Nessi (recensione)

Il funambolo e giocoliere teatrale Alessandro Bergonzoni stavolta si mette in equilibrio sui fili dei suoi “Nessi”

immagine della locandina dello spettacolo
m&s - Alessandro Bergonzoni in Nessi

A Teatro si può anche assistere ad una particolare partita di intelligenze e divertimento, cultura ed approfondimento, perché una pedina non è mai quello che sembra

“Nella dama, quando una pedina raggiunge la base avversaria, ossia la riga più distante nella sua direzione di marcia, diventa dama. La dama viene contrassegnata ponendo un ulteriore pezzo sopra il primo e gode di particolari poteri: a differenza delle pedine, può muoversi e catturare sia in avanti, che all'indietro. In alcune versioni le dame possono essere 'mangiate' dalle pedine”.

Immaginate una partita a dama. Immaginate che i due giocatori siano Alessandro Bergonzoni da una parte e la “Parola” dall’altra. Anzi! Utilizzate ancor di più la vostra fantasia ed immaginate che Bergonzoni sia contemporaneamente 12 pezzi della damiera e che le parole siano gli altri 12. La partita? Un continuo “pedinamento” nel quale, a turno, Bergonzoni o la parola diventano a loro volta la dama, nutrendosi del loro stesso compagno di viaggio e/o di gioco.

Di gioco però non si tratta, perché quando si parla di Alessandro Bergonzoni e si ha il piacere di assistere ad una sua piéce si parla di “cose serie” anche se l’Artista (e la A maiuscola non è certamente un refuso) cita il cane in Honduras che muore ogni sette minuti - “… Sempre lo stesso cane! Qui si parla di accanimento!” dandogli la stessa importanza di quando inserisce le mani in una sorta di incubatrice - tenendovele per la maggior parte dello spettacolo - che, probabilmente, simboleggia il limbo nel quale l’uomo rimane imprigionato come se invece di essere in “punto di vita” - come i neonati in incubatrice - fosse sempre in punto di morte.

Un viaggio al contrario quindi, dalla morte alla nascita, per un uomo che si deve “svegliare” e capire che il dubbio vero nella testa non dovrebbe essere: “Sono pronto a morire? - bensì - Sono pronto a vivere?” E pronto a vivere, in un mondo nel quale “collega” non è più un sostantivo, ma un verbo per gli innumerevoli fili che “uniscono” l’uno all’altro e nel quale il dubbio di shakespeariana memoria non è più “essere o non essere” bensì “tessere o non tessere?”

Un intreccio di fili, sui quali Bergonzoni, caratterizzato dall’ironica e intelligente surrealtà con la quale è stato identificato fin dagli esordi, si muove velocemente, ma senza fretta, come un funambolo in equilibrio; una trama ed un ordito sui quali percorre un viaggio accompagnato dalla Parola - “Io non gioco con la parola, direi che ci pediniamo, che è una compagna di viaggio” - e attraverso le cui “maglie”, a seconda di quanto possano essere fitte, osserva, fa osservare, fa perdere, solleva, fa cadere.

“L’attore di Babele” che tutti i linguaggi vorrebbe parlare e capire, per diventare “l’attore di controllo”, usa il ritmo incalzante dei suoi pensieri “ad alta voce” esortando a non rischiare di rimanere imbrigliati dalla "rete" che fa diventare l’Uomo un SolSonQua, nell’immobilismo più totale, ma, anzi!, a cominciare a diventare un Son - GiàLà e un Son - GiàCon, lanciando sassolini in avanti rispetto a Pollicino che li lanciava indietro; cercando, tra l’altro di non rimanere “indietro” proprio ascoltando il fiume di frasi nonsense, ma dall’estremo significato, che incalzano, scalzano, ubriacano tanto da far ridere anche in controtempo, magari sentendo il sussurro di una donna tra il pubblico che spiega, indignata, al marito la battuta “Ma come non l’hai capita? Ecco, mi hai fatto perdere il concetto successivo”.

“In giro ci sono i credenti non creduti, gli osservanti non vedenti, i vedenti non veduti...”, in un gioco di Rubik dalle mille facce, Bergonzoni smonta e rimonta i pensieri, trasformandoli, plasmandoli, “collegandoli” gli uni agli altri con la sua voce profonda ed i capelli lunghi da novello Cyrano De Bergerac, in un caleidoscopio di colori ed immagini, rendendoli tasselli di un mosaico la cui immagine definitiva, forse, si riesce appena a intravedere, tanto da desiderare che l’ora e quaranta di monologo non finisca mai.

Che in futuro i tasselli del mosaico creino un’opera che contenga non tanto “il meglio di”, bensì parti comunicanti di tutti i suoi spettacoli?

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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