In un mercato totalmente o quasi dominato da rap, più o meno d'autore, o da popstar televisive e internazionali, rimane molto difficile, se non impossibile, riuscire a far notare un progetto praticamente costruito su due chitarre acustiche, con un suono garbato, suggestiva e in assenza di elettronica, ma questo è. Gli Incipit Suite sono infatti un coraggioso (l'aggettivo è obbligatorio) duo di chitarre acustiche che ha da pochissimo (aprile 2018) pubblicato il proprio album di esordio, Telepathy, a questo punto il coraggio si è trasformato in follia!
Pubblicare un disco in Italia è difficile, prima di tutto perché è molto ostico farselo comprare. Aggiungi a questo che bisogna percorrere strade musicali spesso già battute o comunque saldamente presidiate, organizzare promozione con concerti e ospitate televisive (dove si rischia di apparire per quello che non si è), convincere le radio a passarti i brani (che devono rigorosamente adattarsi a una lunghezza inferiore ai 3 minuti) e i giornali a pubblicarti il comunicato, il piccolo miracolo è anche avere una recensione, meglio ancora se positiva, anche se la regola "parlatene bene, parlatene male, purché ne parliate" sembra ancora - tristemente - dettare legge.
Con queste tragiche (e forse esagerate o forse no) aspettative non possiamo non ammirare sinceramente la scelta artistica di Marco Di Meo e Roberto Gargamelli, ossia quella di mettere fuori una proposta quasi interamente strumentale, dove fa eccezione la sola Amor de conuco. Tutte le altre composizioni fanno "cantare" solo le corde delle chitarre dei due artisti, per un piacevole ascolto, sia in dedicato che in sottofondo, magari divenendo la perfetta ambientazione musicale per la lettura di un libro (altro intrattenimento culturale in via di estinzione). E comunque riteniamo "Telepathy" poco adatto all'ascolto automobilistico, a meno che non ci si trovi imbottigliati in un ingorgo e non si cerchi un motivo per rilassarsi, la musica fa anche questo, in attesa di muovervi nuovamente.
Chi di dischi di ne ha ascoltati tanti, non può non far percorrere al contrario la puntina del giradischi dei ricordi, trovando analogie (totalmente arbitrarie, ovviamente) con altri artisti di altissima caratura e - oggi - poco gettonati dai media (ma forse è meglio così), il primo riferimento venuto in mente è per Riccardo Zappa. Invitiamo al suo ascolto chiunque legga e non lo conosca, anche solo per smentire il nostro ricordo.
I due artisti hanno tenuto a dichiarare che il loro album sia "quasi uno scambio telepatico di idee e sensazioni che combinano in un vortice musicale fatto di tecnica strumentale, improvvisazioni e originalità compositiva". Quello che è sicuramente innegabile è che il disco si ascolta con molta facilità, anche se, riteniamo, non sia per niente facile suonarlo, ha una linea melodica mai stancante, con ovvie contaminazioni di più generi, caratteristica che permette ad ogni ascoltatore di trovare il brano da "replay" compulsivo. Curatissimo, come da attesa in considerazione del genere musicale, il suono delle due chitarre, realizzate dai liutai Samuele Fabbri e Paolo Lucenò.
TELEPATHY (2018)
Incipit Suite
Através De Nuvens
Alternative Caos
Letter To A Child
The Backwash
Spain
Giorgio
Amor De Conuco *
Bernie’s Tune
Viaje De Regreso
Juazeiro
L’Universale Abbandono
Mercato Antiguo
Telepathic Dream
* voce Erèndira Diaz
percussioni Davide Battistelli
pubblicazione/distribuzione Lunik Records
registrazione e mix Davide Battistelli, Lunik Studio di Pesaro
master G&J studio di New York








