Ale e Franz. Franz e Ale. Tanti Lati. Latitanti. Anagrammi? Inversione di parole? Cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia. Lo spettacolo è, in effetti, il risultato di un uso intelligente delle parole anche nel momento in cui dovessero sembrare (ma solo sembrare) messe quasi a caso.
Ale e Franz, al secolo Alessandro Besentini e Francesco Villa, si presentano al pubblico come due moderni Gogo e Didi, i protagonisti del celebre "Aspettando Godot" e anche la minimale scenografia sembra far riferimento all'immortale opera di Beckett: un albero ed una luna che Ale cerca di prendere, giustificando il suo desiderio con il semplicissimo pensiero: "E' una cosa che non ho!". E come Gogo e Didi, anche i personaggi, di volta in volta messi in scena da Ale e Franz in tutta la durata dello spettacolo, sorprendono per la loro semplice ingenuità, quel lato, a volte molto "latitante", che in realtà abbiamo tutti e che può essere esilarante o toccante a seconda delle situazioni.
Un racconto per quadri di tante piccole quotidianità, prendendo spunto dall'osservazione delle persone e con omaggi ai grandi nomi che li hanno preceduti sul palcoscenico. Da Jannacci a Gaber, da Guccini a Walter Chiari, Ale e Franz "saltellano" come due bambini tra uno sketch e l'altro, felici e complici, senza perdere di vista la caratteristica che li ha resi famosi: quella della battuta surreale, il non sense dal ritmo serrato che a volte li fa associare a Stanlio e Ollio, come nella gag del furto alle offerte in chiesa: "Sono Sant'Antonio da Padova ma in realtà vengo dal Portogallo... come San Nicola, che non è di Bari ma turco" dice Franz ad Ale che risponde: "Ma come... anche i santi vengono dall'estero e prendono il posto di quelli italiani? I nostri santi dovrebbero rivolgersi ai sindacati, anzi... ai santicati!"
Un spettacolo che percorre un po' tutte le strade della mente umana e gli argomenti attuali, esorcizzando il timore del "diverso" perché ognuno di noi, se visto non dal "solito lato", può essere diverso, magari anche un po' folle o addirittura pazzo. E' per quello che tra le tante citazioni di "Tanti Lati" c'è anche un estratto da “La terra santa” di Alda Merini, recitata dalla stessa poetessa. Gli stessi Alessandro e Francesco, smesso il "costume" di Ale e Franz, spiegano, al termine dello spettacolo, che parte del loro lavoro nasce dalla lettura dei materiali inediti, pensieri e sensazioni scritti dai pazienti dell’Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano, ritrovati dopo la chiusura, raccolti e custoditi gelosamente da una dottoressa che non voleva perdere la memoria storica e la ricchezza di persone la cui purezza d'animo poteva dare la risposta più semplice alla domanda più complicata e che, forse, diventa il "Godot" aspettato non da Didi e Gogo, ma da Ale e Franz. "Perché vuoi la luna?" "Ho capito perché voglio la luna. Voglio rivedere mia madre che da vent'anni abita lì"!
TANTI LATI LATITANTI
di Alessandro Besentini, Francesco Villa e Antonio De Santis
regia Alberto Ferrari
con Ale e Franz
produzione ITC2000
durata dello spettacolo 2 ore circa, senza intervallo






