Daniele Silvestri: Canzoni a sdraio Live (recensione)

L'uomo con il megafono continua a far riflettere, emozionare e sorridere con il piglio del cantastorie

Daniele Silvestri in concerto
Daniele Silvestri in concerto con Canzoni a sdraio. Foto di Maria Ilenia Crifò Ceraolo

Tutto questo è (ancora) Daniele Silvestri e il racconto delle sue “Canzoni a sdraio”, in forma di concerto al tramonto, alle Grotte di Mongiove (nel messinese), organizzato da OTR Live per promuovere l'ultimo album - titolo omonimo - del cantautore romano.

Escludendo qualche disagio iniziale, causato dai ritardi nell'apertura dei cancelli con code sotto il sole cocente e temperature proibitive, nulla di tutto il resto è stato lasciato al caso: il 'sacrificio' è stato ampiamente ripagato infatti, oltre che dalla qualità dell'esibizione dell'artista, anche dall'accoglienza all'interno dell'area del concerto, con stuoie a terra per potersi sdraiare comodamente a godersi la musica. 

Se ogni dettaglio ha contribuito a creare l'atmosfera, difficile non pensare che molti fossero gli easter eggs sul palco, a partire dalla sdraio contestualizzata fra gli strumenti del live set e protagonista dell'apertura del concerto, con l'ingresso in scena, per primo, del batterista Davide Savarese nelle vesti di 'uomo da spiaggia'. 

Intento a leggere sulla sedia un quotidiano con un chiaro riferimento al 'No' del recente referendum costituzionale, ad accompagnare la lettura è stata la voce di una radio di sottofondo che parlava di temi di stretta attualità, come il problema della tutela sul lavoro. Accanto a Savarese, manco a dirlo, un megafono che, tra i tanti significati che potrebbe avere, magari potrebbe essere anche un collegamento al singolo con il quale Silvestri esordì a Sanremo (“L'uomo con il megafono” di cui sopra).

Sin da subito si è quindi palesata la cifra stilistica dell'esibizione, caratteristica da sempre della sua produzione artistica, e cioè a dire quella leggerezza ironica che in realtà non è mai leggerezza a titolo gratuito, ma che più spesso serve a condire un discorso complesso per renderlo maggiormente digeribile.

L'esordio sul palco del cantautore, del resto, lo ha confermato, conducendo proprio nel giorno del suo compleanno gli spettatori dal tramonto alla luna. Ha difatti iniziato il live con il brano di ultima uscita “Sana e robusta costituzione”, aggiungendo che la scaletta sarebbe stata 'impegnata' anche se non troppo.

Oltre che da Savarese alla batteria, Silvestri – che si è alternato fra chitarra e pianoforte – è stato accompagnato da Marco Santoro al fagotto e alla tromba; special guest a sorpresa il bassista Gabriele Lazzarotti, che lo ha affiancato con i suoi virtuosismi in “Le cose in comune”, “Monetine” e “Salirò” (in una versione completamente riarrangiata, per pianoforte, in stile 'avanspettacolo').

Nella setlist del live hanno sfilato buona parte delle tracce dell'ultimo album, alcune presentate anche con simpatici 'siparietti', portati avanti con la complicità degli altri elementi della band; c'è da dire peraltro che, pur trattandosi di rivisitazioni di brani già pubblicati in dischi precedenti, le canzoni inserite in quest'ultimo disco appaiono comunque all'orecchio come nuove, essendo state vestite in maniera originale con abiti più acustici (non sono le classiche 'reversion').

Tra il frinire delle cicale, molti sono stati i momenti di particolare intensità, inclusi l'omaggio a Paolo Pietrangeli con una speciale versione di “Contessa”, cantata a cappella insieme al pubblico in coda al brano “A dispetto dei pronostici”; “Le navi”, eseguita nel contesto di un discorso sull'immigrazione con il palco che si è tinto simbolicamente di blu; “While the children play” dedicato ai bambini che subiscono i conflitti bellici e “Il mio nemico”, manifesto contro la guerra con quell'intercalare 'Sparagli Piero, sparagli ora', chiaro riferimento a Fabrizio De André e cantato con il buio assoluto, scoppiato improvvisamente sulla scena come uno sparo. Anche le luci hanno avuto un ruolo fondamentale nel creare l'atmosfera, intonate alle situazioni e alle emozioni.

Non sono mancati naturalmente poi i momenti più sentimentali con pezzi come “Mi persi”, “Strade di Francia”, l'odiata/amata (su ammissione dell'artista) “Occhi da orientale” e “Senza far rumore”.

La chiusura invece, bis incluso, è stata affidata – oltre che alla già citata “Salirò” – a un grande classico movimentato quale “La Paranza”, e a “Testardo”, quest'ultimo eseguito quasi come fosse un brano 'svuota pista' dopo un concerto lunghissimo (ma il tempo è volato), durante il quale Silvestri non si è risparmiato, dandosi costantemente al pubblico e creando un rapporto diretto e sincero con chi lo stava ascoltando.

Nel caso fosse stato necessario dimostrare che le canzoni passate possono sempre dire qualcosa di nuovo, Silvestri ha mantenuto alta l'attenzione, suscitando e promuovendo un ascolto attivo e una costante rilettura, con il pubblico che - senza sollecitazioni dal palco - verso la fine ha scelto di alzarsi, per andare incontro alla musica e urlare tutti insieme la frase finale di rito “Arifamolo!!”. Si può assolutamente 'arifare', magari confidando in temperature più miti.

giornalista
Quando ero bambina mi piaceva la parola cultura, da grande ho deciso che volevo raccontarla. Giornalista transitata per cronaca locale e musica, quando non scrivo disegno. Ho anche studiato filologia ma, da buona siciliana, alle collazioni affianco volentieri le colazioni con la granita.
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