Prosegue l'attività dal vivo dei Pink Floyd Legend, una delle migliori espressioni italiane del quartetto/quintetto britannico (si continua a dibattere e probabilmente lo si farà sempre sull'influenza esercitata da Syd Barrett, anche dopo la sua uscita dalla band). In ogni caso, la linea artistica dei Pink Floyd è ancora intatta e fruibile, anche grazie allo scrupoloso lavoro di ricerca dei PFL (più di 100.000 spettatori negli ultimi 3 anni di concerti) che hanno aggiunto al loro palma res un ulteriore "mattone", esibendosi sulla piattaforma LIVENow, rigorosamente dal vivo.
Grazie a questo format, arricchito dalle interviste di Maurizio Malabruzzi (anche regista), i Pink Floyd Legend ci hanno condotto nel mondo del celeberrimo gruppo inglese, fatto non solo di musica, anche se questa già basterebbe. In veste di ospiti speciali (e da tutti molto invidiati) sono intervenuti i The Lunatics, associazione italiana che raggruppa alcuni tra i più famosi collezionisti del mondo Pink Floyd, orgogliosi nel presentare le loro chicche rarissime, che immaginiamo vengano custodite con la stessa cura di una preziosa opera d'arte, perché in fondo di questo si tratta.
Con Talking About il pubblico ha avuto un piacevole e diverso modo di riscoprire e rivivere l'infinita bellezza della musica della band, divenuta, grazie a 50 anni di musica, uno dei capisaldi rock di ogni tempo. Dovendo poi rinunciare al loro importante impianto audio/visivo (che non avrebbe mai trovato posto all'interno del locale che ha ospitato la registrazione), abbiamo avuto una restituzione del concerto dei PFL diversa da quella a cui siamo abituati (ma non per questo meno piacevole), con la band in assetto da club.
Si è dato inizio al tutto con la serata dedicata ai Greatest Hits, quella che possiamo considerare la più difficile, perché dedicata ai brani che hanno reso fondamentale la band inglese, quelli che costituiscono un patrimonio musicale di indiscutibile qualità e che provocano costantemente la discussione dei fan di tutto il mondo su cosa sia possibile tagliare. La scaletta ha previsto gli highlight degli highlight, da Shine on You Crazy Diamond (irrinunciabile) a The Wall pt. 2 (immancabile), da Great Gig in the Sky (strepitosa la versione dei PFL) a Money (che non può mancare), Final Cut (che non deve mancare, per una maggiore comprensione della linea dettata da Roger Waters), Eclipse (ma come potremmo rinunciare ad un "brano" di The Dark Side of The Moon?), Wish You Were Here (vale quanto appena scritto, cambia solo l'anno di pubblicazione) fino a Comfortably Numb (togliere questo must avrebbe creato un immediato coro di insulti).
Poi il capolavoro dei capolavori: The Dark Side of the Moon, riduttivo definirlo semplicemente un disco. E' un mito per numero di copie vendute (ancora presente nelle classifiche di mezzo mondo), per la tecnica di registrazione (il tecnico del suono era un "certo" Alan Parsons), per i temi proposti, per la sua incredibile completezza e perfetto equilibrio di ogni elemento. The Dark Side è il consolidamento della maturità artistica dei Pink Floyd. Quelle nuove sonorità, già presenti in forma embrionale in Meddle e Obscured by Clouds fanno esplodere tutto il potenziale melodico ma anche crepuscolare dei quattro musicisti, basti pensare a The Great Gig in the Sky e a quello che venne chiesto a Clare Torry (se non sapete a cosa ci riferiamo, non dovete fare altro che leggere la nostra intervista ai Legend).
Atom Heart Mother è un tripudio di note, un’esplosione di vibrazioni e una vera e propria fusione psichedelica tra voci e strumenti. Ron Geesin è l'autore delle partiture orchestrali della suite ed è dallo stesso compositore che Fabio Castaldi (il "Roger Waters" dei PFL), tempo prima, aveva ricevuto brevi manu gli spartiti di Atom Heart Mother. Il disco del 1970 si snoda attraverso straordinarie combinazioni tra musica classica e rock, alternando momenti pervasi da eleganti melodie ad altri di pura potenza sinfonica. E' considerato un punto di svolta nel percorso artistico della band, si abbandona la psichedelia del primo periodo per migrare nel progressive, tagliandosi comunque uno spazio unico con un suono che non potrà mai essere confuso con quello di altri. Peccato sia impossibile ospitare sul palco anche coro e orchestra (vedi Pink Floyd Legend: Atom Heart Mother Tour).
The Wall è il capolavoro assoluto di Roger Water ed è innegabilmente uno dei concept più acclamati di tutti i tempi, se non il concept per eccellenza, con buona pace - per esempio - di Thick as a Brick dei Jethro Tull o di Tommy degli Who (evitiamo per non essere - noi - linciati il paragone con The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesis). Un'opera rock fondamentale, immensa, costruita sui temi cari al suo autore: l'abbandono e l'isolamento personale. Da questo eccezionale racconto non poteva che essere tratto un grande film, con la regia di Alan Parker, le stupende animazioni di Gerald Scarfe e Bob Geldof nel ruolo di Pink. Difficile comprimere un album doppio di questo genere in una sola ora di concerto, ma così è stato. Divertente (e pienamente condivisibile) l'espressione di Fabio Castaldi alla visione del raro disco posseduto da Malabruzzi: solo la presenza delle telecamere e la diretta hanno impedito il probabile tentativo di furto. Another Brick in The Wall e Comfortubly Numb sono i due brani assurti alla hall of fame della musica di inavvicinabile qualità, dove ci sono veramente in pochi. Suggeriamo anche la visione del film e la lettura di Pink Floyd: Cambridge Tour (ultimo aggiornamento), per rivivere emozioni e atmosfere, e per conoscere più da vicino i luoghi da dove tutto è nato.
Il percorso cultural-musicale si conclude con The Latest Years, dedicato principalmente alla coppia Mason e Gilmour dopo la burrascosa uscita di Waters, i classici dissidi legali e l'allontanamento di Wright, poi rientrato. Il basso lascia spazio alla chitarra, i suoni e le linee compositive si spostano, Polly Sampson (allora moglie di David Gilmour) dà il suo apporto come autrice dei testi. Le più cupe atmosfere si ammorbidiscono come le tematiche affrontate. Abbiamo avuto la percezione assistendo, ma è probabile che la nostra sia semplice suggestione, che anche i Legend abbiano trovato più rilassante il loro ultimo appuntamento, concentrato sugli ultimi tre lavori e sbilanciato verso The Division Bell. Dischi forse meno epici, ma comunque sempre sostenuti da tour mondiali mozzafiato e da una rinnovata armonia nella band. Il passaggio di consegne della voce solista al Gilmour dei Legend (Alessandro Errichetti) ha dato anche la possibilità a Castaldi di intrattenersi maggiormente con Malabruzzi, rendendo il tutto ancora più piacevole. Peccato sia finito. E soprattutto peccato sia mancato l'applauso e la presenza del pubblico, ma non avremmo potuto chiedere di più. m&s ringrazia l'ufficio stampa dei Legend, Fabiana Manuelli, per il prezioso supporto e l'infinita pazienza.
AGGIORNAMENTO: i 5 appuntamenti sono disponibili per tutti sul canale YouTube dei Pink Floyd Legend, @pinkfloydlegendlive.
PINK FLOYD LEGEND
in
TALKING ABOUT
on LIVENow
1. Greatest Hits
2. The Dark Side of The Moon
3. Atom Heart Mother
4. The Wall
5. The Later Years
Fabio Castaldi (basso e voce)
Alessandro Errichetti (chitarra e voce)
Simone Temporali (tastiere e voce)
Emanuele Esposito (batteria)
Paolo Angioi (chitarra acustica, chitarra elettrica e 12 corde, basso e voce)
con
Maurizio Leoni (sax)
Nicoletta Nardi, Sonia Russino, Giorgia Zaccagni (cori)
Luca Colastefano (backliner)
con
Maurizio Malabruzzi
ospiti
The Lunatics
una co-produzione
Menti Associate
Giokat
LIVENow








