Murder Ballad (recensione)

Un omicidio in partitura rock, scritto da Julia Jordan, con musiche e testi di Juliana Nash

Un thriller musicale che ha debuttato Off-Broadway nel 2012, per cambiare poi continente, quattro anni dopo, con il debutto londinese nel West End, rimanendo in scena per pochi mesi. La drammaturgia originale prende spunto da alcuni "racconti al bar" (ma siamo molto lontani da Stefano Benni) che Julia (Jordan) & Julia(na Nash) hanno ascoltato lavorando, da giovanissime, in molti locali di New York. Le confidenze e gli spunti raccolti (non sappiamo quanto reali o asserviti alla loro fantasia) sono stati poi trasformati in una "ballad" che viene suonata e cantata - senza recitato - in tutto lo spettacolo. Quattro performer principali, i tre protagonisti ed un narratore, due voci aggiuntive e una chitarra elettrica, suonata dal vivo.

In scena assistiamo alle vicende "amorose" di Sarah (Arianna Bergamaschi) e Tom (Leonardo Di Minno), giovani e innamorati ma non troppo, considerando che i due si lasciano quasi immediatamente. Fortuitamente, entra nella vita di Sarah un nuovo "lui", l'adulto Michael (Antonello Angiolillo), uno studioso di filosofia che affascina la ragazza con la sua stabilità e sicurezza, probabilmente l'opposto di Tom. Come spesso succede, Sarah e Michael si sposano e dall'unione nasce Frankie, la loro bambina. La vita della famigliola scorre tra i classici impegni di noiosa routine, vissuti con leggera insoddisfazione e inadeguatezza da parte della ragazza, fino a quando, di nuovo per caso, Tom - che nel frattempo è diventato il gestore di un locale - riappare nella vita di Sarah.

I due ex, una volta che si sono ritrovati, non si limiteranno ad un caffè per ricordare i loro trascorsi giovanili, ma daranno corpo ad una relazione molto più intensa della precedente. Sarah si ritrova così a dover gestire il forte ritorno di fiamma per il vecchio amore, sicuramente molto più prestante e coinvolgente del marito. Da una parte la passione, dall'altra un ménage tradizionale e sicuro, con un padre amorevole e attento alla crescita della figlia. Deliziosa e tecnicamente complessa, nella sua apparente semplicità, la scena di Michael che spinge l'altalena della bambina, rappresentata efficacemente da un faretto che si muove sincronizzato con la mano dell'attore (quasi più difficile da descrivere ora che da vedere).

La giovane moglie (e madre) vive quindi il conflitto della doppia relazione, nel dilemma se scegliere, fortemente spinta da Tom, un amore che evidentemente non era poi così sopito, o accontentarsi della noiosa continuità di un rapporto che non la fa più accendere, sempre che lo abbia mai fatto. Fondamentale in tutto lo sviluppo del racconto il ruolo che via via assume il Narratore (Myriam Somma), una presenza invisibile agli altri tre. Si tratta di una figura volutamente ambigua, che si presta alla sfida che i due registi sembrano aver voluto lanciare al pubblico presente in sala, che si interroga - ma nemmeno troppo - sul ruolo del quarto personaggio. Ovviamente ogni chiave di lettura o soluzione va andata a cercare in teatro, preferibilmente in più persone per fare un confronto sulle varie opinioni, dopo lo spettacolo. Riteniamo sarà comunque difficile essere tutti d'accordo.

Una interessante trasposizione moderna di un classico triangolo noir, con una pistola che compare e scompare dalla scena e un adattamento italiano che si è divertito (molto) ad inserire "indizi" (anche visivi) per facilitare (o complicare) la comprensione dell'intreccio. Quattro buoni interpreti sorretti dalle due voci di supporto e dal suono acido ed elettrico della chitarra, che abbiamo trovato, anche perché unico strumento, eccessivo. Per una prossima ripresa auspichiamo l'inserimento di una band, dal vivo, anche minimalista (chitarra, basso e batteria) per arricchire e completare l'offerta sonora.

In conclusione abbiamo visto un esperimento teatrale di "noir rock" piacevole e coraggioso, che si vede poco nella programmazione teatrale italiana (l'off è sempre poco preso in considerazione da queste parti). Da vedere una prima volta e rivedere almeno una seconda per collocare tutti gli elementi al loro posto, ma non siamo certi che le carte non vengano poi nuovamente mescolate. Si sa che gli autori e i registi sono spesso "dispettosi" nei confronti del loro pubblico.

MURDER BALLAD - OMICIDIO IN ROCK
ideato e scritto da Julia Jordan
musiche e testi originali Juliana Nash
arrangiamenti musicali e vocali Justin Levine
adattamento teatrale Ario Avecone
traduzioni Ario Avecone, Arianna Bergamaschi, Fabio Fantini, Fabrizio Checcacci, Myriam Somma
regia Ario Avecone e Fabrizio Checcacci
direzione Musicale Cosimo Zannelli
con Arianna Bergamaschi, Antonello Angiolillo, Leonardo Di Minno, Myriam Somma
ensemble Valentina Naselli & Jacopo Siccardi
chitarre dal vivo Cosimo Zannelli
scenografie Giuseppe Palermo
costumi Myriam Somma
luci Alessandro Caso
aiuto regia Antonio Melissa
assistente alla regia Laura Pucini
assistente di produzione & ufficio stampa Maria Gabriella Mansi
produzione WorkinMusical su licenza di Music Theatre International (Europe)
durata 80 minuti circa, senza intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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