Se le nostre valutazioni e ricerche non ci ingannano sono battuti, in longevità, solo dai più "anziani" Rolling Stones, in attività dal 1962. Tolta l'inossidabile band inglese, poi vengono loro, anche se della formazione originale è rimasto solo Beppe Carletti (fondatore assieme al compianto Augusto Daolio), che malgrado l'età (è nato il 12 agosto 1946) è ancora l'elemento che dà quella spinta necessaria per trovare, sera dopo sera, disco dopo disco, un motivo o tanti motivi per continuare a suonare, macinare migliaia di km per fare concerti, salire ogni giorno su un palco diverso (il numero delle date live dei Nomadi in un solo tour è impressionante), ma ricevere sempre la stessa accoglienza, gli stessi applausi e la stessa costante dimostrazione di affetto. Perché è questo, al di là della loro musica (che comunque fa parte del tessuto culturale del nostro Paese), che si percepisce maggiormente assistendo a un loro concerto, l'affetto del pubblico.
Per dare maggiore valore al nostro pensiero, riportiamo il pensiero di una giovanissima fan (17 anni) che dopo aver ricevuto l'autografo e una foto ricordo ci ha raccontato: "Quando ero piccola mio padre mi faceva ascoltare tanta musica... i Nomadi particolarmente.. mi piacevano molto e crescendo la stima è rimasta. Parlarci è stata per me una grande emozione, vederli cosi gentili e sorridenti mi ha fatto aumentare l'emozione e la stima verso di loro. È stato fantastico, io non mi sarei mai aspettata potesse succedere a me".
È sicuramente questa la spiegazione del motivo per cui questa formazione abbia ancora così tanta voglia di suonare e proporre sera dopo sera una scaletta che spazia dall'immarcescibile "Io vagabondo" (con cui si "deve" chiudere ogni concerto) alle tante perle scaturite dalla fruttuosa collaborazione con Francesco Guccini, o "Ho difeso il mio amore" (versione italiana di "Nights in White Satin" dei Moody Blues e tanto, tanto altro ancora.
Con la stessa cortesia con cui si è dedicato alla giovane fan, Beppe Carletti, prima di salire sul palco, ci ha detto cosa di lì a poco vremmo ascoltato: “Faremo il nostro repertorio storico. Porteremo sul palco 50 anni della nostra storia. Ci chiedono spesso di prolungare il programma della serata, purtroppo in un concerto più di 35 canzoni non è possibile farle, e non è neanche possibile tenere in piedi [il concerto si svolge in una piazza cittadina, ndr] le persone per più di due ore e mezzo. Durante i concerti ci chiedono a gran voce i titoli delle canzoni, ci mandano lettere e biglietti. Noi cerchiamo di accontentare tutti e di leggere a tutti quello che ci scrivono. Siamo vicini al nostro pubblico come il nostro pubblico è vicino a noi”.
La serata si svolge esattamente come ci è stata annunciata. Il concerto è finito e i Nomadi si preparano a un nuovo bagno di folla, di sorrisi, di affetto e di musica, l'ultima la mettono loro, il resto lo fa il pubblico, da 50+1 anni.
NOMADI
Cristiano Turato, voce e chitarra
Beppe Carletti, tastiere
Cico Falzone, chitarre e voce
Massimo Vecchi, basso e voce
Daniele Campani, batteria
Sergio Reggioli, violino, percussioni, chitarra e voce
NOMADI: 50+1 TOUR (2014)
Contro
Ancora ci sei
Terzo tempo
Il fiore nero
Nulla di nuovo
Vivo forte
Noi non ci saremo
Come va la vita
Gli aironi neri
Amore che prendi, amore che dai
C'è un re
Asia
La vita che seduce
Ti lascio una parola (Goodbye)
Dove si va
Io voglio vivere
Suoni
Se non ho te
Il vento tra le mani
Ala bianca
Apparenze
Il pilota di Hiroshima
Marinaio di vent'anni
Il paese delle favole
Ho difeso il mio amore
Utopia
Ma che film la vita
Canzone per un'amica
Dio è morto (se Dio muore, è per tre giorni poi risorge)
Io vagabondo







