Carmina Burana (recensione)

I Carmina Burana al Teatro romano di Ferento per il "compleanno" di Karl Orff

Gea Garatti Ansini
m&s - Gea Garatti Ansini (foto © Claudio Cavalloro)

I suoi 130 anni, Karl Orff (1895-1986) sono stati festeggiati a Ferento (Viterbo) tra le antiche pietre del Teatro romano, davanti a un folto gruppo di testimoni, presenti per assisstere ai Carmina Burana (Canti di Benedictbeuern nell’Alta Baviera), nella versione per soli, coro, voci bianche, due pianoforti e percussioni eseguita dall’International Opera Choir diretto da Gea Garatti Ansini, nel cartellone della 60^ stagione estiva allestita dal Consorzio Teatro Tuscia guidato da Patrizia Natale.

Il musicista tedesco, dopo anni di ricerche tra il tardo romanticismo e i nuovi stili musicali dei primo Novecento, aveva finalmente centrato l’opera della sua vita, tanto da voler cestinare le precedenti composizioni e addirittura intimare al suo editore Ludwig Strecker di distruggere tutto quello che fino allora aveva prodotto. Strecker fortunatamente si guardò bene dal farlo. Nel 1937 i Carmina vennero dati (dopo tre lunghi anni di lavoro) a Fancoforte nella versione per soli coro e orchestra.

Subito dopo Orff fece una seconda stesura a scopi didattici per pianoforti e percussioni, come quella data a Ferento. “La preferisco – commenta Gea Garatti Ansini – poiché con il pianoforte vengono accentuate alcune colorazioni musicali che sfuggono nell’esecuzione orchestrale. Non si tratta di una riduzione, ma di un’altra trascrizione in originale in cui peraltro non s’avverte l’assenza dell’orchestra”. Nel caso di Ferento si è tuttavia avvertito appieno l’umore dell’opera, dal momento che affonda le sue radici in poetiche classiche come quelle di Catullo rivalutate negli anni Trenta del secolo scorso (le liriche di Catullo) e nei suoni dell’Alto Medioevo coevi ad alcuni spezzoni ferentani dell’antica arce dell’anno Mille.

Un ascolto “sensoriale” che ha suscitato nel pubblico diversi stati d’animo: fatalità, inquietudine, pace, riprovazione, ammirazione, ironia, ardore, lussuria, ebbrezza, seduzione, amore. E tutto malgrado la difficile comprensione dei testi ingabbiati in un miscuglio di lingua volgare e latino medioevale (frutto di una educazione in famiglia colta e signorile), con richiami al canto gregoriano e alla canzone cavalleresca, apparentemente astrusi ma efficaci, come lo era il grammelot di Dario Fo di buona memoria. Musiche semplici a pronta presa, alla portata di tutti, senza pretese filologiche, con il solo obiettivo di conservare taluni valori del passato, da gustare senza  i necessari fondamentali come pretendono le partiture di Mahler o Strauss, che restano scolpite però come lettere di  pietra. Per le sue tematiche palesi e occulte il lavoro di Karl Orff non deve essere stato molto gradito al regime nazista che lo stroncato al suo nascere impedendone l’esecuzione.

Le varie sezioni e annessi movimenti, diretti con lodevole sensibilità musicale da Gea Garatti Ansini, hanno favorito un turbinio di stati d’animo e ambientazioni volti a descrivere il destino dell’uomo sospeso tra il bene e il male, i risvegli della primavera, la vita grezza nella taverna che accomuna in unica energia negativa poveri e ricchi, monaci e peccatori, il rapporto dell’uomo con la donna che vuole prendere la parola concedendosi a velleitari tentativi di partecipazione. Il tutto nella mani della dea Fortuna, le cui trionfali e incalzanti melodie hanno aperto e chiuso il ciclo travolgente dell’opera con appassionati coinvolgimenti da parte del pubblico che forse poteva contenere i ripetuti e fastidiosi applausi tra un movimento e l’altro.

Garatti Ansini ha dimostrato una lunga esperienza di direzione di coro, avendo collaborato con vari teatri (Bellini di Catania, Costanzi di Roma, Comunale di Bologna) e fondato una decina di anni fa l’International Opera Choir (attualmente preparato da Giovanni Mirabile) che si è esibito in molti festival tra cui quello dei Due Mondi di Spoleto. Direzione rigorosa e puntigliosa nel gestire con abilità il confronto tra le ricche modulazioni delle voci, dai soprani ai bassi, e i rapidi contraccolpi delle percussioni.

I quaranta coristi insieme a sette bambini del coro di voci bianchi (diretto da Tiziana Muzi), si sono impegnati in un buon equilibrio tra i vari reparti, frutto di una stabilità di gruppo consolidata nel tempo. Attacchi e vibrazioni ben sostenuti da Adamo Angeletti (sua la direzione artistica) e Davide Martelli (direttore artistico del Cupra Musica Festival) alle prese con due grancoda Alfonsi di ottima intonazione. Il baritono Daniele Adriani, voce giovane, e promettente, ha dato prova di dense coloriture e di un buon fraseggio nelle variazioni dei toni. Apprezzati gli acuti e soprattutto i “piano” di ricca intensità musicale del  soprano spagnolo Adriana Vilardaga Gòmez cui va riconosciuta una gradevole agilità vocale. Ben curata l’intonazione del controtenore Stefano Guadagnini (fa parte della Cappella Sistina), abile nei registri di contralto. Alle percussioni Gioele Balestrini, Ludovico Venturini, Marco Gearmani e Luca Ventura. Coproduzione Frequenze&Armonici Aps e Ut Re. Mi Aps.  

CARMINA BURANA
di Carl Orff
versione per due pianoforti, voci soliste, coro e percussioni 
direttore Gea Garatti Ansini
coro International Opera Choir
con Giovanni Mirabile (maestro dei cori), Adamo Angeletti (primo pianoforte), Davide Martelli (secondo pianoforte), Gioele Balestrini, Ludovico Venturini, Marco Germani, Luca Ventura (percussioni), Ariadna Vilardaga Gómez (soprano), Stefano Guadagnini (controtenore) e Daniele Adriani (baritono)
coproduzione Frequenze & Armonici APS e Ut Re Mi APS

Giornalista
Direttore per oltre trent’anni dell’Ept/Apt. Ha curato l’organizzazione di numerose edizioni del Festival Barocco di Viterbo e di altre iniziative di ogni genere. Console di Viterbo del Touring Club.
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