L'idea di ucciderti (recensione)

Predominanza di rosso (sangue) e nero (cupo), per un thriller psicologico dove i tasselli non vanno mai al loro posto

Caterina Murino
m&s - Caterina Murino (foto © media & sipario)

Luca (Fabio Sartor) ha ucciso, anzi ha "sventrato il cranio" della moglie, e ha confessato il suo gesto apparentemente senza motivo, ammettendo che assurdamente ci possa essere anche un solo motivo per giustificare un omicidio. È ovviamente in galera, dove viene costantemente interrogato da una avvenente pm (Caterina Murino) che lo incalza, perché non convinta dalle sue parole. Nella tragica vicenda si innesta poi un ulteriore tassello di mistero: che fine ha fatto l'amata principessa, figlia dell'uomo?

Il confronto tra accusato e accusatrice è aspro, l'uomo che comunque ha confessato, sembra non soffire di quanto accaduto, ma, indifferente al suo destino, sembra maggiormente impegnato nel provocare la donna che in una forma di logica professionalità cerca di dipanare i tanti troppi dubbi che si celano nel caso. Luca non è un uomo semplice (ma chi lo è?), nasconde in sé tante ombre che nessuno sembra in grado di illuminare e far svanire. Lo seguiamo nel suo rapporto iniziale con Elaida (doppio ruolo per Caterina Murino), nell'innamoramento e il successivo matrimonio, la nascita della figlia, ma anche il tradimento, la fine del rapporto con l'affetto che si tramuta in rancore, fino a quando la bambina chiama la polizia per denunciare il padre, dopo che la madre è stata uccisa. 

Il racconto, indubbiamente noir, si muove su diversi binari narrativi, spostandosi dall'elemento principale - il delitto - per tratteggiare sia i personaggi principali che tutti gli altri, nessuno completamente alla luce, perché tutti sono (o siamo?) affetti da ambiguità morale, erosi dalle fragilità e dai propri istinti interiori. La femme fatale è ovviamente seducente, manipolatrice e avida; il pubblico ministero ostenta la solida e distaccata stabilità del ruolo istituzionale per nascondere la sua fragilità; l’avvocato (Paolo Lorimer) è un disilluso in pieno stile marweliano. Il confine fra bene e male, fra buono e cattivo è labilissimo e la storia procede senza che mai nulla sia realmente come sembra. Lo spettatore è continuamente portato a cambiare prospettiva, man mano che acquisisce elementi nuovi che gettano luci diverse sugli eventi narrati, fino a trovarsi, quasi disorientato e suo malgrado, nella posizione diametralmente opposta a quella di partenza.

Anche se questi continui cambi di prospettiva (e sovrapposzione di altre storie) possono minare la sequenza logica dell'intreccio, lo stesso è comunque di sicuro impatto emotivo in chi guarda, con i "duelli" tra i due protagonisti resi ancora più aspri dai toni dell'uno e dai movimenti dell'altra. Similmente il comportamento "fisico" dell'avvocato, con le sue continue contrazioni ed estensioni. Il "parlato" è fatto di dialoghi crudi ed essenziali, modulati tra sussurri e grida, tra riso amaro e pianto disperato, fra momenti di lirico intimismo e di realismo tagliente che conducono verso un unico ed univoco suono, quello che più difficilmente noi sembriamo udire e comprendere: il cuore di un uomo che si spezza.

“E se capitasse anche a me?” è la domanda che si è posto l'autore - Giancarlo Marinelli - nello scrivere il testo, ispirato ad una storia vera. Nel momento in cui si lascia la sala, dopo aver convintamente applaudito, è forte il desiderio di lasciarsi la vicenda alle spalle, di tornare a casa e controllare senza fare rumore i figli addormentati, con la certezza che mai e poi mai "potrà capitare anche a noi". Si è consapevoli che il teatro è per sua natura e volontà esclusivamente finzione, almeno fino a quando non si aprirà un giornale. Ma quella è un'altra storia: è cronaca nera.

L'IDEA DI UCCIDERTI
di Giancarlo Marinelli
con Fabio Sartor, Caterina Murino
e con Paolo Lorimer, Francesco Maccarinelli, Francesca Annunziata
e la partecipazione straordinaria di Paila Pavese
scene Lisa De Benedittis
luci Luca Palmieri
regia Giancarlo Marinelli

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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