Fabrizio Moro: Via delle Girandole 10 (recensione)

Il nuovo album ha come titolo Via delle Girandole 10, un omaggio al luogo dove il tour è stato preparato

Fabrizio Moro in concerto
m&s - Fabrizio Moro in concerto (foto © Fabiola Caldarella)

Al momento sono previsti 11 concerti in teatro e 4 live acustici per presentare la nuova fatica discografica di Fabrizio Moro, un disco di 10 brani, che verrà promosso con un tour teatrale che percorre tutta la penisola (da Torino a Catania), prendendo via dal comunale di Montalto di Castro, luogo del litorale tirrenico che ha anche ispirato il titolo dell'album (Ho pensato molto al titolo da dare a questo album, finché una sera, camminando per Montalto di Castro, dove si è svolta tutta la fase di preproduzione di questa mia ennesima fatica, mi sono accorto che la via che ogni sera percorrevo da circa due mesi, per smaltire le incazzature, assaporare le gioie, trovare delle soluzioni o magari soltanto per fumare, era Via delle Girandole). Lo incontriamo poco prima della data zero: "È una sorta di prova generale", ci dice sorridendo, "in realtà non sappiamo bene quello che succederà".

E difatti Fabrizio Moro & Band si predispongono al loro meglio per affrontare la diversità di ambiente, non di pubblico, che li ospita. Un teatro, almeno a pelle, permette paradossalmente un contatto meno diretto con il pubblico del rock che si trova seduto, seppure a pochi cm dal palco. Anche le nuove canzoni - che i presenti ancora non conoscono e che, ovviamente, non possono cantare - contribuiscono a creare quella leggera forma di distanza che un artista "sanguigno" come Fabrizio Moro non può e non vuole permettere. Continuamente, infatti, dal palco si proietta verso i ragazzi (ma l'età presente al concerto è veramente trasversale), esibendosi sul limitare del palcoscenico, praticamente seduto assieme a loro in prima fila. E con lui i fan ripercorrono, cantando all'unisono, anche i brani di maggiore successo: "Pensa", "Libero", "Parole, rumore e giorni", "Eppure mi hai cambiato la vita", "Sangue nelle vene", "Io so tutto".

I pezzi selezionati per il live da "Via delle Girandole 10" consegnano un autore maturo e consapevole del tempo che passa, l'impegno civile nei testi (che Moro ha comunque sempre stigmatizzato) risulta essere addolcito da tematiche più intime, più adatte ad un "quarantenne" (è nato il 9 aprile del 1975) che ha sempre rabbia in corpo, ma riesce maggiormente a canalizzarla e dominarla. La voce è quella e continua a graffiare come sempre, ma lascia ancora di più spazio ad una struggente malinconia, percepita soprattutto durante l'ascolto di "Buongiorno Papà". L'esecuzione di "Acqua", singolo con cui Moro ribadisce il proprio affetto per i fan, è accompagnata da tanti cellulari accesi, che scattano foto, registrano o telefonano per farla ascoltare a un "amò", o un amico o una sorella che evidentemente quella sera non possono essere lì.

Quello che è sempre e costantemente percepibile è la volontà di annullare ogni forma di distanza, Fabrizio Moro si consegna al suo pubblico sempre ed è comprensibile che quando chiede "ma non siete stanchi di stare seduti?" ci sia prima un'ovazione e che, immediatamente dopo, tutti si proiettino, molto educatamente e senza la minima difficoltà, sotto palco. 

L'ultima parte del concerto si sposta "virtualmente" dal teatro allo stadio o alla piazza, con Moro che stringe tante mani mentre canta, ringrazia i ragazzi presenti che a loro volta ringraziano l'artista e le sue canzoni, perché assieme hanno dato loro quello che chiedono ad un evento live: il contatto umano. E questo genere di "canzoni" non tutti sanno bene come interpretarle.

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Scrivere mi piace, ma correggere i testi di più. Se mi cerchi e non mi trovi, è probabile sia andata a caccia di refusi. Quando non ho la penna rossa in mano, elaboro strategie per i social.
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