In un panorama di musica "così così" (citazione) sarebbe anche facile farsi notare con un buon prodotto, ben cantato, suonato e registrato (che non a tutti capita poi così spesso), ma quello che potrebbe stupire di Carlotta Risso, cantautrice genovese (in arte Charlie), è che, mettendo il suo disco a fianco di altre artiste fondamentali del folk mondiale, a partire da sua maestà Joan Baez, il posizionamento non sarebbe una forzatura. E non abbiamo dubbio alcuno sul fatto che l'artista più adulta riserverebbe complimenti alla più giovane, almeno a noi piace pensarla così.
Un debutto felice ed ispirato, oramai risalente al 2016, ma anche questo significa poco, visto che tutti, con ostinato piacere, ascoltiamo dischi "scritti" decine e decine di anni fa e continuiamo a farlo costantemente, riuscendo anche a scoprire suoni e atmosfere che ci erano in precedenza sfuggite. Quello che si spera è che, una volta esaurito tutto il suo percorso commerciale e promozionale, Ruins of Memories possa avere una logica prosecuzione in un nuovo progetto (che fonti vicine all'artista danno in probabile uscita per il 2018, ma sappiamo che le date per la musica realmente indipendente hanno poco significato), magari leggermente virando verso un suono appena più elettrico, anche solo per provare a cimentarsi con diverse sfumature. Ma se Charlie non volesse percorrere questa strada, rimanendo nelle stesse linee esplorative del primo album, non saremo sicuramente noi ad offenderci (anche perché non avremmo il minimo diritto nel farlo).
Un album bello dalla prima all'ultima canzone: undici ricercatissime pennellate musicali che guardano al grande passato (ma tuttora presente) country e folk americano, ma con un atteggiamento e un suono sicuramente contemporaneo, ben tratteggiate da una voce chiara e pulita, come da tempo dovevamo riuscire a sentire sul mercato discografico italiano, ma è possibile che anche noi si sia stati finora "piuttosto distratti" (citazione). Un ascolto che va fatto con attenzione, mentre si ammirano i disegni della prima pioggia autunnale sui vetri che affacciano in strada e con in mano "a cup of tea", ma questa sensazione visiva non deve fuorviare: il disco non è melanconico, si presta a lasciare libera la mente, perché possa vagare in mille fantasie, facendo così da ideale colonna sonora dei ricordi personali di chi ascolta.
Charlie in sintesi è riuscita a fare questo: il primo ascolto assoluto spiazza per la bellezza della voce (The Strenght); una volta fatto il "callo al bello", diverte con reinterpretazioni country, tanto inusuali quanto di altissima classe (Rosemary e Ash and Arrow, non a caso, pensiamo, nel disco sono una dietro all'altra); infine riesce a consegnare addirittura un terzo stato d'animo, quello più struggente e coinvolgente (Leave e la bonus track The Road), quello che non te lo fa dimenticare facilmente e cheti fa attendere con speranza il suo prossimo disco. E tutto questo passaggio di emozioni sonore è stato concentrato in poco meno di 46 minuti.
Ottima anche la realizzazione tecnica: Ruins of Memories è stato prodotto da Tristan Martinelli al Greenfog Recording Studio di Genova, mixato da Mattia Cominotto e masterizzato da Justin Perkins, il necessario completamento perché un prodotto artistico, ma musicale, poi riesca a farsi sentire bene (in digitale e analogico), comunque e dovunque, non facendo rimpiangere gli ascolti live. Abbiamo comunque la speranza che Charlie si affacci nelle nostre vicinanze, dopotutto l'Italia "coast to coast" non è poi così impossibile.
RUINS OF MEMORIES (2016)
1. The Strenght
2. Superior
3. Rosemary
4. Ash and Arrow
5. Ruins of Memories
6. I'de Be Glad
7. Leave
8. Innocent Sweet
9. Bedtime
10. Cigarette
11. The Road








