I promossi sposi (recensione)

 

Antonio Provasio
m&s - I Legnanesi, Antonio Provasio

I Legnanesi, storica compagnia teatrale lombarda, è tornata sul palcoscenico con I Promossi Sposi

La compagnia è ormai una certezza del teatro dialettale italiano e noi, ammettiamolo, non eravamo ancora riusciti ad assistere ad un loro spettacolo. Abbiamo rimediato, ridendo e applaudendo per poco più di due ore dei seri professionisti che hanno fatto della commedia dell’arte e del teatro en travesti un ottimo connubio, aggiungendo le caratteristiche della propria regione.

Nati nel 1949 i Legnanesi sono tra le più longeve compagnie dialettali e hanno negli anni mantenuto alcune costanti - come l’ambientazione nella corte lombarda - e trasformato il vernacoliere in una più apprezzabile e comprensibile da chiunque lingua italiana “sporcata” da alcune frasi, modi di dire e intercalari tipici, non solo del territorio, ma addirittura della famiglia Colombo, formata da la Teresa, il Giovanni e la Mabilia. Tutti i personaggi, sia maschili che femminili, sono interpretati rigorosamente da uomini, così come avveniva - a ben pensarci - nel teatro passato e sono maschere ben precise che si rifanno alla Commedia dell’arte.

Ne “I Promossi Sposi”, la vicenda si apre con una scoperta sorprendente: pare che Teresa (Antonio Provaso) non sia realmente sposata con Giovanni (Italo Gilioli) a causa di un errore burocratico. Se Teresa si sente finalmente una donna libera che può riappropriarsi della sua vita, Giovanni è un uomo perso che cerca invano di riconquistare la sua amata. La Mabilia (Enrico Dalceri), figlia zitella fissata con il fitness e supportata da un personal trainer sui generis e molto “fluido”, convinta che, in fondo in fondo, i genitori siano ancora innamorati, cerca di rimediare in qualche modo. D’altra parte chi, meglio di lei, simbolo come in tutte le vicissitudini della famiglia, di speranza e intraprendenza?

Da qui scaturiscono gag, malintesi, situazioni comiche che portano Teresa sulle tracce dei Promessi Sposi e sull’amato Don Rodrigo che, diciamocelo, è sempre stato “più figo” di Renzo e per il quale “la” Teresa ha sempre avuto un debole. Ma dopo 40 anni d’amore e “azzuffatine”, è possibile con un sol colpo di spugna – o piumino per la polvere – spazzare via per un Rodrigo qualsiasi, una vita passata insieme? Come sempre il finale è da scoprire non tra le pagine del Manzoni, ma in Teatro, magari pensando al finale su “quel ramo del Lago di Como”.

Un omaggio al Manzoni più che una reintepretazione (Alessandro, perdonali e anzi, ridi con loro) grazie alla penna piena di verve di Mitia Del Brocco alla quale l’Azzeccarbugli fa veramente “un baffo” in quanto a fraintendimenti (nell’accezione migliore del termine ovviamente) e alla regia dello stesso Provaso, che mescola sapientemente la comicità popolare alla tradizione della rivista italiana con intermezzi musicali e balletti, degni di un grande varietà, interpretati da un cast d’eccezione sull’impianto scenico di Enrico Dalceri che firma scenografie, musica e costumi.

Una piacevole sorpresa (per i neofiti come noi) vedere i tre protagonisti salire sul palco a raccogliere gli applausi nelle loro vesti “normali” (smoking luccicante) e poterli apprezzare pienamente. La famiglia Colombo è composta veramente da dei begli uomini che si muovono sul palco con una giusta presenza scenica - sia dal punto di vista femminile che maschile - e un’interpretazione che richiama applausi e risate a scena aperta mescolati a cambi di registro repentini, ma mai forzati.

Si esce dalla sala con la consapevolezza di aver passato due ore in leggerezza con qualche spunto di riflessione sui rapporti d’amore longevi e, perché no, con la voglia di rileggere qualche pagina de “I promossi sposi”, pardon! de “I promessi sposi”, il cui volume magari è nascosto tra i libri delle superiori e cercare di capire se la Monaca di Monza assomiglia in qualche modo a la Mabilia.

Chi.te.ma presenta
I Legnanesi
in 
I PROMOSSI SPOSI
di Mitia Del Brocco
con Antonio Provasio, Enrico Dalceri, Italo Giglioli
scenografie, musiche e costumi Enrico Dalceri
regia Antonio Provasio
durata 2 ore e 15 minuti compreso intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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