Sono nata il ventitré (recensione)

Racconto affatto serio della vita di Teresa Mannino, ma anche di quella di altre. Tutte nate il 23?

Teresa Mannino in scena
m&s - Teresa Mannino in scena

Dopo averla vista in scena più volte, sappiamo a chi suggerire la visione di un suo spettacolo: è la perfetta intrattenitrice per chiunque abbia superato almeno i quaranta, meglio se di sesso femminile, ma non necessariamente, perché anche gli uomini si divertono, e molto, nel riconoscere le divertenti contraddizioni che l'attrice (anche coautrice e regista) racconta nel suo ultimo spettacolo.

Ci spingiamo quindi in un raffronto che non vuole essere minimamente sminuente e dell'uno e dell'altra. Al pari del suo omologo (per impostazione, capacità e temi conduttori) romano, alludiamo a Maurizio Battista, Teresa Mannino è perfettamente in grado di far passare due ore con il sorriso sulle labbra, raccontando le proprie vicende personali, che non sono evidentemente solo le sue, ma di tutti noi. Solo che, differentemente dal romano Battista, mette nel suo monologo quel leggero accento siciliano (ci scusiamo con i lettori palermitani, ma non siamo in grado di notare la distinzione), che in uno spettacolo comico non guasta mai.

Esaurita la parentesi sociologica, ci concentriamo sullo spettacolo. Teresa Mannino entra in scena cercando immediatamente il contatto del pubblico, conquistandone la simpatia e ribattendo ironicamente a ogni osservazione. Da questo apparentemente gioco di improvvisazione, prende spunto per innestare spezzoni di monologo, più o meno estemporanei, per quanto l'improvvisazione nei comici sia sempre accuratamente studiata, visto che è acclarato che non c'è niente di più difficile che far ridere.

Il nucleo centrale di "Sono nata il 23" (non se ne avrà a male, Teresa Mannino, se completiamo la data con il mese - novembre - e l'anno - il 1970) è incentrato sul classico e comico (per chi c'era in quei tempi e può riflettere su di sé i paragoni) rapporto tra passato e presente. "Voglio raccontarvi la mia vita, come ero io, come sono cresciuta e come è cambiato il mondo intorno a me".

È un viaggio nel suo passato che però appartiene ad ogni spettatore che ricorda cosa succedeva - prima - quando si cadeva dalla bicicletta e ci si sbucciava un ginocchio e cosa accade ora, ammesso e non concesso che i bambini - oggi - riescano a trovare un parco pubblico o delle vie chiuse al traffico dove poter tirare calci ad un pallone o "scaravoltarsi" in bicicletta. Ancora più esilarante il confronto tra calciatori (e rispettive compagne di vita) del passato e calciatori di oggi: prima dei "cubi" sposati con casalinghe e oggi dei fotomodelli tatuati accompagnati da veline.

Sono nata il ventitré è lo specchio dei miei pensieri, aveva in precedenza dichiarato l'attrice. In questo caso si è trattato di uno specchio molto ampio che ha "racchiuso" tutta il pubblico presente alla serata cui abbiamo assistito, un contatto che si è poi protratto per circa 30 minuti dopo lo show, quando, come fa sempre anche Maurizio Battista, Teresa Mannino non si è sottratta all'abbraccio del suo pubblico, sottoponendosi a foto e chiacchiere di rito. Togliere le distanze tra artista e spettatore vuol dire anche questo. Saperlo fare così bene, invece, è appannaggio di pochi. Chissà se sono tutti nati il 23?

Teresa Mannino
in
SONO NATA IL 23
di Teresa Mannino e Giovanna Donini
regia Teresa Mannino
durata dello show canonico circa 90 minuti, il resto dipende

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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