Swoone: Handcuffed Heart (recensione)

Album di debutto per il duo Siobhan de Maré e Gary Bruce, pubblicato per Saint Marie Records

Il "rischio" in cui si potrebbe incorrere nell'ascoltare un nuovo progetto - saremo anche antichi, ma preferiamo ancora chiamarlo disco - fatto principalmente di tastiere, programmazione e voce è di esserne subito annoiati, percependo principalmente la mancanza del suono e del calore insostituibile di uno strumento analogico. Una sequenza di tracce, una uguale all'altra, dalla ritmica sostenuta, metallica e quasi fastidiosa. Poi fortunatamente ci si imbatte in "Handcuffed Heart", una chiara dimostrazione che quando si ha qualcosa da raccontare - e lo si sa raccontare bene - l'essenzialità del suono non è mai un demerito, ma acquista un valore di pregio in più.

Alla base di tutto c'è la bella, indiscutibilmente e teatralmente "in parte", voce di Siobhan de Maré (in precedenza nei Mono e nei Violet Indiana), per la quale Gary Bruce (compositore autodidatta) ha costruito e adattato un suggestivo tessuto di trame musicali, quasi pittoriche. Il risultato è un ottimo mix di generi, che si avvicinano e ugualmente si allontanano al jazz, all'electropop (di qualità), alle morbide melanconie di tanta musica anglosassone. D'altra parte la New Wave e relativi figli da quella stessa nazione sono stati generati.

Gli Swoone, nel comunicato a corredo del disco, elencano correttamente le loro principali influenze, si va da Billie Holiday a Nina Simone, passando per Chris Isaac e i Pink Floyd (difficilissimo trovare chi non ne abbia ricevuto qualcosa), ma anche Dub e Shoegaze, su cui si può anche non essere d'accordo, ma alla base di tutto c'è una condivisibile e assoluta affermazione: "There is no following fashion here, just the love of feeling music deeply". Un amore per la musica che dovrebbe guidare sempre le scelte di chi la musica ha scelto di produrla per professione. Un amore, e anche molta attenzione per il risultato finale, che si percepisce ascoltando e riascoltando il loro album di debutto.

La voce esce pulitissima, mai sporcata da una nota fuori posto, da un eccesso compositivo, dall'arroganza di volersi mostrare ad ogni costo. L'intera costruzione musicale è al servizio di Siobhan e la cantante restituisce la cortesia al suo autore, esaltando al massimo quello che le è stato "fornito". Una bella lezione di semplicità compositiva, dove l'apparente "togliere" non fa altro che "aggiungere". E' sufficiente l'intro di "This Bullet Never Kills", scelto come singolo assieme a "The Sun has Died", o la deliziosa "Set Me Free", per rendersi conto della validità dell'affermazione che abbiamo riportato sopra, di quanto si sia voluto portare fuori da sé quello che si sente, nel tentativo (riuscito) di condividerlo con il pubblico.

Ci piace immaginare, ascoltando, il duo nei panni di pittore e modella. Gary posiziona Siobhan con sullo sfondo grigi sobborghi londinesi e compone. I due si spostano in campagna, sulla riva di un fiume in una possibile giornata di sole: Lei canta, anzi sussurra, e Lui dipinge, anzi compone. E potremmo continuare per molto, ma preferiamo che l'insieme di tutti questi quadri costituisca il piacere visivo che si armonizza con l'ascolto.

HANDCUFFED HEART (2018)
This Bullet Never Kills
Breaking Down
Handcuffed Heart
Terminal 3
The Sun Has Died
Run
Pearlesque
Set Me Free
Strange Love
Room 56
Empty Buildings

I nostri ringraziamenti a Laura Iacuzio (Kool Thing) per la collaborazione.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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