Santa Cecilia 2026/2027: l’identità è la visione (presentazione)

Presentazione della stagione 2026/2027 dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma

Conferenza stampa
m&s - Un momento della conferenza stampa (foto © Accademia Nazionale di Santa Cecilia)

Negli ultimi anni Santa Cecilia sembra aver trovato un equilibrio sempre più riconoscibile tra progettualità artistica e rapporto con il pubblico. Le sale dell’Auditorium Parco della Musica continuano a riempirsi con una costanza che negli ultimi anni è andata rafforzandosi, segno di una relazione viva tra l’istituzione e la città. Non si tratta soltanto dell’attrattiva dei grandi nomi o del prestigio dell’orchestra: ciò che emerge è piuttosto la sensazione di un percorso costruito nel tempo, in cui la stagione non appare come una semplice successione di concerti ma come un racconto musicale progressivo, capace di svilupparsi di anno in anno e di consolidare una comunità di ascolto sempre più ampia.

In questo processo un ruolo decisivo lo ha avuto la guida musicale di Daniel Harding. Il direttore britannico ha instaurato con l’orchestra e con il pubblico romano un rapporto di particolare affinità, costruito su una direzione lucida e narrativa, in cui la chiarezza del gesto si accompagna a una forte tensione drammatica. Il suo lavoro negli ultimi anni ha contribuito a definire una linea artistica riconoscibile, capace di tenere insieme repertori diversi senza perdere coerenza. Non sorprende dunque che l’apertura della stagione 2026/2027 sia affidata proprio a lui con Siegfried di Wagner, seconda tappa del progetto dedicato alla Tetralogia: un’impresa monumentale che richiede visione e continuità e che testimonia la volontà dell’Accademia di misurarsi con grandi architetture musicali pensate su più anni.

Dentro questa architettura si inserisce poi un altro elemento centrale della stagione: il bicentenario della morte di Ludwig van Beethoven, che nel 2027 diventa l’occasione per attraversare nuovamente alcune delle pagine più emblematiche del suo catalogo. Più che una celebrazione, il percorso beethoveniano appare come una riflessione sulla modernità di un compositore che ha ridefinito il linguaggio sinfonico e il ruolo stesso dell’artista nella società, restituendo al pubblico di oggi la forza ancora viva di una musica capace di parlare a epoche diverse.

Massimo Biscardi tiene a precisare che la stagione non si limita a guardare alla tradizione, ma costruisce un dialogo costante con la musica del Novecento e con la creatività contemporanea. Accanto ai grandi capolavori del repertorio trovano quindi spazio nuove commissioni e pagine che hanno segnato profondamente il linguaggio musicale del secolo scorso: dal sinfonismo di Šostakovič alla modernità teatrale di Stravinskij, fino alla riflessione sull’arte e sul ruolo dell’artista evocata dalla suite Mathis der Maler di Hindemith. Questo sguardo verso il presente emerge anche attraverso nuove creazioni commissionate dall’Accademia, come Viaggio di Carlo Boccadoro – omaggio alla figura di Luciano Berio – o la prima italiana di Peccato, ormai è troppo tardi del compositore estone Jüri Reinvere. In questo modo la stagione costruisce un arco che attraversa il Novecento fino ad arrivare alla musica di oggi, riaffermando una vocazione che negli ultimi anni si è fatta sempre più evidente: custodire la grande eredità della tradizione sinfonica senza rinunciare a interrogarsi sul suo futuro e sulle nuove possibilità espressive del nostro tempo.

Anche la stagione da camera si inserisce naturalmente in questo percorso, sviluppando in una dimensione più raccolta gli stessi fili che attraversano la programmazione sinfonica e offrendo al pubblico ulteriori prospettive di ascolto, tra recital, cicli dedicati al grande repertorio e programmi che attraversano epoche e stili diversi. Ne emerge l’immagine di un’istituzione che continua a pensare la stagione non come una semplice successione di concerti, ma come un racconto musicale capace di evolversi nel tempo, tenendo insieme memoria e ricerca, tradizione e contemporaneità. In questo equilibrio tra continuità e rinnovamento si riconosce oggi una delle caratteristiche più evidenti dell’Accademia: quella di essere non soltanto uno dei principali poli sinfonici europei, ma anche uno spazio culturale vivo, in cui la musica continua a interrogare il presente e a costruire nuove forme di relazione con il pubblico.

www.santacecilia.it 

Redattrice
Dott.ssa in Letteratura, Musica, Spettacolo con Master in Critica Giornalistica per Cinema e Teatro
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