Cambridge Rock Festival feat. Tygers of Pan Tang

In totale 4 giornate a tutto rock con 80 diverse esibizioni suddivise su tre differenti stage, tredicesima edizione

La prima cosa da fare, non potendo partecipare a tutte le giornate, è scegliere a quale andare, consultando il sito web del Festival, dove vengono fornite le informazioni necessarie per raggiungere il luogo e per familiarizzare con le band selezionate. In realtà la scelta era stata già fatta, visto che volevamo assistere al concerto degli anglosassoni Tygers of Pan Tang, band che tra alti e bassi è in attività dalla fine degli anni '70, collocandosi quindi nella "nuova ondata" del metal britannico. Per chi mastica poco il settore, è dove regnano in forma pressoché incontrastata gli Iron Maiden, anche dopo che l'ondata si è esaurita.

La modalità con cui questo genere di festival si presenta al pubblico è sostanzialmente simile, dai più raccolti (come questo) ai più blasonati, come il Glastonbury. Una serie di artisti si collocano sul palco, che può anche essere unico, e si procede in sequenza musicale dalla tarda mattinata a notte inoltrata, con - come unica difficoltà - le possibili condizioni meteo avverse, per altro minimamente sentite come fastidio, visto che da queste parti la pioggia fa parte dell'ambiente naturale, alla stessa stregua del te o della pinta di birra. Ma noi che inglesi non siamo abbiamo la fortuna di incontrare delle belle giornate di sole!

Rinunciamo quindi a rivedere i Mostly Autumn e lasciamo in sospeso la curiosità per Deborah Bonham, sorella in blues di John (il molto compianto batterista dei Led Zeppelin), per concentrare la nostra attenzione musicale sullo stage Rock & Prog che prevede come headliner le "Tigri" e immediatamente a seguire gli FM. In ogni caso siamo puntuali per poter ascoltare, con la massima comodità, tutta la giornata in programma.

Opening act con i Maverick, uno sfrontato e divertente quartetto di ragazzini (tra i 15 e i 17 anni) che sono i primi a divertirsi (e ci mancherebbe altro), sotto l'occhio benevolo dei loro primi fan: i genitori. In ogni caso i Maverick dimostrano di onorare il palco con un bel piglio e determinazione, senza incertezze o smanie di protagonismo televisivo. Seguono i 4th Labirinth, un quintetto capitanato dal tastierista e cantante Marcel Kunkel. La scelta del repertorio forse indugia eccessivamente sulle cover, anche se sono blasonate, ma è l'esibizione (a piedi nudi) della bassista Claudia McKenzie a dare quel valore aggiunto che dal vivo non guasta mai. Applausi in ogni caso meritati.

I Ghost Community ci offrono, invece, il mini-concerto più rigorosamente progressive della serata. La band ruota sulla bella voce del cantante John Paul. Bravi e sarebbero da rivedere con una serata interamente dedicata a loro. Grande la qualità espressiva dei musicisti, ma stiamo parlando di una band prog, quindi è normale trovarsi di fronte alla tecnica, unita alla creatività. Scelta del look particolare del cantante, ma anche questo fa parte dello spettacolo. Ci avviciniamo a quelli che sono considerati i protagonisti e la manifestazione schiera un ospite d'oltreoceano. Direttamente dalla California veniamo tutti molto divertiti dalla performance della T Clemente Band. Voce solista femminile per gli americani: la cantante è Amanda Dieck. Oltre a questo la band schiera collaborazioni di tutto rispetto, che vanno da Sammy Hagar agli Y&T.

Teddy Clemente e soci declinano nel modo migliore la propria nazionalità, ci spostiamo con divertimento negli States con una compagine musicale in grado di rendersi immediatamente simpatica al pubblico, anche raccontando di come, in aereo, abbiano ripassato il testo della loro ultima canzone, che viene per sicurezza interpretata con il foglietto o lo smartphone sotto gli occhi. Un rock'n'roll orecchiabile che spezza piacevolmente la linea musicale che finora abbiamo ascoltato. L'artista successiva è una conferma del blues-rock britannico, che abbiamo già applaudito come opening act dei Marillion alcuni anni prima. Sappiamo già cosa aspettarci da Chantel McGregor e non veniamo minimamente delusi nelle aspettative. Il trio chitarra-basso-batteria è solido e minimamente indugiante verso altro che non sia la musica, nello stile - con la doverosa distanza e rispetto - del Jimi Hendrix Experience. Performance tiratissima la loro. Ribadiamo le belle sensazioni che Chantel McGregor ci aveva già suscitato in precedenza.

Finalmente, con tutto il rispetto per gli artisti che si sono già esibiti, ci siamo: predisposizione tecnica del palco, amplificatori che si cambiano e si riaccendono per la sesta volta e le Tygers of Pan Tang salgono per il loro show. Della formazione originale è rimasto solo il chitarrista Robb Weir, il cantante è un italiano, anzi un toscano, Jacopo Meille. E' probabile che l'altra chitarra (Michael McCrystal) abbia ascoltato "Spellbound" e "The Cage" dal giradischi di papà. Anche in questo caso non vengono fatte tante concessioni ai fronzoli. Se la band apparteneva alla nuova ondata del metal britannico, a questo si è rimasti ancorati ed è solo heavy metal quello che ci viene proposto. Assoli rapidissimi che si incrociano, canzoni urlate e in sequenza continua. In totale 17 pezzi che scorrono via in un lampo.

Si alternano principalmente i due periodi di maggior presenza del chitarrista fondatore, quindi dal 1980 al 1982 con "Spellbound" quale disco maggiormente rappresentato e gli anni 2000, con gli ultimi tre dischi in studio, quelli dove è già presente l'attuale cantante. In particolare l'album omonimo dell'anno precedente. La nostra lunga attesa è completamente soddisfatta dal risultato. Anche il pubblico presente è del nostro parere, a giudicare dagli applausi che concludono il loro concerto. L'intensa giornata di musica rock sta per concludersi con quello che il pubblico locale attende come headliner. Dopo un'attesa tecnica, dovuta principalmente al necessario cambio palco, gli FM fanno il loro trionfale ingresso al Cambridge Rock Festival. Abbiamo così modo di ascoltare un'ulteriore sfaccettatura di quello che alcuni continuano - sbagliando - a considerare un sottogenere della musica contemporanea. Anche in questo specifico caso ci troviamo di fronte a una band con uno scioglimento e una ripartenza più recente, costruita però attorno a tre su cinque dei componenti originali degli anni '80. E proprio il segno che l'araba fenice ama il suono degli amplificatori!

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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