Incognito: Italy Tour (recensione)

Gli Incognito hanno legato la loro carriera a fruttuose collaborazioni, ma c'è molto di più e molto ancora ci sarà

Bluey
m&s - Incognito in concerto, Bluey (foto © Claudio Cavalloro)

Non fingeremo di essere quello che non siamo: per chi sta scrivendo questa recensione il nome degli Incognito evoca alla memoria principalmente la hit di Stevie Wonder - Don't You Worry 'Bout A Thing - con la quale, complice la potenza mediatica dell'allora canale MTV, a distanza di circa 20 anni dal brano originale del 1973, la band britannica si è fatta conoscere praticamente ovunque. 

Venendo a oggi, passati abbondantemente trent'anni da quel pezzo, il tour estivo 2025, poche date ma che abbracciano praticamente tutta l'Italia, è l'occasione più ghiotta di poterli vederli in concerto senza doversi sobbarcare centinaia e centinaia di km: cosa che non avremmo fatto se, nel frattempo, grazie alla comodità di Spotify (anche altri lo fanno, ma noi lo ammettiamo), non avessimo colmato le nostre più che evidenti lacune musicali.

La formazione si presenta sul palco (Teatro Romano di Ferento, area archeologica a pochi chilometri da Viterbo) in grande spolvero, con una line-up di 12 elementi. Fronte a noi le due chitarre, tra cui ovviamente Jean-Paul Maunick (per tutti, da sempre, Bluey), e i tre cantanti. Appena lateralmente le tastiere e in seconda linea fiati, percussioni, batteria e basso, il motore del suono energetico ed energizzante di tutta la serata. Inutile confermare che della formazione originale resiste (e probabilmente lo farà fino alla "pensione") il solo Bluey, compositore e anima di tutta la band.

Il brano di apertura guarda molto vicino, come spesso succede nei concerti, è "Nothing Makes Me Feel Better" del 2023, tanto per cambiare frutto di una collaborazione, quella con Basile Petite e Drew Wynen. Lo conosciamo poco (nella nostra preparazione al concerto siamo andati molto indietro nel tempo, a quelli che la stampa britannica e statunitense hanno indicato come fondamentali), ma serve a darci l'idea di quello che ci aspetta: ritmica sempre ben presente e fiati coinvolgenti, molto coinvolgenti. Non abbiamo trovato, studiando, riferimenti ai Chicago degli anni '70, ma a noi hanno ricordato l'eccezionale band americana.

Facciamo immediatamente un salto temporale all'indietro di 30 anni per atterrare su uno dei dischi più importanti e fondamentali della carriera degli Incognito: da "Tribes, Vibes and Scribes" viene eseguita "Talkin' Loud". Il suono degli anni '90 e quello della terza decade del 2000 non possono ovviamente essere identici, la differenza c'è e si sente. Vedersi no, perché la band, composta ovviamente da grandi professionisti abituati a cibarsi di live anche nel biberon, sa come interpretare e rendere suggestiva e coinvolgente ogni nota prodotta da qualsiasi strumento, compresa la voce.  

Ci si mantiene stabilmente sugli anni '90 e sull'album "Positivity", (salvo un paio di ulteriori spostamenti in avanti) e si mantiene perfettamente conforme a quanto avevamo immaginato avvenisse: i brani diventano lunghe suite, con possibilità per tutti gli strumentisti di avere spazio e assoli, il pubblico - tutto - si diverte e anche chi è sul palco sorride soddisfatto. Bluey presenta i suoi compagni di viaggio, provenienti da mezzo mondo, compresa Italia e Sicilia, gli applausi accolgono le sue parole, i suoi ricordi vengono rispettati con il silenzio assoluto da parte del pubblico e si mescolano al piacere generale offerto dalla serata. 

Ci si avvia alla conclusione e la stessa è imprenscidibile da Stevie Wonder, che Bluey presenta di nuovo con i suoi ricordi personali. Il pubblico si infiamma, viene invitato sotto palco e il concerto, già di qualità, si trasforma in incontro ancora più coinvolgente con abbattimento quasi totale della distanza tra artisti e spettatori. Il concerto si conclude con, "Always There", altro brano frutto di collaborazione. Ma non finisce qui: chi ha voglia e pazienza dopo pochi minuti può amabilmente chiacchierare con la band, non c'è più musica, ma il piacere si prolunga ulteriormente.

line-up
Jean-Paul 'Bluey' Maunick
Cherri V, Natalie Duncan, Tony Momrelle | vocals
Francis Hylton I bass/MD
Charlie Allen I lead guitar
Chicco Allotta I keyboards
Francesco Mendolia I drums
João Caetano I percussion
Alistair White I trombone
Paul Booth I sax/flute
Sid Gauld I trumpet

setlist
Nothing Makes Me Feel Better
Talkin' Loud
Keep Me In The Dark
When The Sun Comes Down
1975
Still A Friend of Mine
Colibri
Bass/Supersonic Lord Sumo
1993
Smiling Faces
Step Aside
As
Don't You Worry 'Bout A Thing
Roots
Always There

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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