L'avevamo applaudita, la prima volta, ascoltandola interpretare in un contesto difficile "Calliope", il suo disco di esordio. In quel caso ci colpirono le sue doti vocali e la sensibilità (ma anche la rabbia) con cui onorava la serata, con problematiche non a lei imputabili e una location - uno spazio aperto - poco adatta al suo genere: un raffinato folk da ascoltare rispettandolo.
Finalmente, a distanza di qualche anno, abbiamo potuto replicare, sempre rigorosamente "live", ma in un club, con un pubblico adulto, silenzioso ed attento. Nulla è cambiato, nel repertorio e nell'approccio della cantautrice alla Musica, se non un netto miglioramento nella qualità audio. L'atmosfera del club è comunque quella che maggiormente si può più adattare alla sua linea musicale, magari accompagnata dalla solita pinta di stout che non dovrebbe mancare ad una serata irlandese, anche se si trascorre in Italia.
Servendosi di una chitarra acustica, tre armoniche (dai differenti colori e tonalità), ma soprattutto della voce, Maria Laura Ronzoni ha proposto i suoi pezzi originali, eseguendo quasi completamente l'album "Calliope", con l'innesto - come aveva già fatto in precedenza - di omaggi ad autori celebri: Joni Mitchell con "Woodstock", sempre presente nel suo repertorio, poi Patti Smith con "Dancing Barefoot" e Leonard Cohen con "Dance Me to the End of Love".
Una piacevolissima sequenza di "ballad" contraddistinte da un cristallino timbro vocale, un sottofondo di melanconia e rabbia interpretativa, minimalista nell'atteggiamento, ma esuberante nell'interpretazione, con uno sguardo che va costantemente altrove, probabilmente lontano. Ascoltandola sembra sempre di essere ad una stazione intermedia, dove momentaneamente l'artista ha poggiato la valigia delle sue sensazioni musicali, in costante viaggio verso questo "altrove" che non si raggiunge mai. E non è detto che una volta raggiunto, poi si rimanga soddisfatti della meta. D'altra parte non solo Omero ha "celebrato" il viaggio di Ulisse, ma anche James Joyce, che non a caso era irlandese.
In rete Maria Laura è stata, a suo tempo, paragonata a Joni Mitchell, noi insistiamo nel vederla più vicina a Patti Smith, in versione morbida, con Leonard Cohen l'azzardo ci sembra eccessivo. In ogni caso, anche se i paragoni artistici possono sembrare fastidiosi, essere accostati a questi grandi "macigni" del panorama musicale mondiale non crediamo possa nuocere a nessuna carriera, anzi.
Nell'ultima parte del concerto, Maria Laura apre una finestra jazz con un classico standard ("Blue Moon"), cui fa seguire Ella Fitzgerald e Nina Simone, prima di "giocare" con Bob Marley e chiudere con Neil Young. In una sola serata ha fatto lei, e fatto fare a noi, un viaggio in musica che abbraccia almeno due continenti, ma questo è abbastanza ovvio da parte di chi ha sempre una valigia pronta ed una gatta nera che aspetta le sue coccole in qualche "altra" parte del mondo.
MARIA LAURA RONZONI
chitarra acustica e armonica
CALLIOPE (2012)
Don’t Tell (Gatta Nera)
Per Le Strade Di Dublino
Stormy Lullaby
The Day Calliope Died
Where The Devil Is Waiting
Desolation Road
Una Spina In Fondo
Vorrei
Storia Di Un Uomo Che Parla Alla Luna
Se Ridi Di Te
I’m Free






