In realtà conoscevamo già questo titolo, per il tour del 2015 di Roberto Vecchioni - nelle sue usuali vesti musicali - che avevamo anche noi intercettato, vedi Roberto Vecchioni: Il mercante di luce (recensione). In questo secondo caso - e a distanza di 8 anni - l'artista milanese non è fisicamente presente e non canta, si è "limitato" a scrivere il testo, anche se sul palco ci sono sempre le sue canzoni e Massimo Germini alla chitarra per interpretarle o solo accennarle.
Il protagonista della narrazione è diventato Ettore Bassi, nei panni scomodi del prof. Stefano Quondam, un docente appassionato di lettere, quella tipologia di professore che purtroppo in pochi abbiamo avuto la fortuna di incontrare alle scuole superiori. Un uomo impreparato - ma chi lo è? - al dolore che sta per vivere e che costituisce il fulcro centrale di tutto il romanzo (e copione del testo teatrale).
Questo "secondo" mercante di luce è quindi un romanzo scritto da Roberto Vecchioni, trasposto in teatro con l’adattamento e la regia di Ivana Ferri, sottolineato dalle musiche originali eseguite dal vivo - chitarra acustica - da Massimo Germini (collaboratore storico nei concerti di Vecchioni) più due innesti provenienti dal vastissimo repertorio di Roberto Vecchioni: Mi manchi (1979) e Canzone da lontano (1980).
Stefano è un uomo colto, abituato a riflettere con sapienza, a scegliere con cura ogni parola, cercandone il significato e la giusta intonazione. Ha anche una rarissima qualità: la consapevolezza di sé. Sa che non è perfetto, che non potrà mai esserlo, e sa riconoscere e non arrendersi di fronte alle tante piccole ingiustizie che la vita ti mette davanti, sia quando sono immensamente piccole o effimere, come la prevaricazione nel lavoro, sia quando sono enormi, impossibili anche solo da gestire, come la morte - che avverrà, è solo questione di tempo - di un figlio. Non possono esistere genitori preparati a un dolore simile, lasciati soli (perché tutti noi lo siamo davanti alla morte, che diventa sempre un fatto molto privato, personale, del quale sembra che ci vergognamo), in balia degli eventi, in attesa di quel giorno che prima o poi arriverà. È solo questione di tempo.
Stefano ha solo, nella sua totale solitudine, due possibilità: impazzire di dolore e morire giorno dopo giorno, oppure "sfruttare" ogni momento perche l'ineluttubalità del destino trovi entrambi preparati, perché quando si arriverà a "Samarcanda" non ci saranno sorprese, sicuramente poi rimpianto, poi dolore, mai rassegnazione ma una nuova forma di consapevolezza, che porterà pace e luce. E l'unico faro luminoso che condurrà alle "luci di Marsiglia" per Stefano è rappresentato dalla cultura.
“Doveva lasciargli un dono, il più grande possibile, oltre la felicità o l’infelicità, l’amore e il disamore, il destino e Dio, la casualità inspiegabile di nascere e morire. E il dono è l’orgoglio di essere uomini e di vivere con questa rivelazione: perché non importa quanto si vive, ma con quanta luce dentro”.
Un testo intenso, sussurrato ma urlante, una forma di poesia nel teatro che si fa musica di emozioni. Da ammiratori incondizionati di Roberto Vecchioni (a partire dalla fine degli anni '70) siamo stati avvezzi ad avere accanto a noi le sue canzoni in molte fasi della vita. A quei cerchi neri in vinile che sanno trasformare le note in momenti di vita aggiungeremo anche le pagine e la carta. Basta solo fare spazio nella libreria. Le emozioni sanno stringersi e farsi buona compagnia tra di loro.
Ettore Bassi
in
IL MERCANTE DI LUCE
dal romanzo di Roberto Vecchioni (vincitore del Premio Cesare Pavese 2015 per la Narrativa)
adattamento e regia Ivana Ferri
musiche originali Massimo Germini *
* citazioni da Mi manchi (1979) e Canzone da lontano (1980)
durata un atto unico di 75 minuti









