Un annuncio apparentemente innocuo, circa due righe pubblicate come tante altre nella pagina dedicata agli annunci economici del quotidiano romano "Il Messaggero", la domenica del 14 gennaio 1951. Signorina giovane intelligente, volenterosissima, attiva conoscenza dattilografia, miti pretese, per primo impiego cercasi. Presentarsi in via Savoia 31, interno 5, lunedì ore 10-11, è il testo dell'annuncio. A seguito della sua pubblicazione si forma nella data e ora prefissate una lunga fila di circa 200 aspiranti impiegate, un eterogeneo collettivo di umanità, alla ricerca spasmodica di un impiego, in una nazione che ancora fatica a mettersi alle spalle le tante macerie della Seconda Guerra Mondiale, tra cui la "fame".
Per molte di queste aspiranti impiegate il miraggio del lavoro significa assicurarsi almeno un vero pasto al giorno e affrancarsi di una vita di stenti. La scala interna della palazzina non è però in grado di sostenere il peso delle 80 ragazze che si accalcano, determinate a sostenere almeno il colloquio. Dalla disperazione per un lavoro che non c'è alla tragedia di una vita che non c'è più il passo è veramente breve. Il fatto di cronaca reale diventa, poco dopo, un lavoro per il giovane Elio Petri, giornalista alle prime armi e futuro regista, incaricato di raccogliere le informazioni necessarie per la stesura del film che poi Giuseppe De Santis avrebbe diretto, scrivendone anche soggetto e sceneggiatura, assieme a Cesare Zavattini, Basilio Franchina, Rodolfo Sonego e Gianni Puccini.
Il film del 1952 ricostruisce tutta la vicenda, compreso il crollo, i soccorsi, la permanenza in ospedale delle ragazze ferite (in totale 77 ferite e una deceduta) e le relative indagini. Propone una visione attenta e corale - come era possibile principalmente allora - mescolando le tante povere vite e le tante famiglie distrutte dalla necessità, con un andamento necessariamente e giustamente "rallentato" che nulla toglie al ritmo della vicenda, ma consente così, allo stesso momento, la riflessione e lo studio delle espressività attoriali. Un "non movimento" che si ritrova in celebrati esempi d'oltreoceano, come "14a ora" (1951) di Henry Hathaway, anche questo sviluppato su di un fatto realmente accaduto, o il teatrale "La parola ai giurati" (1957), fortunatissimo esordio registico di Sidney Lumet.
Da quello che Zavattini chiama il "pedinamento" (la raccolta di informazioni da usare per la successiva scrittura), Elio Petri costruisce un libro, dallo stesso titolo del film, "Roma ore 11" (è edito da Sellerio). "Ragazza per ragazza rintracciò le loro storie, delle loro famiglie, gli ambienti; registrò i gusti, le abitudini, i tic, le espressioni dei volti e gli atteggiamenti, le pose e lo stile dell'abbigliamento; sondò i sogni e le attese; decifrò l'idea di giustizia e di ingiustizia; ricostruì l'immagine del mondo. Scavandone, espressivamente, le psicologie", si legge nelle note della casa editrice ed è su questa struttura che si basa il racconto teatrale messo in scena da Miti Pretese, regia condivisa da tutto il collettivo artistico.
Il testo di Elio Petri è "un'indagine sulla condizione femminile di allora e racconta un'Italia lontana e ingenua, eppure, sorprendentemente racconta anche l'Italia di oggi con le sue miserie, i suoi piccoli sogni, i suoi grandi problemi di lavoro". Ed è su questo aspetto che si concentra maggiormente la regia contemporanea (risalente comunque al 2006), mettendo al centro del proprio racconto il concetto di "lavoro", o meglio la sua mancanza e la contrapposizione, di allora come oggi, di chi è sotto con chi è sopra: "Ogni volta trovavo una che era arrivata prima di me".
Lo spettacolo teatrale si apre sfogliando le pagine di "Porta Portese" (famoso giornale di annunci di Roma) - e dando lettura al pubblico di alcune ricerche di "personale" ai limiti dell'assurdo. Annunci economici che troverebbero miglior collocazione in pagine di satira sociale, ce ne sono di celebri, ma non sappiamo in quel caso quanto gli annunci siano veritieri o aggiustati alla bisogna, per suscitare ilarità e sdegno in chi segue. Questi letti in scena sono, invece, reali e non fanno ridere.
Da qui si prosegue, in linea con quanto scritto da Petri, andando a "conoscere" le vicende personali di alcune delle disgraziate protagoniste. Si separa il racconto di una da quello dell'altra con canti popolari di lotta proletaria, una scelta scenica leggermente anacronistica, se letta con la visione di oggi, ma essenziale per restituire la corretta atmosfera e significare - oggi - che poco è cambiato. Essenziale la scenografia, costituita da lenzuola stese ad asciugare, altro elemento caratterizzante dell'epoca e ancora fortunatamente e nostalgicamente visibili, almeno dove l'inquinamento ambientale ancora consente di profumare l'aria con il proprio "pulito".
Segno di totale continuità tra il 1951 e il 2018, la mancanza di rispetto della lingua italiana. Ieri la romantica scritta sui muri: "Lisetta fa la more con Spartaco". Oggi l'uso nei social media di "xke" al posto del "perché" e le tante altre aberrazioni di un linguaggio che non è divenuto essenziale perché ispirato al neorealismo, ma solo ignorante delle regole grammaticali. Peccato che questo sia l'orrore meno orrore.
La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello
CTB Centro Teatrale Bresciano
MITIPRETESE presentano
ROMA ORE 11
di Elio Petri
con Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariangeles Torres
luci e impianto scenico Mauro De Santis
direzione musicale Sandro Nidi
regia Miti Pretese
durata 90 minuti, escluso intervallo









