M-Ilva (recensione)

Un caffè teatrale e melanconico per affrontare lo spinoso argomento Ilva. Perché sembra che sia solo l'arte ad interessarsene?

Carmela Colaninno
m&s - Carmela Colaninno in M-Ilva (foto © media & sipario)

In scena Carmela Colaninno è sola, rappresenta una bella e solare donna tarantina, innamorata della propria famiglia e del proprio microcosmo, fatto di solida semplicità casalinga, dove tutto ruota attorno alla sua figura di madre-moglie-cuoca-donna (di casa). L'unico campanello d'allarme che ci suona in testa (e che Carmela è abile a mascherare con le sue battute) è la bandana colorata che porta in testa e che nasconde i suoi lunghi capelli neri, caratteristica abbondantemente sfruttata per simboleggiare una donna del sud (anche se l'attrice è realmente di nascita tarantina).

Nel monologo racconta del suo matrimonio, fatto in grande stile, "per non farsi parlare dietro", dei tanti debiti accumulati per questo, ma anche della fortuna di avere il marito che è passato dai lavori della campagna all'Ilva, alla fabbrica che risolve i problemi di tutti. Il benessere è quindi entrato in casa, ci si può comprare la macchina nuova (e una seconda quando la prima verrà rubata) e ci si può permettere molto altro. Peccato che le tute da lavoro del marito (ma anche quelle dei figli, perché il destino della quasi totalità dei tarantini è di andare a lavorare all'Ilva) siano sempre piene di quella polvere rossa, così difficile da lavare via. Non come le candide lenzuola bianche che Carmela ostenta verso il pubblico, che riceve anche un 'utile e breve lezione su come si debbano lavare e, soprattutto, come riuscire a piegarle (difficoltà che si supera solo con tanta esperienza).

E' la vita messa in scena, la sua, di una delle tante donne italiane - non necessariamente del sud - che hanno poco frequentato le scuole, ma tanto le cucine, istruite da nonne a mamme, destinate (ma stiamo generalizzando) ad essere poi a loro volta mamme e poi nonne, a dedicare tutta la vita alla famiglia,con una continuità tra le generazioni che, se tutte ne sono soddisfatte, non può che avvicinare alla fecilità personale. Se non fosse che queste casalinghe vivono a Taranto e che quella polvere rossa è sempre così difficile da spazzare dai pavimenti.

La vita di oggi si intreccia con i ricordi di ieri, di quando "il vento che soffiava trasportava l'odore del mare e non la polvere rossa". La struttura narrativa si immalinconisce, è struggente il richiamo al cibo, la ricetta classica del "riso patate e cozze" che ogni brava massaia sa fare e ama spiegare, tanto è certa che nessun cuoco, se non tarantino da generazioni, saprà ripeterla dandole lo stesso sapore. Il racconto di quanto messo in scena si ferma qui, perché il nostro consiglio è quello di riuscire a vedere M-Ilva.

Di Ilva si parla più poco, specialmente se non si vive in Puglia, l'argomento oramai è indifferente ai media, come se non fosse una questione di interesse generale, come se ciò che accade a Taranto non riguardi tutti e tutti in prima persona. Federica Fiorillo e Carmela Colaninno (autrici e registe) hanno quindi l'ulteriore merito di essere riuscite a consegnare al teatro sociale una "piacevole" e originale interpretazione del dramma Ilva, mettendone a nudo le stridenti contraddizioni, facendo riflettere sull'assurda dicotomia che mette la prospettiva di un minimo guadagno e relativo benessere da una parte, e il rischio salute propria e dei propri cari dall'altra. Cosa scegliere? Fare la fame o rischiare la vita?

Lo spettacolo diverte e fa pensare, pone tra le righe interrogativi che non hanno ancora trovato risposta dai luoghi deputati a darne. Una risposta che sicuramente non spetta ad una rappresentazione teatrale, anche se così ben fatta, ma sembra che solo arte e cultura siano caparbiamente abbarbicate sull'argomento, e anche questa - come accennavamo nell'incipit di questa recensione - è una domanda destinata a rimanere tale.

M-ILVA
testo e regia Federica Fiorillo e Carmela Colaninno
con Carmela Colaninno
durata un atto unico di circa 1 ora

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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