Fiorella Mannoia in concerto (recensione)

Il "Fiore" rosso della musica italiana si è raccontata in un concerto emozionante, in una notte di note e di stelle

Il cielo d'Irlanda è un oceano di nuvole e luce / Il cielo d'Irlanda è un tappeto che corre veloce / Il cielo d'Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù / Ti annega di verde e ti copre di blu / Ti copre di verde e ti annega di blu 

Assistere a un concerto di Fiorella Mannoia è emozionante come guardare il cielo d'Irlanda, quello stesso cielo di una delle sue più famose canzoni che "ti copre di verde e ti annega di blu, ti ubriaca di stelle e il mattino è leggero".

Dà le stesse emozioni questo "Fiore", con ben 60 anni - portati magnificamente - di vissuto alle spalle, artistico e personale, che si presenta educatamente (non tutti lo fanno) al suo pubblico, molto numeroso nella serata cui abbiamo assistito, che ha fatto cantare con il cuore e volare in alto con le emozioni. Un'artista completa, talmente perfetta nell'esecuzione "live" da risultare quasi "fastidiosa", nell'accezione migliore del termine, per la sua assoluta mancanza di errori. 

Si è consegnata al pubblico dalla prima all'ultima canzone, cantando, raccontando, parlando e, soprattutto emozionando (ci stiamo ripetendo, scusateci), con grandi interpretazioni dei suoi artisti preferiti: "Vieni via con me" di Paolo Conte, "Credimi" di Renato Zero, "Ho imparato a sognare" dei Negrita e cantata anche da Ligabue all'omaggio all'amico scomparso Lucio Dalla. Fuori da ogni tipo di confronto la sua "Sally" (di Vasco Rossi, ndr). Particolare e suggestiva l'altro omaggio a Lucio Dalla "Tango". Fiorella Mannoia interpreta al meglio il suo repertorio e quello altrui, sempre rispettando autori e artisti e, naturalmente, il pubblico.

Un'ubriacatura di stelle che è passata dal "mondo in bianco e nero" che è l'odierno (ma reiterato dal passato) saccheggio al Sud - sud d'Italia ma sud del Mondo in generale - nelle canzoni "Io non ho paura" e "Se solo mi guardassi" ai "colori brillanti più del vero" di canzoni come "L'amore si odia", "Caffe nero bollente" (la sua prima volta nel lontano 1981), "Quello che le donne non dicono" ad "un bambino che dorme sulla spiaggia" e che prima o poi partirà come nella canzone "In viaggio", che la cantante ha scritto e che, come ha raccontato, è stato come "immaginare le parole che io stessa avrei detto ad una figlia (se ne avessi avuta una) in partenza verso il viaggio della vita". Una canzone dal testo così intenso che non può non commuovere, e non è necessario essere madre per esserne coinvolti.

Ascoltarla è un racconto d'emozioni che si snoda dalla prima all'ultima nota, è lo stringersi affettuosamente ai propri affetti, è riconoscersi nell'intensità di un sentimento e di uno sguardo. Sembra quasi di leggere sulle pagine di un libro, magari accoccolati davanti ad un fuoco acceso, scaldati da quel calore rassicurante, certo, ma anche dalla voce di un'artista completa che, nonostante gli anni di palco, ancora si emoziona per l'omaggio di un bouquet di rose che una fan, educatamente, le porge da bordo palco.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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