Neil Zaza and Band Live (recensione)

Abbiamo incrociato il consueto passaggio annuale del chitarrista americano dalla Capitale, un vero piacere esserci

Finora appartenevamo alla schiera di coloro che lo avevano ascoltato in disco e visto in video e non ancora applaudito nella migliore e più naturale delle condizioni possibili: il concerto. Fortunatamente, abbiamo risolto il problema, assistendo alla serata romana di Neil Zaza and Band, data inserita nel tour europeo del 2017.

Preceduto da un altro trio, quello di Simone Gianlorenzo (accompagnato da Pino Saracini al basso e Matteo Di Francesco alla batteria), Neil Zaza sale sul palco accompagnato dal muro sonoro della propria chitarra, sorride (lo farà sempre, per tutta la durata del concerto) e saluta tutti i fotografi sotto palco, saluta il pubblico, pronunciando poche parole in italiano e suona, e come suona, sostenuto perfettamente dai due suoi compagni di viaggio: Walter Cerasani al basso (assieme a Zaza da 10 anni) e "Franchi", "ma il suo vero nome è Joe Czekaj" alla batteria, di Cleveland come il chitarrista. L'essenzialità della formazione permette al pubblico di apprezzare ancora di più le doti dei tre musicisti che si impegnano dal primo minuto, ognuno per il proprio compito e strumento, nel travolgere tutti i presenti sotto una emozionante cascata di suoni. 

Le dita del chitarrista corrono velocissime sulla chitarra (in tinta con le scarpe) restituendo quelle belle sensazioni dei musicisti e concerti anni '70, fatte di tanto suono e veramente pochi fronzoli. I brani proposti vengono dal repertorio classico di Neil Zaza, nel senso più conforme del termine, visto che viene eseguita anche 'In the Hall of the Mountain King' di Grieg e l'immancabile Quinta di Beethoven, così coinvolgente che - pensiamo - anche il suo legittimo "papà" l'avrebbe applaudito. Stesso piacere, pieno e condiviso per l'incursione nel pop con una superba 'Take On Me' dei norvegesi a-ha. I due musicisti in accompagnamento sono assolutamente perfetti nel sostenere il proprio capobanda, abbiamo dubbi sulla quantità di braccia di "Franchi", non può averne solo due, visto che continua a martellare quella povera batteria come il polpo dei cartoni animati.

Il concerto è divertente, sopra e sotto il palco, esilarante il siparietto che Zaza e Cerasani propongono, con il chitarrista che scende "offeso" dal palco, si siede tra il pubblico, si presta a fare delle foto, continua a sorridere e continua a suonare. Altro omaggio applauditissimo, anche per il valore sentimentale, quello per il compianto (e altro virtuoso) Prince con 'Purple Rain'. Inutile dire che qualsiasi cosa il chitarrista americano volesse proporre, il pubblico avrebbe lo stesso unanime entusiasmo, tutto meritato. La serata, è passata circa un'ora tiratissima, si sta probabilmente avviando alla conclusione e Neil Zaza propone un altro omaggio, stavolta ai Deep Purple con 'Highway Star', una versione solo strumentale del cavallo di battaglia profondo porpora strepitosa. Diversa, come è giusto che sia, ma indistinguibile per qualità dall'originale dei tempi migliori.

Il concerto potrebbe, volendo interrompersi qui, ma c'è spazio per altri due brani rapidissimi che consegnano la serata alla top list dei ricordi musicali del 2017. Neil Zaza scende dal palco e si accomoda al banchetto del merchandising per conversare amabilmente con quanti si stanno assiepando - tutti, noi compresi, con grandi sorrisi stampati in viso - per congratularsi e ringraziare il chitarrista per gli appena trascorsi 80 minuti. "Quando torna?" sentiamo chiedere, non siamo riusciti a percepire la risposta, ma siamo certi che ne verremo informati. Le belle notizie corrono anche sul web.

NEIL ZAZA AND BAND
Neil Zaza, chitarra
Walter Cerasani, basso
Joe Franchi Czekaj, batteria

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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