Jefferson Starship Live (recensione)

Prima che salgano sul palco, abbiamo un solo pensiero: ma quanto rock è nato grazie a loro!

Non è certo possibilità di tutti i giorni, almeno per noi, quella di poter assistere ad una esibizione dal vivo dei Jefferson Starship, band californiana in attività dai primi anni '70 (prima ancora erano gli Airplane). Nelle sue formazioni hanno militato, nel tempo, molti nomi storici della musica americana, tra cui Grace Slick, David Crosby e Graham Nash, o Papa John Creach. Vederli in Italia è quasi un obbligo per chiunque ami il rock, una visita di cortesia e tributo a chi certa musica, nel recente passato, l'ha composta e poi anche consegnata alla storia.

Origariamente la band si chiamava Jefferson Airplane ed è possibile ancora oggi, dischi a parte, visionarne l'aspetto più acido e "grezzo" (nell'accezione di mancanza di filtri elettronici) mettendo nel lettore dvd l'incredibile Festival di Woodstock, una tre giorni di musica e libertà che dovrebbe costituire oggetto di esame in qualsiasi scuola di musica, non solo di ambito rock. Sciolto il progetto originale, ma recuperato il "Jefferson" dalla prima metà degli anni '70 si aggiunge (segno del cambiamento tecnologico?) Starship. Con questo secondo profilo si pubblicano nemmeno troppi dischi (10 in studio e 4 live) e si continua nel progetto, mantenendo comunque costante l'affetto dei fan, escludendo quelli che come sempre succede non vedono mai di buon occhio un qualsiasi cambiamento. Dalle guerre puniche in poi. Tutti gli altri, quelli normali, hanno apprezzato e continuano ad apprezzare ancora oggi.

Gli anni certo sono passati, Paul Kantner ha "appena" 72 anni, mentre David Freiberg ne ha già 75, ma a parte alcuni comprensibili affaticamenti vocali, anche sostenuti dagli altri musicisti, l'atmosfera psichedelica dei primi anni '70 resiste appieno, nello spirito e nel suono, e che suono. Particolare anche la formazione attuale, a sei elementi, con tre chitarre, ma senza il basso (modello Doors), con tastiere, batteria e voce solista, ovviamente femminile. C'è spazio per tutto nella nostra serata, da Airplane a Starship, con intermezzi di lusso - che guardano alla carriera dei solisti che da qui sono passati - e che onestamente avremmo timore di essere denunciati se definissimo scioccamente e senza rispetto alcuno "cover".

Pubblico ovviamente adulto, anche se qualche genitore, intelligente, ha portato con sé i figli, per far ascoltare dal vivo quel vinile che in casa gira e rigira sul piatto da anni, oppure viene rigorosamente tenuto come reliquia nello scaffale e ne viene ascoltata solo la versione digitale, per non sciuparlo. Ovviamente alcuni dei pezzi, straconosciuti dai padri, fanno esclamare ai figli "ma non sapevo fosse loro questo pezzo!". Ma quello che importa poi è che la Musica (volutamente con la "m" maiuscola) continui a far parlare di sé e a farsi ascoltare. Inutile dire che la conclusione, come tutti ci attendiamo è con il manifesto della band, Airplane o Starship che dir si voglia, quella "Somebody to Love" che nessuno può esimersi da cantare assieme alla band. 

In conclusione i Jefferson Starship ci hanno proposto un concerto delizioso, un percorso a ritroso nel tempo che ha lasciato tutti i presenti soddisfatti, compresi gli stessi musicisti, accolti e sostenuti dal calore sincero del pubblico italiano, non nuovo a farsi apprezzare per questo suo aspetto dagli artisti internazionali (vedi la prima grande accoglienza tributata ai Genesis al Piper di Roma). Cosa c'è piaciuto della serata? Sinceramente tutto. Cosa non c'è piaciuto? Che è già passata.

JEFFERSON STARSHIP
Cathy Richardson, voce
Paul Kantner, chitarra e voce
David Freiberg, chitarra e voce
Jude Gold, chitarra
Chris Smith, tastiere
Donny Baldwin, batteria

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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