Mauro Pagani: Creuza de ma Live 2015

Mauro Pagani in concerto con i brani del disco scritto a quattro mani con Fabrizio De Andrè

Partendo dallo scorso anno, trentesimo anniversario della pubblicazione dell'album, e in accordo con la Fondazione intitolata a Fabrizio De Andrè (la presidente è Dori Ghezzi), Mauro Pagani sta portando in tour una "nuova" versione di Creuza de ma, arricchito di sonorità digitali non esistenti nei primi anni '80. È un concerto di ricordi, ma non nostalgico, è un concerto di omaggi, rivisitati, in alcuni casi ampiamente. Mauro Pagani porta così al pubblico il "suo" Fabrizio De Andrè, con una serata musicalmente intensa (vocalmente un po' meno).

Si inizia con - ovviamente - un brano da Creuza de ma: D'a me riva, "l'ultimo brano che avrei pensato di fare" è il commento successivo di Pagani. Poi si viene appena avanti nel tempo e si passa a Le nuvole (1990), da cui viene eseguito prima Ottocento e poco più tardi anche Don Raffaè. Il leggio lontano, il vento fastidioso, il fatto che Mauro Pagani nasca come grande musicista e non come cantante contribuiscono a non rendere il dovuto omaggio ad uno dei pezzi più celebri (ma quale non lo è?) e più amati di De Andrè. In ogni caso, il pubblico partecipa, sostiene e applaude. Quantas sabedes non è presente nella versione originale di Creuza de ma, ma alla successiva del 2004 di Pagani. Così come appartiene al solo repertorio paganiano "Domani" (versione originale del 2003, ma ascoltiamo quella "rifatta" nel 2009 per raccogliere fondi a favore dell'Abruzzo).

Condivide con lui il palco un trio di bravi musicisti (che stranamente non vengono presentati, né a inizio, né a fine concerto). Sono Mario Arcari (ai fiati), Eros Cristiani (a tastiere e fisarmoniche) e Joe Damiani (alla batteria e percussioni - ma in alcuni momenti abbiamo avuto il dubbio che fossero addirittura in due, dalla quantità di suono espresso!). A fare piacevole compagnia arriva anche Arnaldo Vacca (al tamburello) che si "trattiene" per un paio di pezzi, praticamenetg una serata tra amici.

Il pubblico, come sempre accade quando sul palco c'è la storia primaria e convincente della musica, è eterogeneo, sono rappresentate veramente tutte le fasce generazionali: davanti a noi ci fa tenerezza un trio composto da nonni con nipote poco più che adolescente. Indipendentemente dall'età tutti canticchiano le canzoni di De Andrè, ma questo oramai ci sembra scontato e lo registriamo a ogni "tributo" che viene rivolto all'immenso artista genovese.

La parte finale del concerto si annuncia con l'intro de La carrozza di Hans, il ritorno alle lontane origini di Pagani (fondatore della Premiata Forneria Marconi nel 1971) non può che fare un grande piacere a tutti, i quattro sono, e sanno di essere, grandi musicisti e ci rendiamo conto, ascoltando anche Impressioni di settembre, che c'era un motivo se i grandi del progressive inglese "temevano" lo sbarco degli italiani a casa loro agli inizi degli anni '70, sbarco che poi sarebbe avvenuto. Dopo la necessaria (ma non sufficiente) dedica musicale agli anni della PFM, il concerto si conclude con "Ossi di luna" (1991). 

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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