Il cappello di carta (recensione)

Gianni Clementi non smette mai di meravigliare per la sua sensibilità, anche nelle opere giovanili

il cast artistico
m&s - il cast artistico (foto © media & sipario)

Il Cappello di carta è il titolo di uno dei primi lavori scritti da Gianni Clementi. Il copione, pluripremiato e costantemente rappresentato da oramai più di 20 anni, passa di mano in mano, di compagnia in compagnia, mantenendo inalterato il bel messaggio che sottende alla sua costruzione.

Il testo, messo in scena per la prima volta 4 anni prima del bellissimo "La finestra di fronte" di Ferzan Ozpetek e dopo 17 anni dalla pubblicazione di "San Lorenzo" di Francesco De Gregori (a dimostrazione di come gli eventi storici diventano molto spesso arte), si innesta - come una perfetta tesserina di mosaico - su una ulteriore sfaccettatura del peggior periodo della recente storia d'Italia, la Seconda Guerra Mondiale, il bombardamento del quartiere popolare di San Lorenzo (avvenuto il 19 luglio del 1943), l'occupazione tedesca di Roma dopo l'annuncio inaspettato dell'armistizio (8 settembre 1943), ma soprattutto la fuga (e tradimento di chi fino a quel momento era alleato) dei vertici e regnanti del tempo, per concludersi con il successivo rastrellamento del "ghetto" di Roma, avvenuto il 16 ottobre dello stesso anno (dei 1023 catturati e deportati, solo in 16 riuscirono a sopravvivere).

Fino a qui la Storia che va, come in molte altre commedie di Clementi, a mescolarsi in maniera indissolubile con la "storia", anzi le "storie" di tanti "piccoli cristi" (cit.), colpevoli solo di essersi trovati nel posto sbagliato al momento (epoca) sbagliato. Le storie che in questo caso si incrociano sono quelle di una classica famiglia molto romana (basta ascoltarne il lessico), litigiosa in modo positivo, come ogni famiglia popolare ma unita, fondata su sanissimi principi morali e sul rispetto e amore reciproco, malgrado quello che sembrerebbe assistendo alla commedia.

Il capofamiglia è Leone (Tiko Rossi Vairo), un muratore felice e orgoglioso di esserlo, e sua moglie Camilla (Francesca Baragli), determinata donna di casa, che devono quotidianamente combattere con l’anziano padre Carlo (Sergio Zecca), un altro uomo buono ma oramai abbastanza svanito (come altri anziani di allora e di oggi, compromessi che si devono pagare nei confronti dell'età che avanza). La sorella di Leone, Anna (Mariateresa Pascale), è vedova da 13 anni, ma ancora giovane e piacente e in perenne ricerca di un nuovo matrimonio; ha il pianto facile, ma è anche comprensibile visti gli insulti (anche pesanti) che riceve quotidianamente da padre e cognata. Il figlio Candido (Alessio Chiodini), a differenza del padre ha altre aspirazioni di carriera, non è interessato a passare da manovale a muratore, e con lo spasimante della sorella Bianca (Patrizia Ciabatta), Remo (Luca La Ginestra), per tutti "compagnia cantando", vuole realizzare un business dei trasporti con un malconcio furgoncino. Che nella scrittura ci sia l'omaggio per la coppia Riccardo Billi e Mario Riva di Accadde al commissariato del 1954 (regia di Giorgio Simonelli) e/o dei Racconti Romani di Alberto Moravia, resi in film l'anno successivo da Gianni Franciolini? In entrambi i casi due grandi esempi di commedia all'italiana, categoria nella quale - aggiungendo l'aggettivo "teatrale" - va sicuramente a collocarsi l'autore.

Le tipiche dinamiche familiari, i piccoli drammi quotidiani, i sogni e gli screzi si trasformano in battute, leggiamo nelle note che accompagnano la comunicazione di questa ennesima replica (e che visto il successo probabilmente continuerà ancora per molto). Una commedia di grande umanità che, tra spunti di riflessione e commozione, regala anche tanto divertimento. Ovviamente noi siamo d'accordo, anche perché è la terza volta, con la terza diversa compagnia che lo vediamo, ma suggeriamo al pubblico di fare attenzione: perché Clementi dà, ma allo stesso tempo - nella stessa commedia - toglie. Come spesso succede, si esce dalla sala soddisfatti e nascondendo - ma non troppo - la leggera commozione che la visione ha suscitato.

Politeama srl 
presenta
IL CAPPELLO DI CARTA
di Gianni Clementi
con Sergio Zecca, Francesca Baragli, Alessio Chiodini, Michele Enrico Montesano/Luca La Ginestra, Ilaria Nestovito/Patrizia Ciabatta, Mariateresa Pascale, Tiko Rossi Vairo 
disegno luci Diego Caterino | scene Gruppo GIAD | aiuto regia Luca La Ginestra
organizzazione Alessandro Prugnola | promozione Valeria D'Orazio
regia Michele La Ginestra
durata circa 90 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings