Il paracadute di Taccola (recensione)

Sedicesimo album di Luca Bonaffini, riscoperta di brani accantonati, accennati e mai completati

Luca Bonaffini
m&s - Luca Bonaffini

Anche noi, per non essere da meno, ci siamo presi tempo, molto tempo, prima della pubblicazione di questo articolo, ma siamo comunque consapevoli che la canzone autoriale ha il grande vantaggio di poter essere ascoltata e apprezzata anche a distanza non solo di mesi, ma di anni. Ne è chiara dimostrazione - almeno secondo chi sta scrivendo - il fatto di rimettere periodicamente sul piatto (non è un riferimento gastronomico) dischi che appartengono orgogliosamente al secolo scherzo e che, con il passare del tempo, vedono aumentare il loro valore (economico e affettivo) e il relativo piacere di (ri)ascolto. Difficile aspettarselo da alcuni, non tutti, tra i progetti odierni, spesso più commerciali che artistici. Ma evitiamo di farci portare lontano e concentriamoci su questo lavoro.

Per “Il paracadute di Taccola” (edito da Long Digital Playing, distribuito da Believe Digital e arrangiato da Roberto Padovan), Luca Bonaffini si è avvalso della collaborazione artistica di Davide Vevey (chitarre acustiche ed elettriche), Francesca De Mori (vocalist e arrangiamenti corali) e Stefano Morselli (sax e fisarmonica). Registrato tra Torino e Milano, sotto la regia dello stesso Padovan (anche co-autore di alcuni brani), il progetto discografico "contiene 14 canzoni che - volteggiando tra mondi sonori dall'Irlanda a New Orleans, passando per i chansonnier francesi e il pop italiano - ricade nel Novecento dei visionari e dei sognatori. I testi lasciano spazio alla voce del cantautore che ritrova i suoi armonici, la voglia di cantare e quello che in più occasioni ha definito il diritto alla ricerca della bellezza". Nella kermesse di personaggi (alcuni reali, altri inventati) sfilano cosmonauti geniali considerati folli, pensatori delusi e stanchi, donne di ieri e amori di oggi, clochard ed eroi rigettati dal mare che riscattano la propria morte a cavallo di un delfino. Un elenco suggestivo di "caratteri" che evoca il malinconico passato di maestri, anzi "Maestroni".

Nota dell'artista: Considero questo lavoro uno dei più belli che ho mai concretizzato perché contiene un concept implicito e non esplicito. Sono canzoni che affrontano ancora una volta la metafora del volo, ma con viaggi e storie indipendenti. I personaggi appaiono sconfitti ma in realtà restano dei vincenti, perché hanno saputo resistere e cambiare, accettare le trasformazioni e compiere delle metamorfosi sfidando la morte. Credo debba essere il senso della vita: se si cade, dopo un volo tentato e doveroso, bisogna saper prevedere un buon atterraggio e magari usare un paracadute di fortuna...

Da qui si evince la scelta del titolo, evocativo dell'idea di un inventore toscano del Trecento, Mariano di Jacopo, altrimenti conosciuto come "Taccola", che tracciò probabilmente il primo schizzo del paracadute, poi disegnato da Leonardo Da Vinci.

Pur non amando particolarmente le sonorità pop, che costituiscono il fulcro centrale di questo progetto, troviamo e apprezziamo come principale punto di forza la pulizia della voce di Bonaffini che evita (e di questo lo ringraziamo) quelle strade impossibili di metrica tanto corteggiate oggi, quelle di cui non si capisce il perché (sempre che ce ne sia uno). Bonaffini scrive con perizia e sa come mettere un racconto di parole in musica, senza che le prime abbiano il sopravvento sulla seconda o il contrario. Risulta in effetti più difficile costruire un senso logico generale, un percorso che abbia un inizio e una fine (abbiamo provato ad ascoltare il disco cambiando l'ordine delle canzoni senza che il risultato cambi), ma non lo troviamo assolutamente un demerito, anche perché annunciato. Un concept fatto di tanti piccoli concept. Spetta a chi ascolta scegliere il suo o disinteressarsene totalmente e godersi il risultato come insegnato da una grande massima, mai smentita (non indagare come lo fanno e goditi i risultati, cit.).

IL PARACADUTE DI TACCOLA (2021)
Il futuro ero
Il cosmonauta
Il pensatore stanco
L’Imperatrice d’Irlanda
Omero
Sir George
Quella dolcezza che ha cambiato il mondo
Quando l’amore si faceva in bianco e nero
Bella ieri
L’ombra
La perla bianca
Pizza Margherita
La vera età
Clessidre

Durata complessiva: 56 minuti.
L’album è acquistabile in forma liquida dalle maggiori piattaforme digitali, disponibile anche in CD. 

Produzione: Long Digital Playing Srls Edizioni Musicali.
Riprese sonore, mix e mastering: Studio Artisma di Torino, a cura di Roberto Padovan.
Le voci di Luca Bonaffini e Francesca De Mori sono state registrate allo Yellow Studio di Milano da Fabrizio Rabacchi.
Tutti i testi e le musiche dell’album sono di Luca Bonaffini, tranne “La vera età”, “Il pensatore stanco”, “Bella ieri”, “Clessidre” (testi di Luca Bonaffini, musiche di Roberto Padovan).
Copertina: Ryu GraficLab di Mantova, realizzata da Valentina Margonari.
Ufficio relazioni pubbliche: Lucilla Corioni.
Hanno partecipato al volo, con e senza paracadute: Roberto Padovan (arrangiamenti, pianoforte, tastiere, programmazione parti digitali, scrittura partiture archi e orchestra), Francesca De Mori (interventi vocali), Davide Vevey (chitarre elettriche ed acustiche), Stefano Morselli (fisarmonica e sassofono).

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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