Ballata di uomini e cani (recensione)

Difficile “etichettare” Marco Paolini e la sua attività. Drammaturgo? Regista? Autore? Attore? Scrittore?

A conti fatti l'artista in questione è sicuramente tutto questo e molto altro. Basti pensare a differente suoi lavori cui abbiamo già assistito, come Ausmerzen o Itis Galileo. Alla stessa maniera è difficile etichettare Jack London, pseudonimo di John Griffith Chaney London. Scrittore per ragazzi? Saggista? Scrittore di copioni teatrali? E’ sicuramente questo e molto altro. Basti pensare, per dare continuità alla linea logica, se lo è, a Zanna bianca o a Il tallone di ferro. Sarà stata per questa difficoltà di catalogazione in comune tra i due, che Marco Paolini ha deciso di presentare sulla scena il suo tributo a Jack London, intitolato Ballata di uomini e cani, un intenso monologo dedicato allo scrittore statunitense che tanto ha “dato al suo immaginario di ragazzo”.

Sul palco Paolini è Jack, un “narratore”, un “marinaio della neve” che racconta storie: tre storie, appunto, di “uomini e cani” frammentate dalla musica incalzante e parossistica di Lorenzo Monguzzi (autore – chitarra e voce), di Gianluca Casadei (fisarmonica) e di Angelo Baselli (clarinetto), che mescola brani originali e sonorità folk americane, ballate di Woody Guthrie ed echi verdiani (da Rigoletto, da La forza del destino), ma anche da racconti della biografia dello scrittore. Sul palco solo uomini, uomini e bidoni (cavi) usati come strumenti musicali e che diventano mano a mano “cabin” (baracche canadesi abitate dai cercatori d’oro), postazioni da slitta o vagoni di treno.

Il tessuto drammaturgico è un crescendo e dalla pacatezza anche ironica del racconto sul cane “Macchia”, unico cane da “tiro” che “non tira” (la slitta da neve ndr) e che pone sullo stesso livello uomo e animale (significativo il passaggio in cui il padrone decide di ammazzare Macchia e gli occhi del cane sembrano dirgli: “Fallo pure, la pistola ce l’hai tu, ma per me è omicidio”) si passa all’intensità dell’husky “Bastardo” con il suo rapporto di amore-odio nei confronti del padrone Black Leclèr, fino alla drammaticità del “Preparare un fuoco”, in cui l’uomo deve sottomettersi alla forza della natura, osservato dal cane, unico compagno di viaggio che ha portato nel suo tragitto solitario per arrivare all’accampamento. Un viaggio attraverso l’abilità narrativa di London e dell’oratoria di Paolini, attraverso gli spazi canadesi della corsa all’oro ed all’interno delle riflessioni sui limiti dell’uomo stesso, sulla volontà che prevarica la necessità e sul rapporto uomo-animale.

Nonostante non vi siano elementi scenici oltre a quelli citati, sembra quasi di vedere scorrere le immagini raccontate da Paolini, come se avesse egli stesso illustrato un libro di London prima di aver chiesto ad ogni spettatore di leggerlo. E’ forse questo il segreto del silenzio totale che ha accolto ogni singola parola e che fa di questo “work in progress”, come lo definisce l’autore stesso, un altro eccellente esempio del “teatro di narrazione” di cui è esponente. Paolini non sostituisce la sua identità a quella del narratore, non interpreta un personaggio: lui è “Jack London”, lui è il “Marinaio della neve”, lui è il “Cane”.

BALLATA DI UOMINI E CANI
dedicata a Jack London
di e con Marco Paolini
musiche originali composte da Lorenzo Monguzzi con Angelo Baselli e Gianluca Casadei
eseguite da Lorenzo Monguzzi (chitarra e voce) e Angelo Baselli (clarinetto)
con la partecipazione straordinaria di Roberto Abbiati
consulenza e concertazione musicale Stefano Nanni
animazione video Simone Massi
disegno luci Daniele Savi e Michele Mescalchin
consolle audio Gabriele Turra
consolle luci Michele Mescalchin
assistenza tecnica Graziano Pretto
direzione tecnica Marco Busetto
elementi scenici, illuminotecnica e fonica Ombre Rosse, Slack Line Lab
produzione Michela Signori, Jolefilm
spettacolo realizzato grazie al sostegno di Trentino spa – I suoni delle Dolomiti
durata dello spettacolo circa 120 minuti

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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