La città inglese, maggiormente nota per la sua Università (e per i Premi Nobel assegnati), ospita dalla prima edizione questa manifestazione e sono oramai passati 52 anni, con migliaia di artisti, centinaia di migliaia di persone (ogni edizione recente ne ospita circa 20.000) e migliaia di ettolitri di birra, la bevanda ovviamente più consumata.
Il Cambridge Folk Festival è una perfetta ed oliata organizzazione di intrattenimento musicale e sociale che nel tempo è costantemente cresciuta, conquistando così l'attenzione mondiale che merita. La formula messa in piedi sembrerebbe anche semplice, ma così non deve essere, visto che non sono tantissimi quei festival che riescono poi a replicarla (e non ci riferiamo a questo Paese).
La città di Cambridge mette a disposizione uno dei suoi parchi pubblici più grandi, a Cherry Hinton, l'area viene transennata, preparata ed adibita ai concerti e all'ospitalità - con tre palchi principali e mediamente almeno 20 artisti ogni giorno (dal giovedì alla domenica) ad esibirsi - e relativi servizi interni di ristorazione, confinante con l'area viene attrezzato un campeggio, a disposizione di chi vuole vivere il Festival completamente, giorno e notte, in ogni suo aspetto.
Una seconda area di campeggio viene invece allestita a circa 4 km di distanza, così come viene predisposto - in un'area scolastica - un enorme parcheggio. Il campeggio esterno ed il parcheggio sono costantemente collegati con lo stage da un servizio pubblico di autobus gratuiti. In un ampio raggio dall'area interessata molti cartelli indicano dove dirigersi (sono in molti a camminare qui).
Il pubblico arriva quando vuole a Cherry Hinton e qui passa la giornata, mangiando, bevendo, ascoltando musica (veramente tanta musica), in totale rilassatezza. Unico fastidio la pioggia, cui però gli inglesi sono assolutamente abituati, quindi anche questo "inconveniente" meteorologico non crea il minimo imbarazzo.
Musicalmente dal Festival sono passati i più grandi nomi mondiali del genere, citiamo a simpatia: Joan Baez, KT Tunstall, Van Morrison, Sinead O'Connor, Kris Kristofferson, Joan Armatrading, K.D. Lang, James Taylor e qui ci fermiamo per non proseguire con l'elenco telefonico. Ma sono sicuramente sufficienti questi artisti per testimoniare la dimensione internazionale e qualitativa offerta.
Ma è la manifestazione in sé ad essere uno spettacolo nello spettacolo, particolarmente adatta a famiglie con bambini, molti dei quali dotati di cuffie per la protezione dell'ancora molto giovane sistema uditivo, che possono comunque sgambettare come vogliono (abbiamo particolarmente apprezzato l'intelligente maglietta di due bimbi con il numero di telefono dei genitori stampato davanti e dietro) e venire così a contatto nel modo migliore con la musica, in un contesto "live".
Molto colore, espresso negli abiti, nei trucchi e nell'atmosfera generale. Immancabili le tante e tipiche coroncine di fiori indossate dalla quasi totalità delle signore e signorine presenti. Età rappresentate: tutte. Molta l'educazione nel pubblico sotto palco, si sta ovviamente in piedi, ma senza ressa e con ampia possibilità di muoversi - anche per andare a prendere una nuova "pinta" (quasi tutti hanno il proprio bicchiere o boccale che viene nuovamente riempito e mai gettato) - oppure si sta fuori dai tendoni e si ascolta più comodamente seduti.
Si fa musica negli stage, con il rispetto degli orari comunicati (difficilmente si inizia o si chiude in ritardo sulla timeline), permettendo così al pubblico di spostarsi da un'area ad un'altra per usufruire di più "note" possibili, ma si fa musica anche nei bar, dove si può sorseggiare una birra (ovvio!) ed ascoltare piccole orchestrine, anche di gran pregio, o si può conversare come se si fosse in un pub. L'atmosfera è quanto di più inglese si possa pensare. Anche i cambi palco sono velocissimi, ma in questo caso aiuta il genere musicale: spesso gli artisti sono accompagnati dai soli strumenti acustici e basta un cavo di collegamento al mixer ed un microfono.
Perfettamente gestita l'area servizi, numerosi chioschi che permettono di soddisfare ogni desiderio multietnico di cibo (ci permettiamo però di sconsigliare le varianti anglosassoni dei primi piatti tipici italiani), bagni, cassonetti per la differenziata, decine di addetti alla pulizia che "catturano" all'istante ogni cartaccia sfuggita o gettata dai pochi e rari maleducati. E l'organizzazione è attenta anche con i vicini residenti nei pressi del parco, ai quali il City Council (l'equivalente di una nostra amministrazione comunale) invia ogni anno una lettera, annunciando il Festival e scusandosi in anticipo per il disagio, in ogni caso compensato con ingressi all'evento a prezzi decisamente agevolati. Detto questo non rimane che attendere l'edizione 2018, con la curiosità di sapere quali artisti saranno invitati.






