Un doveroso e sentito applauso accoglie l'ingresso sul palco di Roberto Vecchioni, preceduto da pochi secondi dalla band che lo accompagna per la serata (Massimo Germini, chitarra - Roberto Gualdi, batteria - Marco Mangelli, basso - Lucio Fabbri, "un po' di tutto"). Educati saluti di rito (per alcune persone sì, per altri meno) e, al pari di un suo celebrato collega e grande amico emiliano, si può cominciare.
L'apertura del concerto è con "Velasquez" e il pubblico più adulto o più "vecchioniano" non potrebbe chiedere di meglio. Lo stacco temporale è forte, si passa dal 1976 di "Elisir" (l'album - bellissimo - da cui è tratta "Velasquez") al 2013 di "Io non appartengo più", si torna indietro con "El bandolero stanco" (1997) e ancora più indietro con "La mia ragazza" (1985), ulteriore salto di dieci anni in avanti per "Le lettere d'amore" (da "Il cielo capovolto" del 1995). È facilmente intuibile che la serata sarà costantemente un avvicinamento e allontanamento nella importante discografia del cantautore milanese.
Ha voglia di parlare il professor Roberto Vecchioni, discorre di letteratura (e difficilmente si potrebbe avere un interlocutore migliore per poterlo fare), scherza e gioca con i tormentoni della pubblicità, cerca la complicità del pubblico presente che, in occasione di altri suoi concerti, abbiamo visto essere stato composto da più "fan" e di conseguenza più reattivo. Forse sono timorosi di essere chiamati a bordo palco ed essere "interrogati", d'altra parte chi è stato insegnante per 45 anni, poi lo rimane sempre. Arriva a scoprirsi (per noi lo è sicuramente!) anche una vena comica e racconta addirittura una barzelletta.
Dopo "Dentro gli occhi" (1982) e "Milady" (1989), Vecchioni esegue "Due madri", dedicata alle sue due nipotine Nina e Cloe, e, come ogni nonno che si rispetti, l'artista Roberto lascia lo spazio all'uomo, che si commuove nel raccontare la sua personale storia d'amore per quelle due bimbette e per la figlia Francesca. Il testo è un manifesto per l'amore, di qualsiasi genere esso sia, il pubblico comprende e applaude lungamente, prima della canzone e dopo. Ci chiediamo a chi non farebbe piacere avere un nonno che, alla tua nascita, ti dedica una poesia in musica del genere. Difficile, forse, sarà sopportarlo quando vorrà aiutare le piccole a fare i compiti, ma questo sicuramente non ci riguarda.
Si partecipa di più - da sotto il palco - a "Sogna ragazzo sogna" (1999), notiamo che il maggiore trasporto proviene da ragazzi abbastanza giovani, probabilmente educati all'ascolto del "buono" da genitori illuminati, che con le canzoni di Vecchioni hanno ascoltato il proprio passaggio da adolescenza a età adulta. "Voglio una donna" (1992, un esempio di come sia poco attenta certa critica che non ha l'abitudine alla frequentazione dei concerti) e l'immancabile "Chiamami ancora amore" chiudono la serata. Il bis è, per fortuna nostra, inevitabile e classico. Prima "Luci a San Siro" e conclusione cantando tutti assieme "Samarcanda". Non occorrono date per questi due brani, sono oramai eterni.
IL MERCANTE DI LUCI TOUR (2015)
Roberto Vecchioni, voce
Massimo Germini, chitarra
Roberto Gualdi, batteria
Marco Mangelli, basso
Lucio Fabbri, violino e tastiere








