Eric Clapton: 50th Anniversary Tour

Si festeggiano i 50 anni di carriera di uno dei più celebrati artisti del panorama musicale mondiale

Lo spettacolo della Royal Albert Hall inizia da fuori, la sala da concerti vittoriana, intitolata al consorte della Regina Vittoria, è imponente, dentro e fuori, collocata nel quartiere “ricco” di South Kensington, dove non è inusuale trovare parcheggiate in strada Ferrari, Maserati e ammiraglie di casa (Bentley e Rolls Royce). Entriamo e ci arrampichiamo in alto verso i nostri posti, una scalata che gli inglesi affrontano con l'immancabile "pinta" di birra in mano, la costante assoluta di ogni concerto, che viene poi ripetuta più e più volte durante lo spettacolo.

Il pubblico affluisce lentamente, pochi i giovanissimi, sicuramente ha giocato la forte concorrenza del concerto dei Muse all'Emirates Stadium (dove gioca l'Arsenal) che comunque non ha fatto il tutto esaurito, visto che nel primo pomeriggio i Ticket Office del West End (il quartiere di Londra dove insistono la maggior parte dei teatri, ndr) avevano ancora disponibilità di biglietti. 

Puntuale come da programma alle 7:30 pm inizia il gruppo spalla, anzi il solista. Si tratta del ventinovenne americano Gary Cark Jr, chitarrista blues, ovviamente. Nel 2011 è stato dichiarato dalla rivista Rolling Stone come miglior emergente dell'anno, ha collaborato con Alicia Keys e Sheryl Crow, ma d'altra parte per suonare alla Royal Albert Hall e aprire il concerto di Eric Clapton bisogna già essere qualcuno. Come da programma Clark Jr, accompagnato da seconda chitarra, basso e un indemoniato cespuglio di capelli alla batteria, si esibisce per 45 minuti.

Si riaccendono le luci, la sala è piena dovunque: 5.500 posti tutti a sedere. Velocissimo cambio di palco per far avanzare gli strumenti della band di Clapton. Molti sotto palco a fotografare il lavoro degli addetti. Il grigio tappeto di Clark Jr. viene sostituito con uno dall'apparenza più prezioso, dai disegni persiani. Dovrà camminarci e suonarci sopra uno dei più grandi chitarristi del mondo, dopotutto.

Eric Clapton arriva sul palco, un cenno di saluto e via di musica. Attorno a noi, dovunque, è un fiorire di macchine fotografiche e videocamere che, discretamente, immortalano e riprendono. Nessuno ha detto che non si potesse fare. Non potendo fotografare per mancanza di strumento, ci possiamo concentrare sullo spettacolo della musica. La qualità del suono è perfezione allo stato puro. Clapton & Band - l'artista è accompagnato da 6 musicisti, tra cui Paul Carrack (ex Roxy Music) e 2 coriste - sono talmente bravi da sembrare registrati. Clapton non si concede molto al pubblico, anzi non si concede affatto, ma d'altra parte nessuno se lo aspetta. Scorrono via pezzi classici, principalmente, e qualcosa di più recente, come “Gotta get over” del 2013. Con “Layla” anche il compassato pubblico inglese si accende maggiormente.

Ma è verso la fine del concerto con “Cocaine” che le 5.500 persone scattano in piedi e la platea corre a sistemarsi sotto palco, rimanendo educatamente a pochi centimetri dalla band. Sui lati due addetti molto rilassati si "frappongono" fra il pubblico e la possibilità di salire sullo stage, che nessuno comunque sembra voler tentare.

Il concerto dovrebbe terminare qui, ma ovviamente la band si concede nuovamente. Il primo pezzo dei due previsti nel bis è “Sunshine of your love”, del periodo dei Cream, anno 1967. Il secondo ed ultimo, cantato assieme a Paul Carrack, è “High time we went”, 1971, di Joe Cocker. La serata è terminata, la soddisfazione rimarrà molto più a lungo.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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