Se saltate sulla poltrona alle prime note di "Suspiria", se ancora a distanza di decenni non riuscite a vedere - in solitudine - "Profondo Rosso", non dovete mancare almeno a un concerto di Claudio Simonetti, l'indiscusso maestro del brivido musicale. I Goblin di Claudio Simonetti provengono da oltre un anno e mezzo di concerti in Italia e all’estero con i quali hanno celebrato il quarantennale di “Profondo Rosso”, la colonna sonora che li ha resi più famosi. Le celebrazioni hanno avuto un’anteprima a Roma con lo stesso Dario Argento, per poi proseguire in Europa e Stati Uniti, dove il genere “horror” e i film di Dario Argento sono un cult (non che in Italia non siano celebrati, specialmente i "classici"). Dopo varie vicissitudini e cambi di nome e formazioni, i CS'sG si presentano al pubblico in trio, con Claudio Simonetti alle - ovviamente - tastiere (tante), Titta Tani alla batteria e Bruno Previtali alle chitarre, basso e clavicembalo.
La serata inizia più tardi rispetto l'orario comunicato, alle 22:40, con il pubblico che invoca "Claudio" e, di conseguenza, non si può attendere la mezzanotte, orario canonico delle streghe per iniziare. Alle spalle dei musicisti scorrono spezzoni dei film che vengono resi in note, con una apoteosi sia sonora che visiva fatta di coltelli, zombie, streghe, sangue (tanto) e parti anatomiche tagliate via dai rispettivi corpi.
E' praticamente impossibile non essersi mai accostati alla musica di Claudio Simonetti (sia come solista che come Goblin) se si ama il genere "horror", è praticamente presente con successo nelle colonne sonore di quasi tutti i film di Dario Argento (a partire dal meritatamente celebrato "Profondo Rosso" del 1975), ma anche di Lamberto Bava ("Demoni", 1985) o George A. Romero ("Zombi", 1978). E' anche - ci rivela ed è una sorpresa per tutti - l'autore della "musica" di "Gioca Jouer", un tormentone anni '80 portato al successo da Claudio Cecchetto (abbiamo controllato: è vero!).
Il concerto scorre via con piacere, concentrando appassionati di età trasversale sotto palco. Il trio sul palco dimostra versatilità, interpretando anche brani del periodo progressive dei Goblin ("Roller", 1976), anche se, come è giusto, mantiene alto il focus sulle colonne sonore. Ci risultano meno convincenti le due "cover" (sempre del "settore") di "Halloween" (1987, John Carpenter) e "L'esorcista" (1973, Mike Oldfield), ma è anche comprensibile perché stilisticamente non rientrano nella ampia matrice rock dei Goblin. In crescendo l'ultimo blocco, con Simonetti che prova a far cantare il "la la la" di "Suspiria" (1977) al pubblico, a dimostrazione che quello che apparentemente è semplice, nella realtà si rivela molto difficile, almeno per i molti presenti al concerto.
Poi la stupenda "Phenomena" (1985) con una giovanissima Jennifer Connelly alle prese con orde di insetti e, immancabile in un film di Dario Argento, anche con un serial killer. A seguire "Tenebre" (1982) e il tentativo di non eseguire "almeno questa sera" la superhit "Profondo Rosso", che ovviamente viene suonata. Nel frattempo sul palco è salito un signore (circa cinquantenne) che viene presentato come Jacopo Mariani, il bambino di "Profondo Rosso": applausi dal pubblico e abbracci sul palco.
Il breve bis (un solo brano) è appannaggio di un bel pezzo appartenente al periodo progressive dei Goblin, un brano che si attaglia perfettamente alla definizione scritta in precedenza da Giovanni Aloisio sulla band: "Nonostante le evidenti sottovalutazioni della critica italiana, quella dei Goblin risulta essere una delle esperienze artistiche più originali nella storia musicale italiana degli ultimi decenni". Come non essere d'accordo!
Il concerto è terminato, si esce soddisfatti per quello che si è ascoltato. All'uscita della sala si controlla che non ci siano streghe, zombie e serial killer con accetta di ordinanza, ma in attesa di un autografo: non si sa mai.







