Ampiamente basato sull'ultimo disco di inediti pubblicato dall'artista napoletano nel 2017, il concerto è praticamente un viaggio in musica che si compie senza muoversi. Un eccezionale movimento attraverso le tante sonorità del mondo, con una commistione di generi che pone come unica "frontiera" il numero delle note (sempre 7 sono) e la loro composizione sul pentagramma. Per costruire il suo giro del sud del mondo, dalla Groenlandia a scendere, Eugenio Bennato si fa affiancare da un quintetto di "poliartisti" che spaziano con eguale bravura da un genere ad un altro, da una composizione africana a una sudamericana, sempre con la stessa imbarazzante (per altri meno dotati) capacità.
Due voci femminili (Sonia Totaro e Francesca Del Duca) e una maschile (Mohammed Ezzaime El Alaoui) permettono all'artista principale di concentrarsi anche su lunghe suite musicali che non fanno altro che accrescere il piacere di chi ascolta e contemporanemente segue il ritmo e "registra" sul telefono il personale ricordo, magari da far sentire agli amici che non sono stati presenti, per suscitare la loro invidia o stimolarne la partecipazione in un'altra occasione (il tour presenta molte altre date in tutta Italia).
Se i vocalizzi dei 4 cantanti consentono di apprezzare principalmente il ritmo e l'armonia musicale dei brani, l'attento ascolto dei testi restituisce allo spettatore più attento quel quid in più che pone il mondo artistico come fondamentale "cicerone", spesso inascoltato, delle tante storture e contraddizioni della usuale e assuefatta società contemporanea. Basta il testo di "Questione meridionale" per rendersi conto di come i problemi siano da sempre irrisolti o più semplicemente appena spostati di qualche km. Il concerto non è e non vuole essere comunque un evento politico, ma preferisce affidare all'ascolto di tanto mondo, lontano e vicino, il proprio messaggio principale, tanto semplice, quanto così difficilmente compreso, almeno da alcuni.
La band (Ezio Lambiase, chitarre - Mujura, basso - Sonia Totaro, voce - Francesca Del Duca, voce, batteria e percussioni - Mohammed Ezzaime El Alaoui, voce e viola) esegue quasi senza la necessità di indicazioni da parte del frontman, segno di un affiatamento e di un'intesa che si percepisce comunque, non c'è bisogno di guida quando c'è complicità. Si arriva a quello che dovrebbe essere l'ultimo brano e senza troppa convinzione Eugenio Bennato lascia il palco per prepararsi al rito codificato della richiesta di bis.
Il palco si rianima immediatamente e Francesca Del Duca delizia tutti con "Amazing Grace" e con uno spettacolare assolo di batteria e percussioni. Si susseguono le presentazioni e gli assoli di tutti gli altri musicisti, ognuno per il proprio ruolo e strumento, il concerto riparte ancora più vitale e come se non fosse già passata almeno un'ora e mezza. Il taglio musicale del "bis" è più ritmato e ancora più di fusione tra i tanti suoni del sud, vi trovano posto brani della tradizione partenopea, un coinvolgente omaggio - "Napule è" - allo scomparso Pino Daniele, ancora più world music, ma anche molto jazz e molto "altro" ancora, perché la musica è musica e non etichette.
Quando, veramente, si arriva alla fine, i presenti si alzano per ringraziare di questo lungo percorso appena compiuto senza muoversi dalla propria casa e con un biglietto "aereo" veramente economico, se si considera quanti km musicali sono stati fatti. Eugenio Bennato ringrazia i presenti e scende dal palco con i suoi musicisti, si accendono le luci e lentamente ci si prepara a lasciare la piazza: ma che bella che è quella musica che permette di viaggiare in "economica", ottenendo in cambio un concerto "top class"! Non è da tutti.







