Per l'uomo le parole sono espressione, comunicazione, creatività, possibilità infinita di rimuovere l'oblio dei ricordi, fare rivivere il passato o meglio vivificarlo in un eterno presente.
Giuseppe Patroni Griffi mette in scena il suo spettacolo per la prima volta nel 1979, la regia e di Giorgio De Lullo e l'interpretazione di Romolo Valli. Non sembra essere trascorso nemmeno un giorno da allora, anche se sono passati più di 35 anni dal debutto invernale di "Prima del silenzio" al Teatro Eliseo di Roma. Oggi sono logicamente cambiati interpreti e regista, ma rimane immutata - come se veramente non fosse passato un giorno - la carica drammatica del racconto, probabilmente più difficile da portare in scena allora, sicuramente ancora contemporaneo, ora.
Lui (Leo Gullotta) è un anziano poeta che mette da parte tutta la propria vita "normale" (siamo ancora in attesa di una spiegazione sul concetto di normalità, ovviamente non da questo testo) per abbandonarsi al piacere fanciullesco di "parola" con Ragazzo (Eugenio Franceschini), simbolo sicuramente di grande bellezza giovanile, ma anche di sottile bisogno di protezione e affetto, necessità di ricevere e dare sentimenti che travalicano con forza ogni genere di malpensante ambiguità.
I due personaggi principali intrecciano un costante flusso di parole che non riesce comunque ad essere parte di un unico discorso a due voci assonanti, ma sembra quasi essere la chiara dimostrazione di tante forme di incomunicabilità volute e cercate, non solo per la evidente differenza di età. Ad acuire il disagio i disturbi in video dei tre personaggi complementari (Moglie, Cameriere e Figlio), dove è soprattutto Paola Gassman a cancellare la bidimensionalità del suo innesto in scena, fornendo una perfetta figura di coniuge allontanata.
La scena è comunque occupata costantemente dalla "parola", l'unica linfa vitale che tiene ancora in vita un Lui ancora foremente appassionato, quasi un orpello di cui liberarsi per l'algido e distaccato Ragazzo. Un incontro/scontro che occupa tutto lo spettacolo e che riesce agevolmente a mantenere sempre costantentemente alta l'attenzione degli spettatori in sala, merito anche del curato e apprezzabile allestimento minimalista, delle sottolineature musicali e della fortissima attenzione per il "testo", cui il regista ha concesso tutto lo spazio possibile.
Il protagonista attraversa un disagio sociale legato soprattutto alla comunicazione della parola scritta, della poesia, scrive Fabio Grossi nelle sue note. E difatti l'atto unico consente a chi assiste il piacere delle similitudini con altre forme strutturate di "intrattenimento" (su tutte letteratura e cinematografia), andando alla ricerca delle eventuali citazioni o rimandi, o più semplicemente quei punti di contatto con altre opere. In ogni caso un lavoro teatrale che non lascia indifferenti, al di là della chiave personale di lettura che se ne voglia dare, e che riesce nel difficile apprezzamento a posteriori, come quando si tira via un libro già letto dallo scaffale. Toccandolo e sfogliandolo se ne apprezza le sensazioni ricevute in passato dalla lettura, senza bisogno di ripeterla, ne basta il ricordo.
PRIMA DEL SILENZIO
di Giuseppe Patroni Griffi
con Leo Gullotta e Eugenio Franceschini
apparizione Sergio Mascherpa e Andrea Giuliano
apparizione speciale Paola Gassman
regia Fabio Grossi
risoluzione scenica Luca Filaci
disegno luci Umile Vainieri
musiche Germano Mazzocchetti
durata 90 minuti senza intervallo









