Gene Gnocchi: Sconcerto Rock Live

Gene Gnocchi, popolare comico e opinionista (sempre comico) televisivo in una veste leggermente inusuale

Sul palco gli strumenti sono quelli di un normale, essenziale e "vero" concerto rock (basso, chitarra e batteria), si spengono le luci della piazza e i musicisti prendono posto, pronti, come ogni sera, per il loro difficile lavoro. Pochissima attesa e, improvvisamente, una voce fuori campo avverte che "The Legend", la leggendaria voce della band, dopo aver cercato invano di raggiungerela sede del concerto si è ritrovato a pochi km di distanza, ma è stato fatto prigioniero da un sadico che lo ha costretto ad ascoltare tutto il repertorio dei Pooh e dell'ex frate Giuseppe Cionfoli. Inutile sottolineare che il pubblico accoglie con una ovvia risata l'annuncio, la prima di una lunga sequenza. Liberato dalle forze dell'ordine la star della serata, The Legend, finalmente guadagna la reale sede dello show, appena in tempo per esibirsi: saluta il pubblico, con chitarra giocattolo rossa e parrucca da anziana rockstar. Lo spettacolo può iniziare, o continuare. Un trafelato Gene Gnocchi presenta subito la sua band, “ci chiamiamo i figli di Renzi, perché annunciamo il pezzo e poi non lo facciamo”, immediate le nuove risate del pubblico. 

Lo spettacolo è leggero e simpatico, adatto alle belle serate estive, con un alternarsi di pezzi musicali dai nomi improbabili e dai testi ancora più paradossali, per fare un esempio: un uomo che muore per una congestione proprio il giorno in cui la donna tanto amata si decide ad accettarne la corte. Tra un’esibizione e l’altra, Gene Gnocchi racconta della mancanza di lavoro di un artista costretto ad accettare di esibirsi nei luoghi più disparati, sciorina un elenco di improbabili sagre di piazza, chiede al pubblico di segnarsi le date, tra le tante c’è la festa per la nascita della nuova Fiat Ikea, che “costa pochissimo, ma devi montarla da solo e i pezzi devi andare a prenderli nei vari stabilimenti sparsi per il mondo”. Confessa di essere stato anche alla festa dell’Unità, chiamato non per cantare, ma “per friggere”. Anche in televisione le cose non vanno meglio perché “mi hanno invitato a Elisir ma solo se mi facevo venire un herpes perché dovevano fare una puntata in cui si parlava di quello. L’alternativa era partecipare alla puntata sull’infarto”. E poi di nuovo sciorina un interminabile elenco di sponsor. E di lavori improbabili che avrebbe fatto prima di diventare una leggenda del rock, dal consulente per aiutare Lapo Elkann a riconoscere gli uomini e le donne, al comunicatore di brutte notizie. Esempio: “Sono stato io a comunicare a Veronica Lario che Berlusconi non si era fatto nulla quando è stato colpito dalla statuetta del duomo”. 

Un piacevole percorso (poco) musicale fatto di freddure, di non sense, di scherzi e amabili prese in giro nei confronti del pubblico, coinvolto in un giochino per indovinare le parole (terminanti in "ente") delle canzoni. La voce fuori campo, diventato disturbatore, si trasforma poi in "visual effect artist", accompagnando le canzoni con fantasmagorici effetti speciali che verrebbero sicuramente invidiati da Pink Floyd o altri nomi internazionali del rock. Come ogni rockstar che si rispetti, per il brano finale “You and Me”, Gene The Legend scende dal palco per cercare l’abbraccio del suo pubblico.

Dopo aver presentato i musicisti, la band è richiamata - come di consueto - a concedere un bis. L'attore cambia vesti sceniche (nel senso che toglie la parrucca) e si esibisce nel personaggio del poeta francese Jean Paul Beltont, primo poeta di Francia, ovviamente ridicolizzato dal traduttore nel suo breve reading. Troppe risate per un concerto, ma se si tratta di uno "sconcerto" non si può trovare nulla da eccepire.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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