Volare (recensione)

Oramai sappiamo cosa aspettarci da Gennaro Cannavacciuolo: essere stupiti e ammaliati, non solo dalla sua bravura

Gennaro Cannavacciuolo
m&s - Gennaro Cannavacciuolo (foto © Franco Sassara)

Tra i tanti artisti che abbiamo avuto e abbiamo il piacere di recensire, sicuramente ha un posto d'onore Gennaro Cannavacciuolo, in grado di mettere sempre ulteriore fascino ed eleganza in ogni sua forma di approccio teatrale, non può sicuramente sfuggirne, e infatti non lo fa, questo suo omaggio a Domenico Modugno.

"Volare" non è solo l'omaggio che l'artista Gennaro (Cannavacciuolo) rende all'artista Domenico (Modugno), "Volare" è anche un esercizio di stile teatrale, di padronanza del palcoscenico di chi sa, venendo dalla vera "gavetta", quella di una volta, come va condotto uno spettacolo. È una serata di fratellanza tra chi è sopra e chi è sotto il palco, con una conclusione senza barriere perché ci si ritrova, tutti assieme, a cantare quel Nel blu, dipinto di blu che è oramai un manifesto di appartenza e riconoscibilità internazionale. Assicurato il finale, che comunque era scontato fosse così, possiamo concentrarci sullo spettacolo.

Gennaro Cannavacciuolo porta in scena il suo "Domenico Modugno", attraverso una felice traccia di canzoni, meno e più conosciute, tutte intense, tutte interpretate e tributate, tutte a lungo applaudite. Ma non si tratta solamente di un omaggio musicale (anche se chiudendo gli occhi sembra di avere di fronte lo stesso originale interprete), perché il Cannavacciuolo attore porta molto del suo saper fare (e sa fare, eccome se sa fare!), guidando il pubblico, offrendo caffè alle prime file della platea, giocando e scherzando, prima di tutti con se stesso.

È piacevole scoprire i trascorsi dell'artista, i suoi grandi maestri (Eduardo De Filippo e Pupella Maggio), il suo incontro - emozionatissimo - con Domenico Modugno, avvenuto quando aveva 27 anni. Il racconto teatrale si interseca con il racconto di vita e poco importa cosa sia finzione e cosa sia realtà, perché in teatro tutto quanto non solo serve a fare spettacolo, ma anche a trasmettere emozioni. Basta un frack in scena e un fondale dipinto di blu.

Quelle emozioni che l'artista Gennaro, strizzando l'occhio all'artista Domenico, conduce dal palcoscenico, con il pubblico che ben volentieri si lascia portare, chi sull'onda dei ricordi di gioventù, chi sul trasporto emozionale nell'ascoltare canzoni di appartenenza popolare (nel senso più solenne e rispettoso del termine).

Con Cannavacciuolo, a dividere il percorso di avvicinamento della 350esima replica, un trio di affiatati e qualificati musicisti: Marco Bucci, Claudia Della Gatta e Andrea Tardioli. Un "prodotto" purtroppo di altri tempi, pensato, studiato e raffinatamente eseguito, come oramai poco si riesce a vedere, e solamente nei teatri.

Il gran finale è come lo si aspetta, addirittura a luci accese, tutti assieme a cantare "Volare", con un sogno così che torna sempre e si interrompe solo con la chiusura del sipario, ma è un'interruzione momentanea, la sera dopo si va in scena nuovamente. E quando il sipario si apre, in un altro teatro e con un altro pubblico, c'è di nuovo - sul palcoscenico - l'amico Modugno che a braccetto con l'amico Cannavacciuolo conducono i presenti verso un'emozione in più, nel blu dipinto di blu.

VOLARE
Omaggio a Domenico Modugno
di e con Gennaro Cannavacciuolo
e con Marco Bucci, Claudia Della Gatta e Andrea Tardioli
regia Marco Mete
durata un atto unico di circa 90 minuti

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
Change privacy settings