Antonello Venditti & Super Band Live

Abbiamo seguito, come tanti altri, la marcia di avvicinamento al concerto serale in una delle tante piazze italiane

È usuale in Italia proporre agli artisti, durante l'estate, non solo gli stadi (i palazzetti possono attendere l'autunno), ma anche le piazze più o meno capienti dei circa 8000 comuni. Il palco è comunque adeguato: 266 metri quadri per 13 metri di altezza, praticamente una palazzina di 9 appartamenti. Sono state predisposte 500 metri di transenne, passato 1 km di cavo in fibra ottica per i servizi e portati 2 generatori da 500 kW per assicurare la potenza necessaria di alimentazione ai 30.000 watt audio, le luci e i videowall. Sono 60 le figure professionali impiegate, dal giorno prima, per l'allestimento e - al termine del concerto - per l'immediato disallestimento, perché il giorno dopo la centrale piazza deve tornare al suo usuale scopo.

Antonello Venditti sale sul palco per il soundcheck, con occhiali ray-ban e giacca di pelle di ordinanza, saluta il pubblico presente, che ovviamente applaude, ed educatamente fa subito presente che a breve si assisterà ad una pura prova: il concerto ci sarà dopo. L'empatia stabilita con il "suo" pubblico è immediata. L'artista sorride ed è disponibile anche a conversare, le tante persone scattano foto e ascoltano anche gli accenni delle tre canzoni che servono semplicemente a mettere a punto il suono di quello che quasi tre ore dopo si ascolterà in forma compiuta.

Passano le ore e la piazza si riempe completamente, si ha tutto il tempo per "invidiare" i proprietari delle case che affacciano sulla piazza e che avranno la piena comodità di visione, anche se la distanza di una "tribuna" normalmente toglie enfasi e piacere del vissuto pieno di un concerto, in mezzo agli altri. Si ha tutto il tempo di mangiare e bere, muoversi poco per non perdere il buon posto conquistato, fare amicizia e "salotto" con i vicini di marciapiede. Si scorre il tempo come si può fino alle 21:30, quando - puntualissimo - si torna sul palco e il concerto può avere inizio.

È un fiorire di telefonini che registrano e scattano foto, di persone che cantano (anche piuttosto male, ma non importa a nessuno e Venditti non li sente), di coppie mature che si abbracciano perché quella particolare canzone ha un profondo significato nella loro vita. Il concerto di un artista di questo calibro rappresenta l'evoluzione dell'ascolto di "canzonette" (cit.), per approdare al ricordo (gioioso o melanconico che sia) di un personale momento, di cui Notte prima degli esami - prendiamo uno dei manifesti più efficaci, che verrà più tardi eseguita - è stata la perfetta colonna sonora e come tale rimarrà.

La tecnologia odierna permette attività impensabili fino a pochi anni fa, sono molti quelli che avviano una "diretta" social, improvvisandosi registi, permettendo così a chi è lontano di essere ugualmente presente, aumentando la partecipazione e il pubblico, anche se virtuale. Il concerto è un momento collettivo dove l'artista costituisce il medium con il quale le emozioni scendono direttamente nella pancia di chi assiste. Ci si diverte e molto, sopra e sotto il palco, anche dalle finestre e dai balconi affollati. Antonello Venditti è sempre sorridente (una costante per tutta la serata), molto colloquiale e attento a quello che succede attorno a lui, durante le brevi pause tra una canzone ed un'altra. Indugia a parlare con la gente, con la sua gente, quasi ci si aspetti che si faccia portare una sedia a bordo palco per trasformare il concerto in una piacevole chiacchierata tra "tanti" amici. Il pubblico, se lo avesse fatto, non avrebbe sicuramente protestato.

Come sono distanti gli "altri" artisti che arrivano (spesso non sanno nemmeno dove), cantano e se ne vanno verso una nuova "città per cantare" (la citazione è solo per la bellissima canzone di Ron, sia chiaro). Ma d'altra parte non si è in attività da 45 anni, se non si riesce a mantenersi vicino a chi ascolta, e senza il bisogno di quella pseudo pubblicità che altri vanno cercando, citandolo (in questo caso il riferimento a Venditti è invece voluto) - incolpevole - in mezzo alle proprie beghe mediatiche. Intenso il momento del ricordo, salutato da un costante applauso per la proiezione di volti familiari per tutti: da Falcone e Borsellino, a Lucio Dalla e Pino Daniele, icone artistiche e sociali. Nel videowall trovano spazio ricordi anche più intimi, che appartengono principalmente al microcosmo del cantante (Alessandro Centofanti e Marcello Vento): chi non li conosce applaude ugualmente, anche per educazione e rispetto.

Dopo due ore e un quarto il concerto si conclude. Antonello Venditti evita di uscire e rientrare per il bis di ordinanza e si congeda con - nell'ordine - "Roma Capoccia" e "Grazie Roma", che tutta la piazza canta assieme a lui: la più corretta delle conclusioni di una bella serata di musica. L'ultimo "grazie" è comunque sicuramente per chi, almeno in questa sera, non è stato un mestierante, o un semplice professionista, ma uomo di emozioni, con la differenza sostanziale di poterle dispensare da sopra un palco, senza però far avvertire dal "distanza". E non è sicuramente poco.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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