Fabio Concato: Altro di me (recensione)

Tour teatrale per Fabio Concato ispirato da uno dei tanti suoi brani di successo, L'altro di me, del 2012

Fabio Concato
m&s - Fabio Concato (foto © media & sipario)

La brutta notizia che apre la serata è che il protagonista, come potrebbe accadere a chiunque di noi, non è in perfetta forma, è influenzato. La bella è che si tratta di un professionista, abituato a tenere sotto controllo quelle vicissitudini che altri (che non devono salire su di un palco e usare la voce come strumento di lavoro) avrebbero salutato con tanto di "spallucce", trasferendosi immediatamente sul divano con una copertina, il termomemtro a portata di mano, un bicchiere di tè caldo con magari del miele e il televisore acceso.

Fabio Concato, e altri come lui, ovviamente non può permetterserlo, non per fattori economici (ci mancherebbe altro che ci mettessimo a indagare su aspetti che riteniamo strettamente personali e di nessuna pertinenza giornalistica), ma semplicemente per rispetto del pubblico (la serata a occhio e croce ci sembra in sold out), alcuni dei quali - lo sapremo più tardi - hanno affrontato anche un viaggio (medio, di comunque 160/200 km) per essere presenti alla serata conclusiva di JazzUp Festival. Per quanto non interessi a nessuno, anche noi ci siamo affrettati a chiudere l'impegno lavorativo in un'altra città e poter nuovamente assistere a un suo concerto;, perché, come tutti gli artisti di qualità, quando è possibile si va a vedere più e più volte. 

È lo stesso Concato in apertura di concerto a scusarsi con noi tutti per i suoi problemi di voce, salutati, o meglio allontanati, dai presenti con un applauso di benvenuto, o di incoraggiamento, o di comprensione e vicinanza. In ogni caso, il messaggio che passa a nostro parere è che potrà fare quello che vuole in ogni caso lo apprezzeremo, d'altra parte siamo qui per questo. Anche se dovrà essere costretto a chiudere prima la serata (eventualità che comunque non avverrà). Si avverte e si vede la concentrazione e lo sforzo di restituire una performance che un simile professionista è probabilmente sempre abituato a dare.

Sul palco è accompagnato da una line-up che abbiamo già visto con lui in precedenza, in grado di adeguarsi alla bisogna e rivedere in pochissimo tempo adeguamenti di tonalità, che noi non avremmo notato se non ci fossero stati in precedenza comunicati. D'altra parte artisti di questo calibro non possono nemmeno concepire come scherzo gli aiuti elettronici che vanno per la maggiore ora. Per Concato parlano - e lo fanno molto bene - le linee compositive delle sue canzoni che abbracciano e cullano parole scritte decine e decine di anni prima, ma sempre moderne, oggi e probabilmente anche per molti anni ancora.

Il concerto si muove agile, attraverso un repertorio vastissimo (nel suo catalogo ha superato quota 150), con quei brani che sono scelta dell'artista - prendiamo come esempio i legami personali di "Gigi" (dedicata al padre) e "Carlo che sorride" (scritta per l'amico e collega Carlo Gargioni) - e quelli che l'artista si è visto "strappare via" per esigenza popolare dal pubblico e che ora (ma è un "ora" che dura da decine di anni) appartengono a tutti, basti vedere quello che è successo con "Fiore di maggio", inizialmente omaggio alla nascita della primogenita Carlotta e poi divenuta figlia di chiunque apprezzi cotanto padre. Ci sono le "impossibili da non fare, perché tutti se le aspettano" (la frase non è sua, il concetto sì), ma si alternano ad altri brani, meno conosciuti e nello stile del tour 2024-2025: attenzione e condivisione di "cari e vecchi amici", meno conosciuti, ma non per questo meno apprezzati.

La maestria dell'interprete e il calore del pubblico (che in certe situazioni è sicuramente utile, anche se non restituisce la voce) fanno scorrere la serata e il concerto senza danni, il musicista Concato si trova spesso nei panni del narratore Fabio, colorando i brani di quelle suggestioni vocali e non canore che ne ampliano il significato. Particolarmente divertenti (e ovviamente applauditi) gli aneddoti sanremesi che a ben guardare appartengo anche ad altri suoi colleghi. Il concerto si conclude come giustamente avrebbe dovuto: standing ovation per il maestro Concato, docente di emozioni, con febbre o senza. 

line-up
Fabio Concato voce
Ornella D’Urbano arrangiamenti piano e tastiere
Gabriele Palazzi Rossi batteria
Stefano Casali basso
Larry Tomassini chitarre

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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