Stratovarius at FdB Festival (recensione)

Nell'estate 1997 gli Stratovarius pubblicano Visions, mentre J.K. Rowling conquista il mondo con Harry Potter

disegno dei Stratovarius
m&s - disegno dei Stratovarius (foto © media & sipario)

L'ascolto di quel disco, per dei giovanissimi italiani, ha coinciso con un innamoramento senza remore nei confronti della band finlandese, una delle migliori espressioni power metal di allora, con il sogno di averli poi sul proprio palco, costi quello che costi, anche se ci fosse da aspettare, come è appunto successo, circa 20 anni.

Che la lunga attesa abbia, finalmente, trovato la sua soddisfazione lo leggiamo dai visi di chi in questi anni ha duramente lavorato per conquistare quella credibilità necessaria in un settore - quello degli appuntamenti estivi - complesso e fatto di note non solo gioiose. Intendiamoci, gli artisti stranieri vengono volentieri ad esibirsi in Italia, dove trovano un pubblico caloroso, grande accoglienza e (non guasta mai) poche sorprese meteorologiche (si obietterà che il maltempo non ha mai fermato il Glastonbury, ma l’Inghilterra per la pioggia non fa testo), ma pretendono, giustamente, di trovare sempre la massima professionalità e quell'organizzazione cui sono avvezzi, che non tutti sono in grado di offrire, trasformando un proprio e personale impasse in un grave nocumento anche per tutti gli altri incolpevoli.

Archiviata la fatica necessaria perché gli Stratovarius arrivassero qui, la prima nota positiva che percepiamo è data non dalla band, ma dal pubblico che affolla l’area del concerto. Anni e anni di presenza alle più diverse tipologie di musica dovrebbero averci fatto capire che non esiste mai una classificazione precisa. Quando le note sono messe assieme in una sequenza che genera il piacere di chi le ascolta, ai live (massima espressione reale, senza i filtri dello studio e delle capacità tecniche degli ingegneri del suono) si può trovare veramente di tutto. Ma non credevamo di trovare questa trasversalità e soprattutto questo affetto, nemmeno si trattasse del ritorno a casa di un amico che non si vede da tempo.

Le migliaia di persone presenti tributano alla band finlandese quell'accoglienza che vorremmo vedere sempre, una testimonianza sincera di quanto sia alto il valore della musica nella vita di tutti noi, di quanto veramente ci aiuti a vivere meglio, a superare momenti melanconici, a dare forza quando è necessario (in questo il metal è praticamente insuperabile), costituire momenti di aggregazione che annullano completamente la distanza dal palco. Gli artisti che non conosciamo direttamente, che parlano una lingua diversa dalla nostra, che probabilmente vedremo due o tre volte nella vita, hanno dalla loro la potenza della musica ed è quello che riescono a trasmetterci, anche solo in due ore di riff e doppia cassa.

La prova provata di quello che andiamo scrivendo ce la danno due poster (per la precisione due disegni), che abbiamo riportato nella foto di copertina. Il primo immaginiamo sia stato disegnato da Gaia, una bimbetta di non più di 8/10 anni, che sulle spalle di Papà e con accanto la Mamma ha cantato per tutta la serata. L'altro è un bel disegno, realizzato con molta tecnica, immaginiamo dalla ragazza in prima fila che lo mostra, molto più grande di Gaia (anche se giovanissima) che ha sorriso, cantato e ballato al ritmo delle canzoni degli Stratovarius. Un primo complimento va ovviamente ai genitori di Gaia che hanno trasmesso alla figlioletta la loro passione per la musica, il secondo a questa sconosciuta ragazza che ha utilizzato il proprio tempo per comporre il suo omaggio artistico ad altri artisti. Apparentemente due piccoli gesti, ma che la dicono lunga sul significato che ha, per queste persone, esserci.

Molti tra quelli che assistono sono passati dall'adolescenza all’età adulta ascoltando band come questa (compresi gli organizzatori), alcuni (vedi i genitori illuminati di Gaia, ma non ci sono solo loro) hanno portato i figli a condividere lo stesso piacere, trasmettendo così, di generazione in generazione, l’importanza del praticare la musica (qualsiasi genere di musica ha una sua nobiltà d’animo, basta cercarlo, senza preconcetti), altri l’età adulta la vivono già da molto, ma questo non significa che debbano inaridirsi. E’ sempre il momento di condividere una bella sensazione e gli Stratovarius, impeccabilmente, offrono il catalizzatore necessario, perché il concerto si trasformi in una festa collettiva.

Coloro che applicano distinzioni alla musica dovrebbero comprendere che l'Artista è colui che fa emozionare, che suscita ricordi e genera una fratellanza positiva sotto palco (o più lontano, cambia poco), ti fa sorridere, cantare e storpiare testi in una lingua sconosciuta, genera un'ondata positiva di emozioni che difficilmente si possono provare in altra maniera. Prima di "giudicare" (senza che nessuno abbia avanzato sollecitazioni) il mondo del Metal, in genere di tutta la musica che non si ha l'umiltà di provare a capire, forse sarebbe preferibile partecipare ad un evento come questo, per rendersi conto che quello che non si apprezza è comunque Musica e come tale va sempre rispettata.

STRATOVARIUS
Timo Kotipelto (voce)
Jens Johansson (tastiere)
Matias Kupiainen (chitarra)
Lauri Porra (basso)
Rolf Pilve (batteria)

STRATOVARIUS LIVE @ FDB FESTIVAL
Speed of Light
Paradise
Phoenix
Eagleheart
My Eternal Dream
Visions (Southern Cross)
Under Flaming Skies
Coming Home
Shine in the Dark
Keyboard Solo
Black Diamond

Encore:
Forever
Unbreakable
Hunting High and Low

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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