La band si presenta al pubblico in formazione, da tour (7 elementi con un piacevole innesto di "fiati"). Gaetano Curreri, cantante e fondatore degli Stadio è l'unico ancora "in servizio" (assieme al batterista Giovanni Pezzoli) della compagine originale della fine degli anni '70 o inizi decade successiva, ma tutto questo è abbastanza fisiologico.
Il percorso musicale che gli Stadio propongono è quello dei 30 anni di vita di molti dei presenti, alcuni per averla veramente vissuta, i più giovani per averla ascoltata dai dischi dei genitori prima e nell'ipod poi. Pantani, Scirea e Facchetti, Lucio Dalla e Roberto Roversi vengono ricordati alla loro maniera, in musica, anche attraverso retroproiezioni; ma anche le collaborazioni con Francesco Guccini, i film di Carlo Verdone, il lunghissimo sodalizio artistico con Vasco Rossi.
La strada in note va avanti e indietro in una piacevole commistione fra nuovo e "te la ricordi" di sentimentale entusiasmo. Curreri affida spesso ad un "tutta per voi" la canzone successiva, stabilendo quella particolare alchimia che si verifica solo nella musica, dove il brano non appartiene mai a chi lo ha scritto, ma è di diritto di chi lo ascolta e riascolta, magari per decenni. Questo succede solo quando il brano è di qualità e non realizzato per durare un anno, fino all'edizione successiva del reality pseudo musicale, quando chi ascolta - che non si chiama consumatore - ha sofferto, amato, gioito, vissuto con quella o altre canzoni, che hanno fatto da tappeto sonoro alle proprie esperienze.
Grande merito a chi riesce a consegnare questo al proprio pubblico, grande merito agli Stadio per esserci riusciti e da trenta anni. E a chi importa se la partecipazioni a Sanremo nel 1984 e nel 1986 li ha visti in entrambe le edizioni classificarsi ultimi, se poi le canzoni presentate erano Allo stadio e Canzoni alla radio. O se i discografici dell'epoca, prima di dare loro fiducia, hanno atteso i successi dei film di Carlo Verdone. Non importa sicuramente ora, che il successo è stato raggiunto, ma immaginiamo la frustrazione dell'epoca.
Con Un disperato bisogno d'amore la già bella serata in musica si trasforma in un concerto più aspro, più votato verso le sonorità del primo periodo della band. Gaetano Curreri sembra essersi mentalmente collegato con i presenti che, prima a decine e poi a centinaia si portano sotto palco, virando in alto l'intensità del live e resituendo ancora maggiore godibilità allo spettacolo. I musicisti, che vivono anche di questo, apprezzano e la sezione ritmica spinge di più.
Il viaggio musicale ora è tutto all'indietro. Acqua e sapone, La faccia delle donne, Grande figlio di puttana, Allo stadio, Stabiliamo un contatto, Generazione di fenomeni: sia sul palco che sotto, mamme e figlie cantano assieme. "Io devo andarmi a sedere" dice una signora, stringendo la mano a Curreri "non ho più quindici anni". "E lo dice a me" le risponde giocando il cantante, anagraficamente ha da poco compiuto 60 anni, ma basta non ricordarselo.
Al termine del concerto, uno stanchissimo Curreri - "sono senza voce" aveva appena detto ad uno dei suoi tecnici - non si è sottratto all'abbraccio di rito con i fan, di età assolutamente trasversale, che lo hanno educatamente atteso per un autografo, una foto ricordo, un semplice sorriso o una stretta di mano. La drammaturgia classica della musica non fatta solo per il successo, ma anche con il rispetto per chi questo successo lo decreta: i veri Artisti questo lo sanno, gli altri passano sempre via, come i vincitori di un qualche Festival di Sanremo.








