore che lei dichiara di provare per il violento Eilif (Andrea Paolotti, che avevamo già applaudito nel ruolo dell'insegnante ne La Classe), l'ingenuo Schweizerkas (Mario Autore) e l'unica figlia femmina, Kattrin (Ludovica D'Auria). I tre figli così distrattamente condotti dalla genitrice prenderanno le proprie strade.

Con un incredibile e non sempre così diffusamente percebile connubio tra cast artistico e cast tecnico, "Madre Courage" porta in scena la complessa follia dell'uomo contro l'uomo, con una scrittura che anticipa di poco (Brecht scrive l'opera tra il 1938 e il 1939) il secondo conflitto mondiale, fornendo così un ritratto amaro che di lì a poco avrebbe assunto tutti i colori della distruzione. Se gli attori riescono a dare una grande prova del proprio mestiere, il livello altissimo dell'allestimento tecnico restituisce e amplifica addirittura la resa eccezionale del lavoro teatrale, rendendo i suoni e le luci parte scenica fondamentale e complementare alle parole.

Discorso a parte merita l'incredibile partitura musicale di Paul Dessau (collaboratore di Brecht), parzialmente eseguita dal vivo e arricchita dalla drammaturgia (musicale) del regista Paolo Coletta, che ha saputo conferire ancora più fascino all'opera squisitamente teatrale, inserendo "una travolgente sequenza di brani dallo stile eclettico, dal suono classico-contemporaneo fino all'elettronica, con l'intento di non tradire la forza dirompente che quelle musiche ebbero in epoca espressionista". Peccato che chi riposa in "un campo di grano" (cit.) non sia più in grado di sentire i suoni: l'ultimo è stato quello di un colpo di cannone o di fucile o il sibilo di una "bomba" così poco intelligente da non capire che sarebbe stato molto meglio non esplodere.

Sperando di non essere tacciati di blasfemia, abbiamo provato - tra gli applausi sinceri e meritati del pubblico che hanno accompagnato la fine della pièce - a fantasticare la stessa opera, con questo stesso allestimento, resa in musical, sullo stile de La Strada, ma è altamente probabile che la nostra fantasia sia destinata a rimanere tale. Chissà cosa ne penserebbe Cameron Mackintosh? Magari potrebbe affiancare al cast anche Andrew Lloyd Webber, perché no. Un sogno? sicuramente, ma molto più probabile che si avveri questo piuttosto "che l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare" (ultima citazione, senza necessità di spiegazione).

MADRE COURAGE E I SUOI FIGLI
di Bertolt Brecht
traduzione di Roberto Menin
regia di Paolo Coletta
con Maria Paiato
e con Mauro Marino, Giovanni Ludeno, Andrea Paolotti, Anna Rita Vitolo, Roberto Pappalardo, Tito Vittori, Mario Autore, Ludovica D'Auria, Francesco Del Gaudio
scene di Luigi Ferrigno
musiche di Paul Dessau
costumi di Teresa Acone
luci Michelangelo Vitullo
drammaturgia musicale di Paolo Coletta
uno spettacolo presentato da Società per Attori, Fondazione Teatro Metastasio di Prato in collaborazione con NTFI (Napoli Teatro Festival Italia)
durata 2 ore senza intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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